Il rifugio segreto dei nostri figli: non è un amico, è un’IA

I ragazzi italiani si confidano sempre più spesso con ChatGPT: l'indagine evidenzia un divario generazionale e una profonda richiesta d'ascolto

by Davide Cannata
0

Il rifugio segreto dei nostri figli: non è un amico, è un’IA

I ragazzi italiani si confidano sempre più spesso con ChatGPT: l’indagine evidenzia un divario generazionale e una profonda richiesta d’ascolto

Emerge in Italia un fenomeno sorprendente: una generazione di adolescenti utilizza l’Intelligenza Artificiale come un vero confidente, per sfogarsi e confrontarsi, molto più di quanto gli adulti sospettino. Non si tratta di nerd isolati, ma di giovani che integrano connessioni digitali e reali con estrema fluidità, trovando nell’IA un interlocutore disponibile H24 e, soprattutto, privo di giudizio.

A delineare questo scenario sono i nuovi dati diffusi da Save the Children, che fotografano una relazione ormai spontanea e quotidiana. Quasi la metà dei ragazzi (il 41,8%) ha cercato supporto nell’IA in momenti di tristezza, solitudine o ansia. La percentuale cresce quando si tratta di scelte di vita complesse, come relazioni, sentimenti, scuola o lavoro.

Un confidente che non giudica mai

I motivi di questo legame sono sorprendentemente semplici: l’IA è sempre accessibile (il 28,8% la indica come qualità principale). Inoltre, accoglie, capisce e tratta bene. Per un adolescente, spesso immerso in un mondo che percepisce come brusco, è un conforto notevole. Non sorprende che il 63,5% ritenga più appagante dialogare con ChatGPT piuttosto che con un essere umano. Per molti rappresenta una boccata d’ossigeno: nessun giudizio, nessun imbarazzo. Una relazione asimmetrica, ma rassicurante.

Il divario incolmabile con gli adulti

La differenza generazionale è evidente: il 92,5% dei giovani usa l’IA, contro solo il 46,7% degli adulti. Un vero abisso. Gli adolescenti la interpellano quotidianamente; gli adulti, se va bene, la usano “ogni tanto”. La realtà è che i giovani vivono già in un mondo che i loro genitori osservano ancora da lontano, con sospetto e disorientamento. Mentre gli adulti predicano “cautela”, i ragazzi cercano risposte. E se non le trovano nelle relazioni reali, le cercano dove qualcuno li ascolta.

Fragilità digitali: cyberbullismo e divario di genere

L’indagine di Save the Children rivela una generazione che corre veloce, ma inciampa spesso. Quasi la metà ha vissuto esperienze di cyberbullismo. Un ragazzo su otto ha utilizzato psicofarmaci senza prescrizione medica. Oltre il 30% manifesta episodi di iperconnessione vicini all’abuso. E il divario di genere è una ferita evidente: i ragazzi si dichiarano in buon equilibrio psicologico nel 66% dei casi, mentre le ragazze solo nel 34%. Una forbice senza eguali in Europa.

Questa generazione, definita “fluida” e “digitale”, è in verità molto più fragile di quanto si pensi. Cerca ascolto, spazio e vie di fuga. E l’IA, con la sua apparente neutralità, sta riempiendo un vuoto che gli adulti, la scuola e le istituzioni dovrebbero colmare.

L’appello di Save the Children: serve più ascolto

Non bisogna demonizzare il fenomeno: i giovani si rivolgono all’IA perché percepiscono una mancanza di alternative valide. Save the Children invia un messaggio forte: occorrono più servizi per la salute mentale, maggiore educazione alle relazioni e più spazi fisici dove i ragazzi possano incontrarsi e vivere esperienze concrete. È un appello al mondo degli adulti, che deve prendersi la responsabilità di essere presente, senza lasciare campo libero a strumenti tecnologici nati per altri scopi. Gli adolescenti parlano con l’IA perché sentono che gli esseri umani non li ascoltano a sufficienza. Non è una loro colpa. Ma è un segnale che nessuno può ignorare.

A cura di Davide Cannata

Leggi anche: Il giro del mondo a piedi, l’incredibile storia di Pieroad

You may also like

error: Il contenuto è protetto!!