A Lido di Jesolo prende forma un progetto di sostenibilità ambientale capace di coniugare le prospettive di crescita aziendale con il tessuto del territorio. Il celebre parco a tema acquatico Caribe Bay aprirà i cantieri a partire da novembre per costruire un moderno impianto fotovoltaico da 860 kW. L’infrastruttura vedrà la posa di 1.295 moduli fotovoltaici ad alta efficienza, disposti su sette pensiline a copertura parziale dell’area parcheggio di via Buonarroti. Si tratta del tassello inaugurale di un programma di sviluppo ancora più ampio, che in futuro potrebbe registrare un incremento della potenza fino a ulteriori 2.400 kW.
Un hub energetico attivo tutto l’anno e condiviso con la comunità locale
L’aspetto distintivo dell’opera risiede nella piena continuità di funzionamento: l’impianto produrrà energia pulita per tutti i dodici mesi dell’anno, assicurando volumi ampiamente superiori al fabbisogno interno del parco anche nella stagione di chiusura. L’eccedenza energetica non andrà dispersa, ma verrà immessa nella rete di distribuzione locale attraverso ArtCom-CER, la comunità energetica rinnovabile promossa da Confartigianato, Confcommercio e AJA (Associazione Jesolana Albergatori), con il sostegno di gran parte degli enti locali del Veneto orientale. Significativo risulta pure l’impatto ecologico evitato: per generare la medesima quantità di elettricità con combustibili tradizionali servirebbero circa 260 tonnellate di carbone, con l’immissione di quasi 525 tonnellate di CO₂, oppure quasi 105.000 metri cubi di gas naturale. Questo intervento consolida l’impegno intrapreso dalla struttura negli ultimi anni sul piano del monitoraggio e della diminuzione della propria impronta carbonica.
I piani di espansione con la futura area benessere Agua Azul
La necessità di nuova energia è strettamente collegata ai piani di crescita della struttura, il cui punto di svolta sarà costituito da Agua Azul, una nuova area tematica la cui apertura è attesa per il 2027. Caratterizzata da una suggestiva ambientazione tropicale, Agua Azul accoglierà una monumentale vasca ad altissima concentrazione salina, ideata appositamente per riprodurre la tipica sensazione di galleggiamento del Mar Morto, circondata da un circuito relax di 12 vasche idromassaggio a terrazza collegate tra loro da scenografiche cascate d’acqua. Tutti i dettagli del piano e le linee di sviluppo future di Caribe Bay verranno presentati ufficialmente la prossima primavera durante un incontro dedicato a istituzioni, media e comunità locale.
La visione di Luciano Pareschi e l’impatto economico per il territorio
A illustrare l’operazione nel quadro strategico aziendale è Luciano Pareschi, CEO e fondatore di Caribe Bay: «Da quasi quarant’anni la nostra famiglia investe in Caribe Bay e in Jesolo, trasformando Aqualandia in una realtà di fama internazionale. Agua Azul apre una nuova fase, fa parte di un progetto del valore complessivo di circa 40 milioni di euro, che presenteremo in primavera coinvolgendo istituzioni, stampa e comunità locale. Vogliamo continuare a investire qui perché crediamo nel futuro di Jesolo e nella sua capacità di rafforzare ulteriormente il proprio ruolo tra le grandi destinazioni turistiche del Veneto. Il nostro progetto può contribuire a questo percorso, favorendo nuova occupazione e alimentando l’economia locale. Per realizzarlo chiediamo alle istituzioni di condividere questa visione e di creare le condizioni necessarie. Il mancato supporto rischierebbe di frenare il percorso intrapreso e di costringerci a rivedere i nostri piani. Il fotovoltaico è già un esempio concreto di come gli investimenti possano produrre benefici che vanno oltre i confini del parco».
Una presa di posizione netta, che evidenzia l’esigenza di un confronto costruttivo con gli enti del territorio a fronte di ricadute economiche e sociali di grande rilievo: Caribe Bay registra infatti una media di 280.000 visitatori a ogni stagione e dà lavoro a pieno regime a oltre 250 addetti, residenti in larga parte nel comprensorio, ponendosi come uno dei motori trainanti del turismo balneare dell’Alto Adriatico.
A cura della redazione
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