Liste d’attesa sanità: le visite e gli esami più difficili
Aumentano del 10% le prenotazioni effettuate entro i tempi di garanzia, ma restano oltre quattro milioni di prestazioni in ritardo. Puglia e Umbria tra le Regioni più in difficoltà, mentre Basilicata e Veneto guidano la classifica
Le liste d’attesa continuano a rappresentare uno dei problemi più delicati della sanità italiana. I dati relativi ai primi nove mesi del 2026 mostrano segnali di miglioramento, ma il diritto a una visita specialistica o a un esame diagnostico nei tempi previsti resta condizionato da differenze territoriali significative. Secondo il monitoraggio dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, Agenas, le prenotazioni effettuate entro i tempi di garanzia sono aumentate di oltre due milioni rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il progresso, tuttavia, non cancella le criticità. Le prenotazioni che non rispettano le tempistiche previste o che si collocano a ridosso delle soglie di garanzia superano complessivamente i quattro milioni. Dietro questa cifra si nasconde una questione concreta per milioni di cittadini: riuscire a ottenere una prestazione sanitaria quando serve, senza rinviare controlli, accertamenti e percorsi di cura.
Liste d’attesa, i numeri del monitoraggio Agenas
Nei primi nove mesi del 2026 le prenotazioni complessive sono passate da 19,7 a 21,8 milioni, con una crescita di circa il 10,7%. Le prime visite specialistiche sono salite da 11,3 a 12,3 milioni, segnando un incremento dell’8,3%, mentre gli esami diagnostici sono cresciuti da 8,4 a 9,5 milioni, pari al 13,3%.
L’aumento delle prestazioni si accompagna a un miglioramento del rispetto dei tempi di garanzia. Per le prime visite, la quota di appuntamenti erogati entro le scadenze previste è passata dal 76,9% al 78,6%. Per gli esami diagnostici, invece, è salita dall’83,3% all’85%.
In termini assoluti, le prime visite effettuate nei tempi previsti sono aumentate da circa 8,7 a 9,6 milioni, con 935mila prestazioni aggiuntive. Gli esami diagnostici hanno raggiunto quota 8,1 milioni, contro i sette milioni del 2025. Il risultato complessivo indica una maggiore capacità di risposta, anche se la crescita della domanda continua a mettere sotto pressione il sistema.
Agenas segnala inoltre una riduzione dell’incidenza delle prestazioni oltre i tempi massimi di garanzia. Per le prime visite, la quota è scesa dal 18,9% al 17,2%, mentre per gli esami diagnostici è passata dal 12,9% all’11,4%. Un andamento incoraggiante, che non elimina però le difficoltà di chi attende ancora una data compatibile con le proprie necessità cliniche.
Le visite specialistiche più difficili da prenotare
La classifica delle prime visite rivela differenze importanti tra le specialità. La visita oncologica registra la percentuale più elevata di prestazioni erogate entro la data prevista, raggiungendo il 95,3%. Seguono l’otorinolaringoiatria, con l’83,7%, e la ginecologia, con l’83,4%.
All’estremo opposto si colloca la visita dermatologica o allergologica, che rispetta i tempi nel 69,9% dei casi. Poco più di sette appuntamenti su dieci, dunque, rientrano nelle scadenze previste. La visita oculistica raggiunge il 73,2%, mentre quella gastroenterologica si ferma al 73,4%.
Gli esami diagnostici con le attese più problematiche
Tra gli accertamenti diagnostici, le prestazioni con i risultati migliori sono alcune tomografie computerizzate. La Tc osteomuscolare raggiunge il 95,3% di esami effettuati entro i tempi previsti, seguita dalla Tc cranio-encefalo, al 95,2%, e dalla Tc addome, al 93,6%.
La situazione cambia quando si considerano alcune procedure endoscopiche e gli esami specialistici. La colonscopia presenta la percentuale più bassa tra quelle indicate, con il 69,3% di prestazioni eseguite entro la scadenza. L’elettromiografia si attesta al 71,9%, mentre l’esofagogastroduodenoscopia raggiunge il 72,6%.
