Brexit, Burnham apre al ritorno del Regno Unito nell’Ue
Il premier britannico rompe un tabù del Labour: tra le ipotesi per il futuro anche mercato unico, unione doganale e pieno rientro nell’Unione
Londra torna a guardare verso Bruxelles e questa volta lo fa senza più nascondersi dietro formule diplomatiche. Andy Burnham, primo ministro britannico, ha aperto alla possibilità che il Regno Unito possa un giorno rientrare nell’Unione europea, mettendo sul tavolo un’ipotesi che fino a poco tempo fa appariva politicamente impronunciabile.
L’annuncio è arrivato durante il congresso annuale del Labour a Liverpool, dove Burnham ha proposto una revisione complessiva dei rapporti tra Londra e Bruxelles. Il premier ha indicato diverse strade possibili: mantenere l’attuale assetto post-Brexit, negoziare un’unione doganale, rientrare nel mercato unico oppure arrivare, in prospettiva, al pieno ritorno nell’Ue.
Una porta aperta al ritorno nella UE
«Potremmo restare come siamo», ha spiegato Burnham, precisando però che il governo deve valutare anche le alternative. «Potremmo valutare un’unione doganale, guardare alle proposte sul mercato unico oppure fare il passo decisivo», ha dichiarato, lasciando volutamente aperta la porta a un ritorno nell’Unione.
Il passaggio politico è tutt’altro che marginale. Il manifesto Labour del 2024 aveva escluso esplicitamente il ritorno al mercato unico e all’unione doganale, oltre al ripristino della libera circolazione. L’apertura di Burnham rappresenta quindi un significativo spostamento rispetto alla linea con cui il partito si era presentato alle elezioni.
Il premier, tuttavia, non ha annunciato alcun negoziato per il rientro nell’Ue e non ha indicato una preferenza definitiva. Ha parlato piuttosto della necessità di esaminare costi, benefici e fattibilità delle diverse alternative, costruendo eventualmente un consenso nazionale attorno alla futura relazione con l’Europa.
L’uscita dall’Unione ha fatto più danni che benefici
La frase destinata a pesare maggiormente sul dibattito britannico riguarda però il bilancio della Brexit. Burnham ha sostenuto che l’uscita dall’Ue abbia prodotto «più danni che benefici» e ha collegato la revisione dei rapporti con Bruxelles all’obiettivo di aumentare crescita e prosperità.
Il punto economico è centrale perché la Brexit non ha cancellato soltanto alcuni meccanismi istituzionali europei, ma ha modificato concretamente le condizioni degli scambi tra Regno Unito e continente. Un’unione doganale ridurrebbe alcune barriere sul commercio delle merci, mentre il ritorno nel mercato unico comporterebbe un livello molto più elevato di allineamento alle regole comunitarie.
Il pieno rientro nell’Ue avrebbe naturalmente una portata ancora diversa. Non sarebbe una semplice cancellazione della Brexit, perché un eventuale nuovo ingresso dovrebbe seguire la procedura prevista dai trattati europei per l’adesione di uno Stato che abbia lasciato l’Unione.
Anche per questo Burnham evita di presentare il ritorno nell’Ue come una decisione immediata. La partita è soprattutto politica e strategica: il governo britannico vuole definire quale rapporto con l’Europa possa garantire al Paese maggiore stabilità nel lungo periodo, dopo anni caratterizzati dalle conseguenze della Brexit.
Cooperazione Londra Bruxelles
Il riavvicinamento, peraltro, non parte da zero. Londra e Bruxelles hanno già avviato una nuova fase di cooperazione in diversi settori. Nel 2026 l’Ue ha autorizzato negoziati sulla possibile partecipazione britannica al mercato interno dell’elettricità e ha formalizzato il percorso per l’associazione del Regno Unito a Erasmus+ dal 2027.
Sul fronte universitario e giovanile, il ritorno britannico in Erasmus+ rappresenta un segnale particolarmente significativo. Secondo il governo di Londra, oltre 100.000 persone potrebbero beneficiare del programma già nel primo anno, tra studenti, apprendisti e partecipanti agli scambi educativi e culturali.
Il dossier europeo comprende inoltre commercio agroalimentare, energia, mobilità giovanile e cooperazione economica. Sono tasselli apparentemente tecnici, ma proprio attraverso questi dossier Londra e Bruxelles stanno ricostruendo una relazione più stretta senza mettere formalmente in discussione, per ora, l’esito del referendum del 2016.
Prossima tappa a novembre
La prossima tappa sarà il vertice Regno Unito-Ue previsto a novembre. L’incontro potrebbe diventare il teatro politico nel quale Burnham presenterà una strategia più ampia per i rapporti con Bruxelles, mentre il governo britannico dovrà contemporaneamente affrontare il delicato equilibrio tra promesse interne, vincoli economici e rapporto con gli elettori favorevoli alla Brexit.
Da Bruxelles, intanto, arrivano segnali di apertura. Emmanuel Macron ha accolto positivamente l’ipotesi di un futuro riavvicinamento, mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez ha definito la Brexit una perdita per britannici ed europei e ha manifestato disponibilità a salutare positivamente un eventuale ritorno britannico.
Ma tra un avvicinamento e una nuova adesione passa una distanza enorme. Il mercato unico significherebbe accettare un quadro regolatorio europeo molto più vincolante; l’unione doganale riguarderebbe soprattutto il commercio delle merci; il rientro nell’Ue comporterebbe invece il ritorno dentro l’architettura politica, economica e istituzionale dell’Unione.
La vera novità, dunque, non è che la Gran Bretagna stia per tornare europea. Non lo sta facendo. La novità è che, per la prima volta dalla Brexit, il governo britannico considera pubblicamente anche questa possibilità all’interno del proprio orizzonte strategico.
Di Dario Lessa
Leggi anche: La corsa degli umanoidi è già un mercato miliardario