Iran, il conto della crisi pesa sull’Italia

La crisi energetica legata al conflitto ha fatto salire i costi di carburanti, elettricità e gas, mentre le famiglie affrontano anche un carrello della spesa più caro e bollette che, secondo una simulazione, possono aumentare di 276 euro in un anno

by Nora Taylor
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Iran, il conto della crisi pesa sull’Italia

La crisi energetica legata al conflitto ha fatto salire i costi di carburanti, elettricità e gas, mentre le famiglie affrontano anche un carrello della spesa più caro e bollette che, secondo una simulazione, possono aumentare di 276 euro in un anno

La guerra in Iran ha prodotto un conto sempre più pesante anche per l’economia italiana. Secondo le stime della CNA, tra il primo marzo e il 31 agosto l’aumento dei costi di carburanti, elettricità e gas ha portato a una maggiore spesa complessiva di circa 11,8 miliardi di euro rispetto ai livelli precedenti alla crisi. La cifra comprende sia le uscite sostenute direttamente dalle famiglie sia quelle affrontate dalle imprese e restituisce la dimensione di uno shock che ha coinvolto diversi settori dell’economia.

La mobilità rappresenta la voce più consistente. Benzina e gasolio hanno generato da soli circa 5,8 miliardi di euro di costi aggiuntivi nel semestre considerato. L’elettricità ha inciso per altri 3,7-3,8 miliardi, mentre il gas utilizzato direttamente da famiglie e imprese ha aggiunto una spesa compresa tra 2 e 2,2 miliardi. Il caro energia ha quindi superato i confini delle bollette e ha raggiunto trasporti, produzione, commercio e consumi quotidiani.

Hormuz resta il punto più delicato

Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei nodi strategici della crisi. Attraverso questo passaggio marittimo transitano importanti quantità di petrolio e gas destinati ai mercati internazionali. Le tensioni nella regione aumentano l’incertezza sulle rotte commerciali e possono spingere verso l’alto i prezzi delle materie prime energetiche. L’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni, risente quindi delle variazioni del mercato internazionale anche quando il conflitto si sviluppa a migliaia di chilometri dai propri confini.

La conseguenza riguarda soprattutto i costi lungo la filiera. Un aumento del petrolio può far crescere il prezzo dei carburanti, mentre un’energia elettrica più costosa può aumentare le spese di aziende, negozi e attività produttive. Le imprese devono poi considerare il costo dei trasporti, della refrigerazione, dei macchinari e di tutte le attività che richiedono energia. Quando aumentano contemporaneamente più voci di costo, diventa più difficile per le aziende assorbire i rincari senza modificare i prezzi finali.

La CNA segnala una particolare vulnerabilità delle piccole imprese, che possono contare su una capacità contrattuale inferiore rispetto ai gruppi più grandi e dispongono di meno strumenti per proteggersi dalle oscillazioni dei mercati energetici. L’associazione sottolinea inoltre il rischio che una crisi geopolitica finisca per rallentare competitività, investimenti e crescita. “Quasi 12 miliardi in appena sei mesi rappresentano una tassa energetica straordinaria sull’economia italiana”, osserva la CNA.

Bollette più care per chi ha tariffe indicizzate

La pressione arriva direttamente anche sulle utenze domestiche. Una simulazione di Facile.it, basata sulle previsioni disponibili per i prezzi dell’energia, stima che nei dodici mesi successivi alla crisi una famiglia con un contratto variabile nel mercato libero possa spendere circa 276 euro in più rispetto a quanto previsto prima dello scoppio del conflitto. La stessa simulazione porta la spesa complessiva per luce e gas oltre i 2.200 euro nell’arco dell’anno, con un aumento stimato del 14%.

Il gas rappresenta la componente più pesante del conto. La spesa annua considerata nella simulazione arriva a circa 1.510 euro, con un incremento di circa 200 euro. Per l’elettricità, invece, la stima raggiunge circa 714 euro, con una maggiore spesa di 77 euro. Il valore di 276 euro non riguarda indistintamente tutte le famiglie italiane, perché la simulazione considera una famiglia tipo con consumi specifici e un contratto a prezzo variabile nel mercato libero.

La differenza tra le diverse offerte può quindi modificare sensibilmente il risultato finale. Chi dispone di un contratto a prezzo fisso può avere una maggiore protezione dalle oscillazioni immediate dei mercati, mentre chi possiede una tariffa indicizzata affronta più rapidamente gli effetti delle variazioni all’ingrosso. Il dato serve dunque soprattutto a misurare l’ordine di grandezza dell’impatto potenziale sulle famiglie esposte ai prezzi variabili.