La colonscopia, in particolare, è un esame importante per individuare lesioni intestinali e approfondire sintomi o risultati clinici che richiedono ulteriori verifiche. Quando l’appuntamento arriva in ritardo, il problema non riguarda soltanto il disagio organizzativo, ma può coinvolgere anche la tempestività dell’intero percorso diagnostico.
Classifica delle Regioni: dove si aspetta di più
Il divario territoriale emerge con particolare evidenza nelle prime visite specialistiche. Quattro Regioni restano sotto la soglia del 70% di prestazioni erogate nei tempi previsti: il Friuli-Venezia Giulia raggiunge il 67,8%, la Sardegna il 64,3%, l’Umbria il 62,7% e la Puglia il 55,3%.
La Puglia presenta quindi il risultato più critico tra le Regioni considerate, con poco più di una prestazione su due erogata entro la scadenza prevista. Anche Umbria e Sardegna evidenziano difficoltà significative, sebbene il quadro debba essere interpretato tenendo conto delle diverse tipologie di prestazione e delle priorità cliniche.
Rispetto alla rilevazione precedente, tutte queste Regioni mostrano segnali di miglioramento, con un’eccezione importante: la Sardegna, dove il rispetto dei tempi per le prime visite è sceso dal 68% al 64,3%.
Per gli esami diagnostici, le maggiori criticità riguardano invece la Valle d’Aosta, con il 69,7% di prestazioni nei tempi previsti, l’Umbria, con il 64,7%, e la Puglia, con il 63,4%. Umbria e Puglia emergono così tra i territori che faticano maggiormente su entrambe le categorie, visite specialistiche ed esami.
Tra le performance migliori per le prime visite spiccano la Basilicata, con il 99%, le Marche, con il 94,7%, il Lazio, con il 92,3%, e il Veneto, con il 90,5%. Per gli esami diagnostici, invece, il Veneto guida la classifica con il 97%, seguito dalla Campania al 95,8%, dalla Basilicata al 95,1%, dalle Marche al 92,5%, dal Lazio al 90,7% e dalla Toscana al 90%.
Migliorano le prestazioni urgenti e brevi
Un elemento particolarmente rilevante riguarda le prestazioni che richiedono una risposta più rapida. Per le prime visite urgenti, da garantire entro tre giorni, il rispetto dei tempi è passato dal 78,8% all’81,7%. Per quelle brevi, da effettuare entro dieci giorni, la percentuale è salita dal 78,2% all’80,6%.
Anche gli esami diagnostici mostrano progressi nelle fasce di maggiore priorità. Le prestazioni urgenti eseguite entro tre giorni sono aumentate dal 74,2% al 77,3%, mentre quelle brevi entro dieci giorni sono passate dal 76,5% al 78,2%.
Migliorano anche le prestazioni differibili, con tempi generalmente più ampi rispetto alle categorie urgenti e brevi. Per le prime visite, il rispetto delle scadenze è cresciuto dal 70,7% al 73,4%; per gli esami diagnostici, invece, è passato dall’83,4% all’85,5%.
Le prestazioni programmabili, che possono prevedere un’attesa fino a 120 giorni, restano sostanzialmente stabili per le prime visite, con una percentuale dell’84,2%. Per gli esami diagnostici, invece, il dato migliora dall’85,8% all’87,1%.
Liste d’attesa, il miglioramento non basta
Il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, ha descritto i risultati come un segnale incoraggiante, sottolineando il miglioramento registrato sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici. Secondo Tanese, i progressi nelle classi urgente, breve e differibile indicano un’evoluzione positiva, da consolidare attraverso il monitoraggio dei servizi sanitari regionali.
I numeri confermano che qualcosa si sta muovendo: aumentano le prestazioni erogate entro i tempi previsti e diminuisce il peso percentuale degli appuntamenti fuori garanzia. Tuttavia, oltre quattro milioni di prenotazioni ancora problematiche e le marcate differenze tra territori mostrano quanto resti da fare.
Di Dario Lessa
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