Crisi Varta: il colosso tedesco delle batterie verso il fallimento

L'istanza di fallimento a Stoccarda minaccia 3.260 posti di lavoro e riapre il dibattito sulla competitività industriale europea rispetto ai colossi asiatici

by Dario Lessa
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Crisi Varta: il colosso tedesco delle batterie verso il fallimento

L’istanza di fallimento a Stoccarda minaccia 3.260 posti di lavoro e riapre il dibattito sulla competitività industriale europea rispetto ai colossi asiatici

Il mercato manifatturiero europeo registra un altro scossone con la presentazione di quattro istanze di insolvenza presso il tribunale di Stoccarda da parte del gruppo Varta. La dirigenza cerca disperatamente di evitare il fallimento definitivo per garantire la continuazione delle operazioni commerciali, ma i margini di manovra finanziaria appaiono ormai drammaticamente ridotti. La società affronta un indebitamento insostenibile che ostacola qualunque piano strategico di rilancio a lungo termine sul mercato.

Da un’analisi si stima che l’azienda necessiti immediatamente di decine di milioni di euro di liquidità aggiuntiva per coprire le scadenze operative più urgenti nei prossimi mesi. Gli attuali azionisti di riferimento, compreso il colosso automobilistico Porsche e l’investitore austriaco Michael Tojner, mantengono una posizione di estrema cautela e rifiutano di iniettare nuovo capitale di rischio senza garanzie precise.

La pressione dei concorrenti asiatici e il caso Apple

Il ridimensionamento di Varta deriva principalmente dalla feroce concorrenza dei produttori asiatici, capaci di proporre volumi elevatissimi con costi di fabbricazione inferiori anche del 30%. Le aziende cinesi e sudcoreane beneficiano di economie di scala imponenti e di una filiera delle materie prime altamente integrata che azzera quasi ogni vantaggio competitivo delle imprese europee.

La svolta negativa per i conti dell’azienda si è verificata la scorsa primavera quando Apple ha rescisso i contratti di fornitura per i micro-accumulatori degli auricolari AirPods. Il gigante statunitense ha preferito affidarsi interamente a fornitori cinesi con prezzi più aggressivi, privando improvvisamente la società tedesca di una quota determinante dei propri ricavi annuali.

L’ipotesi dello smembramento

La crisi minaccia direttamente il futuro professionale di oltre 3.260 dipendenti distribuiti nelle varie sedi del gruppo, con la massima concentrazione nello stabilimento principale di Ellwangen. La direzione ha già confermato per il mese di ottobre la chiusura definitiva del sito di Nördlingen, dove lavorano circa 350 operai destinati al licenziamento senza immediate alternative di ricollocamento.

Per salvare le unità produttive redditizie prende quota l’ipotesi dello smembramento societario caldeggiata da un consorzio di creditori guidato con decisione da Deutsche Bank. Le banche intendono rilevare la sola divisione delle batterie per uso domestico, stimata circa 240 milioni di euro, mentre l’azionista Michael Tojner valuta l’acquisizione separata del ramo specializzato nelle micro-batterie.

Di Dario Lessa

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