Fuga dall’Italia: record di connazionale emigrati all’estero

Il Rendiconto Inps evidenzia le tensioni strutturali tra l'esodo dei residenti, la spesa pensionistica in aumento a 325 miliardi e il forte calo dei sussidi

by Dario Lessa
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Fuga dall’Italia: record di connazionale emigrati all’estero

Il Rendiconto Inps evidenzia le tensioni strutturali tra l’esodo dei residenti, la spesa pensionistica in aumento a 325 miliardi e il forte calo dei sussidi

Il Rendiconto sociale dell’INPS delinea un quadro macroeconomico complesso per l’Italia, dove le dinamiche demografiche si intrecciano pericolosamente con la sostenibilità del sistema previdenziale. Nel corso del 2024, ben 141.056 cittadini italiani hanno deciso di trasferire la propria residenza all’estero, registrando il picco più alto degli ultimi dieci anni. Questo flusso in uscita riflette una persistente perdita di capitale umano che l’economia nazionale fatica a trattenere. Di contro, l’arrivo di 247.274 nuovi immigrati nel Paese compensa parzialmente le partenze, generando un saldo migratorio positivo pari a 106.218 unità. Che qualcuno abbia fatto confusione con il concetto di remigrazione?

Il declino demografico e le sue ripercussioni

Nonostante il contributo positivo della componente migratoria, la struttura demografica complessiva manifesta una contrazione preoccupante a causa del divario strutturale tra nascite e decessi. Il saldo naturale evidenzia infatti un deficit di 283.165 unità, determinando una flessione complessiva della popolazione italiana di ben 176.947 individui. Questo costante declino demografico genera forti ripercussioni sul bilancio dello Stato, specialmente sul fronte della spesa previdenziale e dell’assistenza pubblica nel medio e lungo periodo.

Nel contesto finanziario dell’istituto, le proiezioni indicano che la spesa complessiva per i trattamenti pensionistici salirà a 325 miliardi di euro nel 2025. Questo valore segna una crescita nominale dell’1,4% rispetto ai 320 miliardi contabilizzati nel 2024, un incremento legato soprattutto all’adeguamento degli assegni all’inflazione. Il CIV dell’INPS stima una platea totale di 15.435.694 pensionati, mentre i nuovi trattamenti previdenziali liquidati scendono a 834.658 unità, circa 27.000 in meno rispetto all’anno precedente.

Quote pensionistiche e disparità di genere

L’introduzione di Quota 103 con il ricalcolo interamente contributivo ha portato all’accoglimento di appena 4.868 domande, evidenziando un crollo verticale rispetto alle 112.982 adesioni registrate da Quota 100 nel 2021. Anche Opzione Donna mostra una parabola analoga, poiché i severi stringimenti normativi hanno ridotto i beneficiari da 26.427 nel 2022 a sole 3.860 prestazioni erogate nel 2025.

Le riforme incidono significativamente sull’età media del pensionamento, che sale a 65,4 anni per le lavoratrici e a 64,1 anni per i lavoratori maschi. Permangono tuttavia profonde disparità di genere nell’ammontare degli assegni mensili, con le donne che percepiscono in media il 45% in meno rispetto agli uomini nelle pensioni di vecchiaia. Sul fronte assistenziale, lo Stato ha accolto 723.778 domande per l’Assegno di inclusione e 119.476 richieste per il Supporto formazione lavoro, numeri inferiori al milione di sussidi erogati nel 2022.

Segnali positivi sul fronte delle entrate

Parallelamente, l’istituto registra segnali positivi sul fronte delle entrate grazie all’efficientamento delle attività di contrasto all’evasione e al recupero dei contributi omessi. Le riscossioni da recupero crediti in fase amministrativa presso le aziende con dipendenti hanno segnato una crescita importante, salendo dai 7 miliardi del 2024 ai 9 miliardi del 2025. Al contrario, l’attività di riscossione coattiva tramite l’Agenzia delle Entrate si mantiene stabile rispetto all’anno precedente, assestandosi su un valore di circa 3,6 milioni di euro.

Di Dario Lessa

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