Influencer in Italia: quanti sono e quanto guadagnano davvero

Un'indagine di Fiscozen e Kolsquare scatta la fotografia del settore a un anno dal nuovo codice Ateco

by Dario Lessa
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Influencer in Italia: quanti sono e quanto guadagnano davvero

Un’indagine di Fiscozen e Kolsquare scatta la fotografia del settore a un anno dal nuovo codice Ateco

Il panorama digitale italiano sta cercando di dare un volto istituzionale a una delle professioni più discusse degli ultimi anni. Ad aprile 2026, a dodici mesi esatti dal debutto del codice Ateco 73.11.03 specifico per gli influencer, i dati raccolti dalle tech company Fiscozen e Kolsquare rivelano un mercato estremamente dinamico ma ancora parzialmente sommerso. In Italia si contano attualmente circa 40.000 professionisti del web, eppure soltanto il 2,5% di questa vasta platea ha provveduto ad aggiornare la propria posizione fiscale migrando verso la nuova classificazione ufficiale.

Questa resistenza al cambiamento riflette un settore ancora ibrido, dove la maggior parte degli operatori gestisce community contenute, appartenenti alle categorie dei nano e micro-influencer. I numeri indicano che il 74% dei creator non supera la soglia dei 100.000 follower, concentrandosi in nicchie specifiche come le relazioni personali, la moda, il fitness e il mondo del food. Nonostante l’immagine di opulenza spesso associata a questo lavoro, il fatturato medio registrato nel 2025 si attesta sui 24.038 euro annui, segnando comunque una crescita interessante dell’11,8% rispetto ai 21.502 euro rilevati durante l’anno precedente.

I guadagni reali e il divario di genere

Esiste un marcato divario di genere e di inquadramento fiscale che merita un’analisi attenta per comprendere la direzione intrapresa dal mercato del lavoro digitale. Gli uomini rappresentano il 66% della categoria con un’età media di 32 anni, percependo compensi mediamente più alti rispetto alle colleghe donne, le quali registrano entrate annuali di circa 21.840 euro. Una forbice che si allarga ulteriormente per chi ha scelto di adottare il nuovo codice Ateco, dove i guadagni medi salgono a 34.521 euro, suggerendo che il passaggio formale sia una prerogativa dei profili più strutturati.

“L’analisi ha preso in considerazione chi utilizza i codici per influencer sia come professione primaria che secondaria, quindi non stupiscono fatturati più bassi dell’immaginario collettivo”, spiega Elena Battistini, commercialista partner di Fiscozen. Secondo l’esperta, il riconoscimento del settore tramite l’Albo dell’Agcom e le nuove linee guida semplifica gli obblighi fiscali, ma serve ancora tempo perché le regole tengano il passo con un’evoluzione così rapida. La professione del creator non si esaurisce nella semplice pubblicazione di contenuti, poiché richiede una gestione oculata di una partita Iva spesso complessa e diversificata.

Le piattaforme dominanti e il valore dell’autenticità

Dal punto di vista dell’attività quotidiana, la collaborazione a pagamento con i brand costituisce solo il 3,1% del totale dei contenuti pubblicati, a dimostrazione che l’autenticità rimane il valore fondamentale. Instagram si conferma il terreno di gioco preferito dalle aziende, scelto dal 93% dei brand, seguito a breve distanza da TikTok che raggiunge il 79%. Mentre le storie dominano il volume delle pubblicazioni con l’83,6%, sono i reel e i post a garantire le interazioni più profonde e la reach necessaria per attirare gli investimenti pubblicitari.

“Questo rapporto dimostra che i creator devono mantenere una forte presenza organica, essenziale per la fiducia del pubblico e il valore per i brand”, commenta Giovanni Spinelli, country manager di Kolsquare Italia. La sfida per i 40.000 professionisti italiani risiede oggi nel bilanciare la monetizzazione con la fedeltà della propria nicchia, specialmente in settori come il turismo dove si registrano picchi di interazione del 19,2%. La crescita dei ricavi dei content creator, aumentati del 23% in un anno, conferma che il settore è tutt’altro che una bolla passeggera.

Di Dario Lessa

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