Marche, via i kebab dai centri storici: la giunta approva l’ordinanza che divide la popolazione
Il governatore Acquaroli firma il provvedimento per tutelare i borghi e spingere i prodotti locali, ma è scontro sulla “legge etnica”
I centri storici delle Marche si preparano a cambiare volto. La giunta regionale ha infatti approvato una proposta di legge molto discussa, che mira a limitare drasticamente la presenza di bazar e locali etnici nei centri storici. Il provvedimento, che adesso attende il via libera definitivo del consiglio regionale, introduce forti incentivi economici e fiscali per sostenere le botteghe tradizionali a discapito delle attività che vendono prodotti stranieri. L’iniziativa ha immediatamente acceso il dibattito pubblico, tanto da guadagnarsi la ribattezzata etichetta di “legge antikebab” a causa delle forti restrizioni che impone alle attività di ristorazione veloce mediorientale.
La posizione di Acquaroli
Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, ha difeso con fermezza la funzionalità dell’ordinanza spiegando i motivi di questa forte accelerazione politica. I vertici della giunta intendono infatti frenare un fenomeno di progressiva omologazione commerciale che rischia di snaturare l’identità visiva e culturale dei borghi marchigiani più suggestivi. “Vogliamo tutelare la nostra identità e per questo diciamo stop al cibo etnico selvaggio nei nostri centri storici”, ha dichiarato apertamente il governatore nel presentare la nuova linea d’azione della maggioranza. Secondo Acquaroli, la misura si inserisce perfettamente nelle linee guida regionali per la riqualificazione urbana, puntando tutto sul rilancio dell’artigianato e della filiera agroalimentare a chilometro zero.
La manovra utilizzerà la leva fiscale come un vero e proprio sbarramento. Gli uffici regionali stanno studiando un pacchetto di sgravi sulla tassazione locale per chi decide di investire nelle eccellenze marchigiane, penalizzando parallelamente le nuove licenze per il commercio di importazione. I primi dati statistici elaborati dalle associazioni di categoria mostrano che negli ultimi dieci anni la presenza di minimarket e gastronomie etniche nei principali centri urbani delle Marche è cresciuta del 35%. Questo dato ha spinto la politica a intervenire per bilanciare un mercato che rischiava di penalizzare le vecchie osterie e i piccoli negozi di prossimità.
La spaccatura nell’opinione pubblica
Le reazioni della popolazione locale si mostrano profondamente divise ed evidenziano una spaccatura netta tra i residenti e i frequentatori delle aree centrali. Molti cittadini accolgono con favore la svolta protezionistica, convinti che la difesa del decoro urbano passi inevitabilmente attraverso la salvaguardia dei prodotti tipici e delle tradizioni culinarie del territorio. Al contrario, un’ampia fetta dell’opinione pubblica manifesta forte scetticismo, sostenendo che l’amministrazione dovrebbe semplicemente vigilare sul rispetto delle regole igieniche e degli orari senza fare discriminazioni di tipo culturale. L’iter legislativo si preannuncia infuocato nelle prossime settimane, quando l’aula del consiglio regionale sarà chiamata a ratificare definitivamente un testo che ha già superato la prima e decisiva fase in giunta.
Di Dario Lessa
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