Cop30, decisione storica nella notte: ecco cosa è successo

A Belém approvato all'unanimità il Global mutirão dopo lunghe trattative, ma l'assenza degli Usa e il silenzio sui combustibili fossili lasciano aperti molti interrogativi sul futuro climatico

by Davide Cannata
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Cop30, decisione storica nella notte: ecco cosa è successo

A Belém approvato all’unanimità il Global mutirão dopo lunghe trattative, ma l’assenza degli Usa e il silenzio sui combustibili fossili lasciano aperti molti interrogativi sul futuro climatico

La plenaria della Cop30 di Belém, in Brasile, ha chiuso i lavori con un voto unanime che fino a pochi giorni fa sembrava irraggiungibile. Quasi 200 Paesi hanno approvato il Global mutirão, il documento cardine del negoziato, dopo due settimane dense di mediazioni, pressioni diplomatiche e bozze riscritte fino a tarda notte. Un risultato che, nelle ore più tese della conferenza, appariva appeso a un filo, tra diffidenze crescenti e posizioni ormai cristallizzate. Alla fine, però, è prevalsa la volontà di dare un segnale politico di continuità nel processo multilaterale sul clima, anche se il testo finale porta i segni evidenti del compromesso.

Il peso dell’assenza americana

Tra le assenze più pesanti figura quella degli Stati Uniti, che non hanno partecipato al summit lasciando un vuoto diplomatico difficile da ignorare. La loro mancata presenza ha influenzato la dinamica dei negoziati, costringendo gli altri grandi attori a riposizionarsi. Nei corridoi del centro congressi è circolata l’idea che proprio questo vuoto abbia favorito un’intesa più rapida tra blocchi tradizionalmente distanti, come i Paesi emergenti e l’Unione Europea, ma abbia allo stesso tempo limitato l’ambizione del documento finale.

Il nodo delle fonti fossili

Il vero punto di frizione è stato, ancora una volta, il riferimento alle fonti fossili. Il testo approvato non menziona esplicitamente petrolio, gas o carbone, un’assenza che molti osservatori considerano una rinuncia significativa in un momento in cui i report scientifici indicano la decarbonizzazione come l’unica strada possibile per contenere l’aumento delle temperature globali. Fonti interne ai negoziati raccontano che diversi Paesi vulnerabili hanno a lungo discusso e sostenuto l’inclusione di un passaggio chiaro sul phase-out delle fossili, ma alla fine hanno incontrato resistenze troppo solide da parte dei principali esportatori di idrocarburi, rendendo impossibile superare lo stallo.

Prospettive future e fondi

Nonostante questo, il Global mutirão introduce nuovi spazi di confronto sul taglio delle emissioni, aprendo la porta a future piattaforme di dialogo tecnico e politico che, almeno nelle intenzioni, dovrebbero accelerare l’azione climatica. È una formula che lascia margini interpretativi ampi, ma che permette a tutti i Paesi di rivendicare un passo avanti senza perdere terreno sulle proprie linee rosse nazionali. In parallelo, il documento lancia la proposta di triplicare i fondi destinati all’adattamento entro il 2035, un impegno che risponde alle richieste pressanti dei Paesi più colpiti dagli impatti climatici e che potrebbe diventare uno dei pilastri finanziari del prossimo ciclo negoziale.

A Belém, dove la foresta amazzonica fa da sfondo e monito, la sensazione diffusa è che la Cop30 sia riuscita almeno a riportare tutti attorno allo stesso tavolo, anche laddove i contenuti restano meno incisivi di quanto la comunità scientifica auspichi. Il compromesso trovato rappresenta un punto di partenza più che un traguardo. Ora l’attenzione si sposta sui prossimi mesi, quando il Global mutirão dovrà trasformarsi da dichiarazione d’intenti in un percorso operativo. Senza un confronto più netto sulle fonti fossili, però, il cammino rischia di restare incompleto.

A cura di Dario Lessa

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