Quando l’estetica non conta: la filiera riscopre la qualità

Un grande progetto di filiera unisce la ristorazione e l'agricoltura per salvare tonnellate di prodotti ortofrutticoli sani ma esteticamente imperfetti

by Davide Cannata
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Quando l’estetica non conta: la filiera riscopre la qualità

Un grande progetto di filiera unisce la ristorazione e l’agricoltura per salvare tonnellate di prodotti ortofrutticoli sani ma esteticamente imperfetti

Nasce “Scelti perché buoni”, iniziativa promossa da Camst group, Agribologna e Conor, realtà del Gruppo Agribologna, con l’obiettivo di dare nuova dignità a prodotti ortofrutticoli perfettamente commestibili ma penalizzati da difetti estetici. Il progetto mette in connessione produzione agricola, distribuzione e ristorazione, costruendo un modello di filiera sostenibile orientato alla riduzione dello spreco alimentare. La presentazione si è svolta a Bologna presso lo storico locale Bass’otto, primo self service aperto in Italia, alla presenza di Andrea Segrè, Franco Linguerri e Mattia Grillini.

L’iniziativa prevede il recupero di ortaggi di stagione visivamente irregolari, tra cui melanzane, zucchine, cetrioli e carote, che saranno inseriti nei menu di sei ristoranti Camst group tra Bologna e provincia: Tavolamica Villanova, Corticella, Centergross, Zola Predosa, Minerbio e Casalecchio, a partire dal 1° luglio. Nei primi sei mesi si punta a recuperare circa 16 tonnellate di prodotti, trasformando un potenziale scarto in risorsa per il territorio.

Impatto ambientale e lotta allo spreco

Il recupero di 16 tonnellate di ortaggi consente di evitare un impatto pari a 28,3 tonnellate di CO₂, equivalenti a circa 236.000 chilometri percorsi in auto. A questo si aggiungono un’occupazione di suolo di 1.892 metri quadrati e un consumo idrico di 368.163 litri, pari a oltre 6.100 docce da cinque minuti, secondo i dati dell’Osservatorio internazionale Waste Watcher-Campagna Spreco Zero di Last Minute Market. Numeri che evidenziano quanto ogni alimento sprecato comporti un costo ambientale già sostenuto.

Parallelamente, la campagna di comunicazione collegata al progetto invita i consumatori a superare i pregiudizi legati all’aspetto dei prodotti e a riconoscere il valore delle risorse utilizzate per produrli. Attraverso canali digitali e materiali informativi nei locali Tavolamica, si promuove una maggiore consapevolezza nelle scelte quotidiane.

Una sfida che coinvolge tutta la filiera

Lo spreco alimentare rappresenta una criticità globale: secondo FAO e UNEP, circa il 30% del cibo prodotto viene perso o sprecato lungo la filiera. Di questo, il 13,2% si disperde tra raccolta e distribuzione, mentre un ulteriore 19% riguarda distribuzione, ristorazione e consumo domestico. Inoltre, le perdite alimentari contribuiscono per circa l’8-10% alle emissioni globali di gas serra. In Italia, nel 2025, le perdite agricole hanno raggiunto 2,09 milioni di tonnellate, pari al 40,9% dello spreco totale.

Il progetto consente a Camst group di acquistare prodotti imperfetti da Agribologna, garantendo continuità economica alle aziende agricole e riducendo lo spreco di risorse. Agribologna e Conor, dal canto loro, valorizzano il lavoro dei produttori evitando che prodotti di qualità vengano esclusi dal mercato.

«Scelti perché buoni è un progetto importante perché interviene prima che lo spreco si formi – commenta Andrea Segrè – Il valore del cibo va riconosciuto fin dall’origine: una zucchina curva o una carota irregolare hanno lo stesso valore nutrizionale e la stessa dignità alimentare. Considerarli scarti significa sprecare risorse, lavoro e tempo. La prevenzione è la chiave, in linea con il Target 12.3 dell’Agenda ONU 2030».

«Con ‘Scelti perché buoni’ interveniamo ancora più a monte della filiera – spiega Mattia Grillini – La lotta allo spreco significa anche prevenzione e responsabilità condivisa tra produttori, ristorazione e cittadini. Vogliamo promuovere una cultura che riconosca il valore reale degli alimenti, al di là dell’estetica».

«In natura le verdure non nascono perfette – sottolinea Franco Linguerri – ma questo non incide su freschezza, sapore o sicurezza. Valorizzare questi prodotti significa riconoscere il lavoro agricolo e portare sulle tavole cibo sano invece di destinarlo allo spreco».

A cura della redazione

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