Minori e responsabilità penale: il dibattito sulla nuova riforma
L’esecutivo propone una revisione profonda del Codice Penale in materia di reati commessi da minorenni
Il quadro normativo legato alla giustizia penale minorile in Italia si avvia verso una trasformazione radicale. Durante la riunione del Consiglio dei Ministri presieduta da Giorgia Meloni, l’esecutivo ha approvato il disegno di legge elaborato di concerto con il ministro della Giustizia Carlo Nordio. L’intervento mira a ridefinire profondamente i criteri di valutazione sulla capacità di intendere e di volere dei giovani di età compresa tra i 14 e i 17 anni compiuti.
La misura fondamentale della riforma risiede nell’introduzione della presunzione relativa di imputabilità per gli adolescenti. Attraverso questa disposizione, il Governo intende superare il vecchio impianto derivante dal Codice Penale del 1930, invertendo l’onere della prova inerente all’accertamento della maturità psicofisica del minore al momento del reato.
L’inversione dell’onere probatorio rispetto al quadro normativo precedente
Per comprendere la portata complessiva del provvedimento occorre analizzare la disciplina finora in vigore, fondata sull’articolo 98 del Codice Penale e sulle disposizioni del d.P.R. 448 del 1988 sul processo penale minorile. Nell’assetto tradizionale, chi aveva meno di 14 anni era e resta non imputabile per presunzione assoluta. Al contrario, per la fascia d’età compresa tra 14 e 18 anni, il giudice e il pubblico ministero avevano l’obbligo di accertare caso per caso la presenza della capacità di intendere e di volere. Senza la prova rigorosa della maturità del ragazzo al momento del fatto, il processo non poteva concludersi con una condanna.
Il nuovo disegno di legge capovolge questo principio. D’ora in avanti, la maturità e la capacità di comprendere il valore sociale della propria condotta si presumono esistenti di default per chiunque abbia compiuto 14 anni. Spetterà quindi alla difesa dell’imputato presentare elementi idonei a dimostrare l’eventuale immaturità o l’incapacità psicofisica al momento dell’illecito, affinché il giudice possa escludere l’imputabilità. La norma mantiene invariata la soglia minima dei 14 anni al di sotto della quale non si è mai punibili, così come resta fermo il beneficio della diminuzione di pena per la minore età previsto dallo stesso articolo 98 del Codice Penale.
Le motivazioni del Governo e l’integrazione con il Decreto Caivano
Al termine della seduta del Consiglio dei Ministri, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha illustrato le motivazioni strategiche del provvedimento, ribadendo la necessità di ripristinare la responsabilità individuale di fronte a reati commessi da soggetti giovanissimi. La premier ha dichiarato: “Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, anche quando è minorenne. Con questa norma vogliamo affermare un principio di equità e fermezza: chi aggredisce, chi rapina o chi devasta beni pubblici e privati deve pagare per le proprie responsabilità. Questo provvedimento colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile o chi sfrutta i minori come manovalanza, ma lancia anche un messaggio chiarissimo a quei ragazzi che credono di poter violare le regole nell’illusione della totale impunità.”
In linea con la posizione dell’esecutivo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha difeso il testo sottolineando l’obsolescenza dei criteri del 1930 rispetto alla società attuale. Carlo Nordio ha affermato: “Non abbiamo abbassato la soglia minima dell’imputabilità, che rimane ferma a quattordici anni, e non abbiamo introdotto inasprimenti edittali sproporzionati. Abbiamo reso l’azione giudiziaria più spedita ed efficace. Le regole precedenti risalivano al Codice Rocco del 1930, un’epoca storicamente e socialmente distante in cui la delinquenza giovanile aveva connotati del tutto diversi. Oggi un sedicenne dispone di un livello di informazione, di strumenti digitali e di consapevolezza sociale incomparabilmente superiore rispetto al passato.”
L’intervento sull’imputabilità completa un percorso normativo avviato dal Governo per contrastare la devianza giovanile nelle città, le bande di strada e la diffusione di reati violenti tra i minorenni. La nuova misura rafforza e si collega agli strumenti introdotti con il Decreto Caivano, ampliando i margini operativi delle forze dell’ordine e dei magistrati. Tra le disposizioni figurano l’estensione dell’arresto in flagranza e del fermo per i minori sorpresi con armi bianche o da fuoco, un inasprimento delle sanzioni per il porto ingiustificato di coltelli od oggetti atti ad offendere e l’aggravamento delle pene per i reati commessi in gruppo. Massima attenzione viene dedicata agli episodi di danneggiamento, rissa e aggressione nelle zone della movida o sui mezzi di trasporto pubblico.
Il dibattito politico e le perplessità di giuristi ed esperti
L’approvazione del disegno di legge ha scatenato un immediato confronto politico e istituzionale. Le forze di opposizione hanno criticato la scelta del Governo, denunciando l’uso della demagogia penale di fronte a problematiche sociali complesse.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha evidenziato che la risposta alle difficoltà giovanili non può limitarsi all’aspetto punitivo, sottolineando la necessità di investimenti nell’istruzione, nelle periferie e nell’inclusione sociale anziché puntare unicamente sulla carcerazione minorile. Analoghe preoccupazioni sono state sollevate dal Movimento 5 Stelle e dall’Alleanza Verdi e Sinistra, che paventano il rischio di un sovraffollamento degli istituti penali minorili e un indebolimento dei percorsi di reinserimento.
Sul piano tecnico, le unioni delle camere penali e diversi giuristi hanno espresso perplessità riguardo alla compatibilità della presunzione relativa di imputabilità con l’articolo 27 della Costituzione, che assegna alla pena una funzione rieducativa e richiede la certezza della colpevolezza e della capacità al momento del fatto. Viene inoltre evidenziata la necessità di tutelare le garanzie previste dalle convenzioni internazionali sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il testo licenziato dal Consiglio dei Ministri inizierà a breve l’iter nelle commissioni parlamentari competenti.
A cura della redazione
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