Cucina italiana, il debutto nel mondo sotto il marchio Unesco 

Dalla Settimana della cucina italiana nel mondo alla diplomazia del gusto, il riconoscimento celebra tradizioni, biodiversità e convivialità. E rafforza la battaglia contro l'Italian Sounding

by Dario Lessa
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Cucina italiana, il debutto nel mondo sotto il marchio Unesco 

Dalla Settimana della cucina italiana nel mondo alla diplomazia del gusto, il riconoscimento celebra tradizioni, biodiversità e convivialità. E rafforza la battaglia contro l’Italian Sounding

La cucina italiana si prepara a presentarsi al pubblico internazionale con un riconoscimento destinato a rafforzarne il prestigio culturale. Non soltanto pasta, pizza e ricette celebri, ma un patrimonio fatto di territori, prodotti, gesti quotidiani e tradizioni tramandate da generazioni. Il riconoscimento dell’Unesco porta infatti al centro della scena internazionale il significato più profondo della gastronomia italiana: una cultura condivisa che unisce identità locali, convivialità e qualità delle materie prime.

La nuova stagione della promozione gastronomica italiana si intreccia con la Settimana della cucina italiana nel mondo, iniziativa promossa dal Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. L’edizione in programma dal 16 al 22 novembre assume un significato particolare, perché si inserisce nel percorso di valorizzazione internazionale della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

Il riconoscimento Unesco: una vittoria culturale

La svolta è arrivata il 10 dicembre 2025, quando il Comitato intergovernativo dell’Unesco, riunito a Nuova Delhi, ha approvato l’iscrizione della cucina italiana nella Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La candidatura, intitolata La cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale, valorizza una tradizione viva, capace di evolversi senza perdere il legame con le proprie radici. 

Il riconoscimento non riguarda una singola ricetta, un prodotto specifico o una scuola gastronomica. L’Unesco ha scelto di valorizzare la cucina italiana come pratica culturale collettiva, nella quale convivono preparazione artigianale, rispetto degli ingredienti, creatività e momenti di condivisione.

La tavola diventa così uno spazio d’incontro tra generazioni e culture differenti. Un patrimonio che non appartiene esclusivamente ai professionisti della ristorazione, ma coinvolge produttori agricoli, artigiani, famiglie, territori e consumatori.

Dall’Expo alla diplomazia del gusto

La Settimana della cucina italiana nel mondo nasce nel 2016, raccogliendo l’eredità dei temi affrontati durante Expo Milano 2015. Da allora, la manifestazione promuove all’estero le eccellenze gastronomiche nazionali, collegando qualità alimentare, sostenibilità, biodiversità e identità territoriale.

Nel corso degli anni, ambasciate, consolati, istituti italiani di cultura e uffici dell’Agenzia ICE hanno trasformato degustazioni, incontri professionali e dimostrazioni culinarie in strumenti di promozione internazionale. Dal 2025, inoltre, le sedi diplomatiche possono organizzare iniziative durante tutto l’anno, adattandole alle caratteristiche dei singoli Paesi.

L’undicesima edizione si presenta quindi con una consapevolezza nuova. Il tema scelto, «Cucina italiana patrimonio Unesco: territori e filiere d’eccellenza», mette in relazione il riconoscimento culturale con la capacità del sistema agroalimentare di generare valore economico e occupazione.

La sfida consiste nel raccontare un’Italia che non si esaurisce nei piatti più conosciuti. Accanto alla pasta e alla pizza trovano spazio le produzioni regionali, le varietà agricole locali, i formaggi, i salumi, gli oli, i vini e le tecniche di lavorazione che definiscono la ricchezza del Paese.

Italian Sounding, la battaglia contro le imitazioni

Tra gli obiettivi della promozione internazionale c’è anche il contrasto all’Italian Sounding, fenomeno che utilizza nomi, immagini, colori e richiami all’Italia per commercializzare prodotti che possono non avere un’effettiva origine italiana.

Il problema riguarda un mercato internazionale nel quale l’attrattiva del Made in Italy rappresenta una risorsa economica rilevante. Nel 2024, secondo i dati diffusi dal Ministero degli Affari esteri in occasione del riconoscimento Unesco, le esportazioni agroalimentari italiane hanno raggiunto il record di 68 miliardi di euro, con una crescita superiore all’8% rispetto all’anno precedente. Nei primi otto mesi del 2025, il settore ha registrato un ulteriore incremento del 6%.

Questi numeri aiutano a comprendere perché la tutela dell’identità gastronomica abbia implicazioni che vanno ben oltre la reputazione nazionale. 

Durante la Settimana della cucina italiana nel mondo, le iniziative diplomatiche punteranno anche a spiegare il valore delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche protette, come Dop e Igp. Queste certificazioni rispondono a regole specifiche e offrono strumenti concreti per riconoscere prodotti legati a territori e disciplinari di produzione.

La Lombardia porta le sue eccellenze ad Atene

La promozione internazionale è già entrata nel vivo con un appuntamento che coinvolge direttamente la Lombardia. Dal 20 al 23 ottobre 2026, l’Ambasciata d’Italia ad Atene, in collaborazione con l’ufficio ICE della capitale greca e la Regione Lombardia, presenta le specialità enogastronomiche regionali al pubblico ellenico.

A guidare il percorso gastronomico è lo chef Stefano Grandi, del ristorante milanese Il Santa. La manifestazione coinvolge quindici consorzi, chiamati a raccontare attraverso formaggi, salumi e vini la varietà produttiva delle province lombarde.

La delegazione regionale è guidata dall’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi. Il programma comprende appuntamenti nella residenza dell’ambasciatore Paolo Cuculi e incontri al ristorante italiano Sole e Giaguaro, rivolti agli operatori del settore e ai rappresentanti dell’informazione.

La conclusione è affidata a una masterclass presso la scuola di gastronomia e ospitalità IEK-AKMI di Atene, destinata agli studenti. Un passaggio importante perché affianca alla promozione commerciale la formazione delle nuove generazioni di professionisti della ristorazione.

Tra le produzioni protagoniste figurano Grana Padano, Gorgonzola, Taleggio, Provolone Valpadana, Bresaola della Valtellina, Valtellina Casera, Bitto e i vini di Lugana, Franciacorta, Oltrepò Pavese e Valtènesi. Un panorama che dimostra quanto la gastronomia italiana sia composta da identità territoriali differenti, spesso meno conosciute all’estero rispetto ai grandi simboli nazionali.

Un patrimonio da proteggere, non soltanto da celebrare

L’iscrizione nella lista Unesco rappresenta un traguardo, ma porta con sé anche una responsabilità. Il prestigio internazionale, da solo, non garantisce la sopravvivenza delle tradizioni gastronomiche, soprattutto quando cambiano le abitudini alimentari, diminuisce il ricambio generazionale nelle attività artigianali o le produzioni locali incontrano difficoltà economiche.

La sfida riguarda quindi la capacità di conciliare innovazione e conservazione, competitività e sostenibilità, apertura ai mercati internazionali e rispetto delle specificità territoriali. La cucina italiana ha costruito la propria reputazione proprio attraverso questa varietà, che rende difficile ricondurla a un unico modello.

Il modo migliore per celebrarla sarà continuare a preservare quella ricchezza quotidiana che ha trasformato la cucina italiana in un linguaggio capace di parlare al mondo.

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