Allarme Istat: un dato che gela il sangue

Gli ultimi dati Istat raccontano un Paese sempre più fragile: quasi 6 milioni di persone vivono in condizioni di indigenza. La Caritas parla di emergenza sociale strutturale

by Davide Cannata
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Allarme Istat: un dato che gela il sangue

Gli ultimi dati Istat raccontano un Paese sempre più fragile: quasi 6 milioni di persone vivono in condizioni di indigenza. La Caritas parla di emergenza sociale strutturale

La povertà assoluta in Italia continua a crescere e lo fa con un ritmo che ormai non può più essere definito episodico. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, le persone che vivono in condizioni di indigenza hanno raggiunto quota 5,7 milioni, pari al 9,8% della popolazione. Sono numeri che fotografano uno scenario preoccupante e che trovano eco immediata nell’allarme lanciato dalla Caritas, da anni in prima linea nel monitoraggio delle fragilità sociali. A preoccupare maggiormente è l’aumento registrato nell’ultimo decennio: le famiglie in povertà assoluta sono cresciute del 43,3%, un incremento che rende evidente la trasformazione progressiva dell’emergenza in un fenomeno ormai strutturale.

La Caritas parla senza mezzi termini di “povertà che si sedimenta”, sottolineando come la crisi economica, l’aumento dei prezzi e l’instabilità lavorativa siano fattori che hanno inciso profondamente sulla vita quotidiana di milioni di persone. “Assistiamo ogni giorno a situazioni che dieci anni fa sarebbero state considerate eccezionali. Oggi non lo sono più. Le richieste di aiuto arrivano da famiglie con figli, anziani soli, ma anche da lavoratori che non riescono comunque ad arrivare a fine mese”, spiega un operatore di un centro d’ascolto Caritas della Lombardia, evidenziando un fenomeno che non riguarda solo le fasce tradizionalmente vulnerabili.

L’indagine Istat evidenzia come i 5,7 milioni di cittadini in povertà assoluta siano distribuiti in circa 2,2 milioni di nuclei familiari, spesso caratterizzati da lavori precari, redditi minimi o assenza totale di occupazione. Il progressivo aumento del costo della vita e il continuo divario tra salari reali e spese quotidiane hanno reso più fragile il tessuto sociale, offrendo un ritratto del Paese in cui l’indigenza non è più un rischio marginale ma una condizione diffusa. “In molti casi – racconta Maria, una madre che si è rivolta a un centro Caritas romano – non è la mancanza di lavoro il problema, ma il fatto che lo stipendio non basta più. Ogni mese dobbiamo scegliere cosa pagare e cosa rimandare.”

La ricostruzione degli ultimi dieci anni mostra come la povertà sia aumentata in modo costante, con picchi rilevanti nei periodi segnati dalle crisi economiche e dall’impatto dell’inflazione. Le regioni del Mezzogiorno restano le più colpite, ma anche il Nord registra un peggioramento significativo, soprattutto nelle grandi aree urbane dove il costo della vita è più elevato. La Caritas sottolinea inoltre come si tratti di un fenomeno intergenerazionale: bambini e adolescenti crescono in famiglie in difficoltà, rischiando di trovarsi intrappolati in un circolo da cui è sempre più difficile uscire.

L’allarme lanciato dall’organizzazione ecclesiale mette al centro la necessità di politiche strutturali e interventi mirati che vadano oltre l’emergenza. “Non bastano misure temporanee. Serve una strategia che includa lavoro dignitoso, accesso ai servizi essenziali, sostegno alle famiglie vulnerabili e un piano di contrasto alla povertà educativa”, sottolinea Luca Salmieri del dipartimento di scienze sociali ed economiche della Sapienza di Roma. Le richieste di aiuto continuano ad aumentare e gli operatori temono che, senza interventi rapidi, il numero degli indigenti possa crescere ulteriormente nei prossimi anni.

A cura di Dario Lessa

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