Romania, ricatto fallisce e l’hacker cancella il catasto

Un violento attacco informatico ha colpito il sistema catastale della Romania e ha mandato in crisi il mercato immobiliare del Paese. Il presunto autore avrebbe distrutto gli archivi dopo il rifiuto del governo di pagare un riscatto, causando il blocco di compravendite, mutui e attività notarili in un momento decisivo per il settore

by Nora Taylor
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Romania, ricatto fallisce e l’hacker cancella il catasto

Un violento attacco informatico ha colpito il sistema catastale della Romania e ha mandato in crisi il mercato immobiliare del Paese. Il presunto autore avrebbe distrutto gli archivi dopo il rifiuto del governo di pagare un riscatto, causando il blocco di compravendite, mutui e attività notarili in un momento decisivo per il settore

La Romania vive una delle più gravi emergenze informatiche della sua storia dopo un attacco che ha colpito il sistema catastale nazionale. Il presunto responsabile ha eliminato migliaia di documenti amministrativi, le credenziali dei dipendenti e gli archivi utilizzati per certificare la proprietà degli immobili. L’azione avrebbe rappresentato la risposta al rifiuto del governo di Bucarest di pagare il riscatto richiesto per recuperare i dati sottratti. Nel giro di pochi minuti il cybercriminale ha provocato il blocco di un’infrastruttura fondamentale per il funzionamento del mercato immobiliare, lasciando cittadini, professionisti e imprese nell’impossibilità di completare numerose operazioni.

Le conseguenze hanno investito immediatamente uno dei comparti più importanti dell’economia rumena. Le compravendite immobiliari hanno subito uno stop improvviso, numerosi mutui sono rimasti sospesi e migliaia di notai non hanno più potuto consultare gli atti di proprietà necessari per perfezionare i contratti. L’attacco ha coinvolto un settore che ogni anno gestisce circa 170.000 compravendite, con inevitabili ripercussioni economiche e amministrative.

Il ricatto e la distruzione degli archivi

Secondo le ricostruzioni disponibili, il criminale informatico avrebbe deciso di cancellare i dati soltanto dopo avere capito che le autorità non avrebbero accettato il ricatto economico. L’operazione ha eliminato una quantità enorme di informazioni pubbliche e ha compromesso il normale funzionamento del catasto nazionale.

Dopo l’attacco, il presunto autore ha rivendicato quanto accaduto su alcuni forum del dark web, sostenendo di avere sottratto anche copie dei server contenenti il codice sorgente di sistemi come Eterra e RENNS, oltre a una versione del ransomware utilizzato nell’operazione. “Oltre ai dati dei cittadini rumeni, nel pacchetto c’è anche una copia dei server contenente il codice sorgente di tutti i loro sistemi”, avrebbe dichiarato il responsabile nei messaggi diffusi online.

Le dichiarazioni del presunto hacker

Un uomo che sostiene di essere l’autore dell’attacco ha rilasciato un’intervista attraverso l’applicazione Signal, affermando di conservare ancora tutti i dati sottratti. Lo stesso interlocutore ha dichiarato di non volerli vendere “al primo che capita”, accompagnando l’affermazione con una richiesta di scuse. Gli investigatori, però, non hanno confermato che la persona intervistata coincida realmente con il responsabile del cyberattacco e mantengono quindi un atteggiamento prudente sulle dichiarazioni diffuse.

Nessuno conosce i tempi necessari per il completo ripristino del sistema e le autorità continuano a lavorare per recuperare i servizi compromessi.

ByteToBreach, un nome già noto nel cybercrimine

Le indagini identificano il presunto autore con l’alias ByteToBreach, nome già conosciuto nell’ambiente della criminalità informatica internazionale. Gli esperti attribuiscono allo stesso soggetto precedenti intrusioni nei sistemi digitali di diversi Paesi europei, tra cui il portale di e-government della Svezia e infrastrutture informatiche di Slovacchia, Ucraina, Polonia e Lituania.

L’azienda specializzata in cybersicurezza KELA descrive ByteToBreach come un cybercriminale tecnicamente molto esperto che commercializza dati sensibili appartenenti a governi, banche e compagnie aeree. Secondo la stessa società, dietro questo pseudonimo opererebbe un hacker attivo da Orano, in Algeria, anche se questa ricostruzione non ha ancora ricevuto conferme ufficiali.

Sistemi obsoleti e difese insufficienti

L’attacco ha riportato al centro del dibattito il livello di sicurezza delle infrastrutture digitali rumene. Diverse analisi hanno evidenziato investimenti molto limitati nella cybersicurezza e la presenza di sistemi operativi ormai superati, compreso Windows XP. Alcune configurazioni dei server avrebbero inoltre facilitato il lavoro degli aggressori.

Anche Dan Cîmpean, direttore dell’agenzia rumena per la cybersicurezza, ha riconosciuto che il criminale ha sfruttato vulnerabilità già segnalate ai responsabili del catasto. Lo stesso dirigente ritiene che ByteToBreach svolga il ruolo di initial access broker, cioè uno specialista che compromette sistemi poco protetti per poi rivendere l’accesso ad altri gruppi criminali. Al momento gli investigatori non collegano l’attacco a un’organizzazione sostenuta da uno Stato.

Il blocco arriva nel momento più delicato

Il cyberattacco ha colpito il mercato immobiliare in una fase particolarmente delicata. Le ultime settimane di luglio rappresentano infatti l’ultimo periodo utile per acquistare una nuova abitazione con l’IVA agevolata al 9%, mentre dal primo agosto l’aliquota salirà al 21%. Per questo motivo gli studi notarili stavano già gestendo un numero molto elevato di pratiche.

Il blocco del catasto rischia quindi di ritardare migliaia di compravendite e di aumentare i costi per numerosi acquirenti, che potrebbero non riuscire a concludere gli acquisti prima dell’entrata in vigore della nuova aliquota. Mentre i tecnici cercano di ripristinare gli archivi e i servizi digitali, il settore immobiliare rumeno resta in attesa di una normalizzazione che, almeno per il momento, non ha ancora una data certa.

A cura di Nora Taylor
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