Tellurio, il metallo raro che muove la nuova energia pulita

Vale quasi mille volte meno dell'oro, ma è diventato strategico per fotovoltaico, termoelettrico e tecnologie della transizione energetica. Il vero problema? Trovarne abbastanza

by Dario Lessa
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Tellurio, il metallo raro che muove la nuova energia pulita

Vale quasi mille volte meno dell’oro, ma è diventato strategico per fotovoltaico, termoelettrico e tecnologie della transizione energetica. Il vero problema? Trovarne abbastanza

Non sarà il tellurio a mandare in pensione la vecchia “febbre dell’oro”. Almeno non per il momento. Eppure questo elemento raro, quasi sconosciuto al grande pubblico, sta entrando nel vocabolario della geopolitica energetica. Il motivo è semplice: costa pochissimo rispetto all’oro, ma può diventare prezioso quando serve per costruire alcune tecnologie della transizione energetica.

Il tellurio, simbolo chimico Te e numero atomico 52, è tecnicamente un metalloide, cioè un elemento con caratteristiche intermedie tra metalli e non metalli. La sua presenza nella crosta terrestre è estremamente ridotta e l’elemento compare spesso associato a minerali contenenti rame, oro, argento, piombo e altri metalli. L’US Geological Survey lo considera una materia prima critica anche per il suo impiego nelle celle solari e nei dispositivi termoelettrici.

Il confronto con l’oro rende immediatamente l’idea. Nel 2025 il prezzo medio europeo del tellurio è stato stimato dall’USGS in circa 150 dollari al chilogrammo, pari a 0,15 dollari al grammo, contro un prezzo dell’oro che il 2 ottobre 2026 si aggira intorno ai 134,53 dollari al grammo. In altre parole, oggi un grammo d’oro vale circa 900 volte un grammo di tellurio.

Il tellurio e il fotovoltaico

La principale ragione della nuova attenzione internazionale è il fotovoltaico. Secondo l’USGS, nel 2025 circa il 70% del consumo mondiale di tellurio è stato destinato alle celle solari, soprattutto alla tecnologia basata sul tellururo di cadmio, conosciuta con la sigla CdTe. Il tellurio consente di realizzare un sottile strato semiconduttore capace di assorbire la luce e trasformarla in energia elettrica.

Il CdTe rappresenta una tecnologia alternativa ai pannelli fotovoltaici tradizionali in silicio. Non significa che il tellurio sia presente in ogni pannello solare, né che l’intero futuro dell’energia solare dipenda da questo elemento. Significa però che una particolare filiera fotovoltaica ha bisogno di una materia prima la cui disponibilità non può crescere con la stessa facilità della domanda.

La transizione energetica richiede enormi quantità di rame, litio, nichel, grafite, terre rare e altri materiali. Il tellurio appartiene a una categoria diversa: quella degli elementi utilizzati in quantità relativamente ridotte, ma capaci di diventare un vincolo industriale quando la produzione aumenta rapidamente.

Per produrre più energia solare servono più pannelli, ma per produrre alcuni pannelli servono materiali la cui disponibilità dipende da processi industriali completamente diversi dal fotovoltaico.

Il secondo fronte è il calore trasformato in elettricità

Il tellurio non vive soltanto sui tetti e nei grandi impianti solari. Una parte significativa della domanda arriva dai dispositivi termoelettrici, nei quali viene utilizzato soprattutto attraverso il tellururo di bismuto.

Questi materiali sfruttano un principio particolarmente interessante: possono trasformare direttamente una differenza di temperatura in energia elettrica. Il processo può essere utilizzato anche al contrario, producendo raffreddamento attraverso un effetto termoelettrico. Secondo l’USGS, nel 2025 i dispositivi termoelettrici hanno rappresentato circa il 15% del consumo mondiale di tellurio.

Il campo di applicazione è ampio e comprende sistemi di raffreddamento, elettronica, strumenti di misurazione e dispositivi capaci di recuperare parte del calore disperso. Restano poi gli impieghi metallurgici. Il tellurio viene aggiunto a diversi materiali per migliorarne alcune caratteristiche, dalla lavorabilità degli acciai alla resistenza di determinate leghe di piombo e rame. L’USGS segnala inoltre applicazioni nell’industria della gomma, nella chimica, nei fotodetettori, nei dispositivi per l’imaging termico e in alcune tecnologie elettroniche.