Benzina e gasolio oltre la soglia dei due euro

Il rincaro più evidente per milioni di automobilisti riguarda i carburanti. Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati al 31 agosto, il prezzo medio nazionale in modalità self service ha raggiunto 2,017 euro al litro per la benzina e 2,130 euro al litro per il gasolio. In autostrada i valori sono risultati ancora più elevati, con 2,097 euro per la benzina e 2,204 euro per il diesel.

La soglia dei due euro assume soprattutto un valore simbolico, ma produce effetti molto concreti quando l’automobilista deve effettuare rifornimenti frequenti. Un pieno più costoso riduce il reddito disponibile per altre spese e pesa soprattutto su chi percorre ogni giorno molti chilometri per lavoro. Anche le aziende di trasporto devono affrontare un aumento dei costi operativi, con possibili ripercussioni sul prezzo delle merci movimentate.

I dati della CNA mostrano inoltre che a luglio la domanda di benzina ha raggiunto 900 mila tonnellate, il livello più alto degli ultimi sedici anni e il 3,1% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il gasolio per autotrazione ha invece registrato una diminuzione dell’8,4%. La riduzione dei consumi di diesel ha attenuato soltanto in parte l’impatto economico dell’aumento dei prezzi.

Il carrello della spesa costa quasi un terzo in più

Alla pressione dell’energia si aggiunge quella esercitata dai prezzi alimentari. Un’analisi del Sole 24 Ore su un paniere di 31 prodotti rappresentativi della spesa settimanale di una coppia con un figlio mostra un aumento del 29,5% tra luglio 2021 e luglio 2026. Il valore della spesa considerata è passato da 100 a 129,5 euro. Nello stesso periodo l’inflazione generale ha registrato un incremento del 21%, mentre l’inflazione alimentare calcolata dall’Istat ha raggiunto circa il 30%.

Alcuni prodotti hanno registrato aumenti molto superiori alla media. Il caffè ha segnato un rincaro del 51%, l’olio extravergine del 47% e gli ortaggi più utilizzati in cucina del 39%. Per i pomodori l’incremento raggiunge il 45%, per le patate il 44% e per le melanzane il 41%. La spesa quotidiana assorbe quindi una quota sempre maggiore del bilancio familiare, soprattutto per chi deve acquistare con regolarità prodotti essenziali.

L’aumento del carrello non dipende esclusivamente dalla guerra in Iran. Il confronto copre infatti cinque anni e comprende numerosi fattori che hanno influenzato i prezzi, dalle condizioni climatiche alla produzione agricola, dalla logistica ai costi energetici. La crisi attuale aggiunge però un nuovo elemento di pressione a un quadro che aveva già prodotto un significativo aumento del costo della vita.

Il quadro complessivo mostra quindi tre livelli di difficoltà che si sommano. Da una parte il sistema produttivo italiano deve affrontare quasi 12 miliardi di euro di maggiori costi energetici; dall’altra le famiglie devono sostenere carburanti più cari e bollette potenzialmente più pesanti. Nel frattempo, il prezzo degli alimenti continua a riflettere i rincari accumulati negli ultimi anni.

Il governo ha inoltre mobilitato oltre 2,3 miliardi di euro attraverso misure come riduzioni delle accise, crediti d’imposta e altri interventi destinati ad attenuare l’impatto dello shock. Queste iniziative possono ridurre una parte della pressione sui bilanci, ma non cancellano i maggiori costi generati dall’instabilità dei mercati energetici.

La durata della crisi geopolitica e l’evoluzione delle rotte energetiche internazionali saranno decisive per i prossimi mesi. Un miglioramento della situazione potrebbe ridurre gradualmente la pressione sui prezzi, mentre una nuova escalation potrebbe alimentare ulteriormente l’incertezza. Per l’Italia il rischio principale consiste nella somma di energia, trasporti e alimentari più costosi, proprio mentre famiglie e imprese cercano di recuperare potere d’acquisto e margini.

Il dato dei quasi 12 miliardi rappresenta dunque molto più di una semplice stima economica. Racconta l’effetto concreto che una crisi internazionale può produrre sull’economia di un Paese fortemente integrato nei mercati globali. Dal petrolio che attraversa le rotte del Medio Oriente fino al pieno dell’automobile e alla spesa al supermercato, la crisi energetica ha costruito una catena di rincari che arriva direttamente nelle tasche degli italiani.

A cura di Nora Taylor
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