Giochi Preziosi ai cinesi: la fine dell’era Enrico Preziosi

Dai trionfi del mercato al concordato preventivo, il re del giocattolo cede il passo al colosso Superhisen

by Dario Lessa
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Giochi Preziosi ai cinesi: la fine dell’era Enrico Preziosi

Dai trionfi del mercato al concordato preventivo, il re del giocattolo cede il passo al colosso Superhisen

«C’è sempre un momento per iniziare e uno per finire». Nel settembre 2021 Enrico Preziosi utilizzava queste precise parole per annunciare la storica vendita del Genoa al fondo americano 777, chiudendo di fatto la presidenza più longeva nei 130 anni di storia del club rossoblù. Oggi, a distanza di qualche anno, lo stesso copione sembra ripetersi nel mondo del business con la firma imminente che sancirà la cessione definitiva di Giochi Preziosi al gruppo cinese Superhisen, un passaggio di consegne che segna l’uscita totale del fondatore dalla gestione e dall’azionariato del gigante dei balocchi.

Le scelte strategiche che hanno affondato l’impero

La parabola discendente dell’impero italiano del giocattolo affonda le sue radici in una serie di scelte strategiche rivelatesi purtroppo infelici per via della tempistica macroeconomica. L’acquisizione nel 2019 dello storico marchio di peluche Trudi e, soprattutto, della catena spagnola Famosa ha coinciso con l’esplosione della crisi pandemica globale a inizio 2020. Questo shock senza precedenti ha azzerato i consumi e ha paralizzato le catene logistiche internazionali, bloccando i container carichi di merci in arrivo dall’Asia da cui dipendeva gran parte della distribuzione del gruppo italiano.

I bilanci aziendali hanno subito il colpo di grazia a causa dell’impennata inflazionistica che ha colpito le materie prime energetiche e dell’aumento vertiginoso dei noli marittimi, passati in pochi mesi da costi marginali a voci di spesa insostenibili. Il gruppo è entrato così in una spirale negativa caratterizzata da ricavi in costante contrazione e da un’esposizione bancaria progressivamente fuori controllo. La situazione è precipitata definitivamente nell’ottobre del 2025, costringendo il management a gettare la spugna e a richiedere l’accesso alla procedura di concordato preventivo per congelare le azioni esecutive dei creditori.

I numeri di una crisi finanziaria profonda

I numeri danno un’idea netta di una crisi finanziaria profonda, considerando che il gruppo ha archiviato l’esercizio del 2025 con una perdita netta spaventosa di 97 milioni di euro. Il bilancio consolidato evidenzia inoltre un deficit patrimoniale drammatico, pari a un valore negativo di 217 milioni di euro, a fronte di una massa debitoria complessiva che ha raggiunto quota 410 milioni di euro. In questo scenario di estrema vulnerabilità, la via d’uscita è rappresentata dall’intervento finanziario del partner industriale asiatico Superhisen, pronto a rilevare il controllo del business attraverso una robusta iniezione di liquidità.

Il salvataggio cinese e il futuro di Preziosi

L’operazione di salvataggio prevede un aumento di capitale da 80 milioni di euro che permetterà alla cordata cinese e ad altri investitori istituzionali di subentrare interamente al fondatore. La transazione inserisce la multinazionale nata in un piccolo garage di Baruccana in Brianza ben 48 anni fa nella lunghissima lista di storici marchi occidentali che sono stati progressivamente assorbiti dai loro stessi fornitori orientali. Resta da capire se questo passaggio di proprietà rappresenti davvero l’addio definitivo di Enrico Preziosi alla scena economica o se l’imprenditore stia già pianificando un nuovo capitolo della sua storia professionale.

Di Dario Lessa

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