Il vero problema è come produrlo

La vera fragilità del tellurio non sta tanto nella quantità utilizzata, quanto nella maniera in cui arriva sul mercato. La maggior parte della produzione mondiale deriva infatti dalla raffinazione elettrolitica del rame. Il tellurio si concentra nei residui degli anodi durante il processo e viene recuperato come sottoprodotto.

È un dettaglio tecnico che diventa una questione economica enorme. Se domani aumentasse rapidamente la domanda di tellurio, non basterebbe semplicemente aprire nuove miniere di tellurio per colmare il deficit. L’offerta dipende in larga misura dalla quantità di rame estratta, raffinata e trattata con processi capaci di recuperare il tellurio.

Secondo il rapporto USGS 2026, nel 2025 la produzione statunitense di rame tellururo è diminuita rispetto all’anno precedente, proprio in relazione alla riduzione della produzione di catodi di rame nelle raffinerie primarie. Gli Stati Uniti hanno inoltre esportato il materiale contenente tellurio per la successiva lavorazione, mentre il tellurio raffinato non veniva prodotto sul territorio nazionale.

La Cina domina una filiera minuscola ma strategica

Nel 2024 la Cina ha rappresentato circa il 76% della produzione mondiale di tellurio raffinato secondo i dati USGS, una quota che conferma la forte concentrazione della filiera.

Nel febbraio 2025 Pechino ha introdotto controlli sulle esportazioni di specifici prodotti e materiali contenenti tellurio, imponendo agli operatori interessati la richiesta di una licenza. La misura ha avuto effetti anche sul mercato europeo: secondo l’USGS, le restrizioni hanno contribuito a ridurre la disponibilità e il prezzo medio europeo è passato dagli 81,54 dollari al chilogrammo del 2024 a circa 150 dollari nel 2025, con un incremento dell’84%. Negli Stati Uniti il prezzo medio è salito da 74,77 a circa 120 dollari al chilogrammo, con un aumento del 60%.

Pechino ha motivato i controlli richiamando la tutela della sicurezza e degli interessi nazionali, sostenendo inoltre che le esportazioni conformi alle regole sarebbero state autorizzate. 

Europa e Stati Uniti cercano alternative

Stati Uniti ed Europa devono fare i conti con una filiera nella quale produzione, raffinazione, recupero e commercio internazionale sono strettamente collegati.

L’Unione europea monitora il tellurio attraverso il proprio Raw Materials Information System, che evidenzia proprio la particolarità della sua catena produttiva: non esiste una normale filiera mineraria primaria paragonabile a quella di molte altre materie prime, perché il tellurio deriva prevalentemente dalla lavorazione di altri metalli.

Una possibile risposta arriva dal recupero. Il tellurio può essere riciclato dai pannelli fotovoltaici al tellururo di cadmio, ma il recupero su larga scala è ancora limitato. Molti di questi moduli sono relativamente recenti e non hanno ancora raggiunto la fine della loro vita operativa. Quando il volume dei pannelli dismessi aumenterà, il riciclo potrebbe quindi diventare una fonte aggiuntiva di approvvigionamento.

Esiste poi la possibilità di sviluppare nuovi giacimenti primari. L’USGS ricorda che il tellurio può essere presente in specifici depositi mineralizzati e che alcune risorse potrebbero diventare economicamente interessanti in futuro. Ma l’apertura di una nuova fonte primaria richiede tempi, capitali, autorizzazioni e infrastrutture che non si possono improvvisare quando la domanda industriale è già esplosa.

La materia prima invisibile della transizione energetica

Il tellurio racconta così una delle contraddizioni più interessanti della rivoluzione energetica. L’elettricità pulita viene spesso associata a sole, vento e batterie, mentre dietro quelle tecnologie esiste una complessa geografia di miniere, raffinerie, materiali e catene logistiche.

La nuova corsa alle materie prime, insomma, non riguarda soltanto ciò che luccica. Talvolta passa da una polvere grigio-argentea quasi sconosciuta, recuperata nei residui della raffinazione del rame. Si chiama tellurio e, nella partita mondiale dell’energia pulita, vale molto più di quanto suggerisca il suo prezzo.

Di Dario Lessa

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