Suicidio assistito in Emilia-Romagna: cosa stabilisce la legge

L'Assemblea dell'Emilia-Romagna definisce le modalità e i tempi di accesso alle strutture sanitarie per la gestione delle richieste sul fine vita

by Davide Cannata
0

Suicidio assistito in Emilia-Romagna: cosa stabilisce la legge

L’Assemblea dell’Emilia-Romagna definisce le modalità e i tempi di accesso alle strutture sanitarie per la gestione delle richieste sul fine vita

L’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato definitivamente il provvedimento regionale che disciplina tempistiche, modalità e procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. L’Emilia-Romagna si posiziona così come la terza Regione sul territorio nazionale ad adottare una disciplina autonoma, facendo seguito alle misure introdotte dalla Toscana nel febbraio 2025 e dalla Sardegna nel settembre 2025. L’obiettivo dell’atto è colmare la persistente carenza legislativa del Parlamento italiano, recependo le indicazioni della Corte Costituzionale e in particolare quanto stabilito dalla Sentenza n. 242/2019 emessa sul caso Cappato/DJ Fabo.

Il testo definisce nel dettaglio l’operatività del Servizio Sanitario Regionale nei casi di richiesta di aiuto medico alla morte volontaria. Il percorso si distingue per la sua totale gratuità: l’intera fase di analisi, la somministrazione del farmaco e la fornitura dei supporti medici rimangono integralmente a carico delle strutture sanitarie pubbliche. Per scongiurare stalli burocratici a danno di individui in stato di profonda sofferenza, la legge stabilisce scadenze precise. Le verifiche sono assegnate a una Commissione medica di valutazione composta da un team multidisciplinare di esperti. Un emendamento inserito nel corso dell’iter ha prescritto l’obbligo per i componenti della Commissione di svolgere un colloquio di persona con il paziente, al fine di riscontrarne la piena consapevolezza, le condizioni di salute e la reale volontarietà. Rimane sempre garantito il diritto del paziente di revocare il consenso in qualsiasi momento della procedura senza dover sottostare ad alcuna formalità ostativa. Viene inoltre tutelata la libertà del personale sanitario, imponendo che la partecipazione avvenga esclusivamente su base volontaria, per cui nessun medico, infermiere o operatore sarà obbligato a prendere parte alle attività legate all’aiuto al suicidio assistito. Infine, l’intervento normativo affronta il legame tra fine vita e cure palliative, ribadendo la centralità della terapia del dolore e il potenziamento della rete degli hospice, con il traguardo regionale di raggiungere una copertura del 90% entro il 2028, configurando l’accesso al suicidio assistito non come misura alternativa ma come integrazione destinata alle situazioni estreme individuate dalla Consulta.

Scontro politico in aula e reazioni dei gruppi

La proposta legislativa, promossa in primo luogo da Paolo Trande di Alleanza Verdi e Sinistra e sostenuta in modo compatto dal centrosinistra con PD, AvS, Civici e Movimento 5 Stelle, è stata approvata al termine di un acceso e lungo confronto nella sede di Viale Aldo Moro. La maggioranza ha difeso l’atto evidenziando la necessità di dare certezze e risposte concrete a sofferenze umane drammatiche, recependo gli indirizzi della Corte Costituzionale di fronte all’inerzia del legislatore statale. Al contrario, i gruppi di opposizione formati da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica hanno votato contro, criticando la scelta della Regione e parlando di una fuga in avanti su competenze statali, sostenendo che la priorità assoluta avrebbe dovuto essere rappresentata dal solo potenziamento strutturale delle cure palliative.

Le opposte visioni sono state ribadite anche dai relatori nell’aula: Alice Parma del PD ha sottolineato come la legge rappresenti una risposta doverosa a problemi reali che non possono essere ignorati, mentre Nicola Marcello di Fratelli d’Italia ha contestato l’opportunità di legiferare prima di un intervento organico da parte del Parlamento. Il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, ha evidenziato come l’ambizione regionale sia quella di essere la realtà più forte e inclusiva nell’offerta delle cure palliative, garantendo al contempo, nel rispetto della Consulta, un quadro di regole rigide, certe e umane per le condizioni previste dalla legge. Grande soddisfazione è stata espressa anche dall’Associazione Luca Coscioni, con la segretaria Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato che hanno definito il voto un fondamentale passo avanti nell’ambito della campagna Liberi Subito, auspicando che l’iniziativa regionale solleciti finalmente il Parlamento a varare una legge nazionale.

Quadro giuridico e diffusione delle norme regionali

L’approvazione del provvedimento emiliano-romagnolo si inserisce in un quadro normativo nazionale in profonda trasformazione. La cornice di riferimento resta la Sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale, che ha stabilito la non punibilità dell’aiuto al suicidio a patto che la persona sia affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

A fronte del mancato approdo di un testo unico in Parlamento, le singole Regioni hanno avviato percorsi autonomi per regolamentare gli aspetti organizzativi e sanitari di propria competenza, come le tempistiche di risposta delle strutture sanitarie e il funzionamento delle commissioni di valutazione. In questo scenario, l’Emilia-Romagna rappresenta il terzo tassello di un processo iniziato con la Toscana e proseguito con la Sardegna, mentre in diversi altri Consigli regionali si sta attualmente discutendo la proposta di legge d’iniziativa popolare Liberi Subito.

A cura della redazione

Leggi anche: Biotecnologie estreme: quanto manca all’immortalità?

Seguici su Facebook e Instagram!

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!