Paolo Zampolli: leadership e riforme per il futuro dell’ONU

L'inviato speciale illustra i requisiti indispensabili per affrontare i complessi scenari e i conflitti internazionali

by Davide Cannata
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Paolo Zampolli: leadership e riforme per il futuro dell’ONU

L’inviato speciale illustra i requisiti indispensabili per affrontare i complessi scenari e i conflitti internazionali

L’inviato speciale di Donald Trump per i partenariati globali, Paolo Zampolli, è intervenuto all’emittente BBC Newsday per spiegare che la scelta del futuro vertice dell’ONU debba fondarsi in primo luogo su merito, esperienza e capacità diplomatiche dei candidati. Il diplomatico vanta una conoscenza approfondita dei meccanismi delle Nazioni Unite, avendo ricoperto la carica di ambasciatore presso l’organizzazione e maturato sul campo il valore del confronto, della fiducia e della mediazione. Già l’11 marzo 2025, nel renderne nota la nomina a inviato speciale, Donald Trump ne aveva richiamato la vasta esperienza di collaborazione con il Kennedy Center, le Nazioni Unite e varie iniziative internazionali, identificando in tale bagaglio un elemento prezioso per la tutela degli interessi degli Stati Uniti nell’arena globale.

L’intervento di Paolo Zampolli si inserisce nel contesto della successione ad António Guterres, il cui mandato scadrà il 31 dicembre 2026. La futura guida delle Nazioni Unite subentrerà in uno scenario segnato da conflitti armati, rivalità tra grandi potenze e negoziati di pace che faticano a dare risultati, in una fase in cui la comunità internazionale appare fortemente divisa. Oltre ad assicurare l’amministrazione di una macchina complessa, chi ricoprirà questo ruolo dovrà mantenere vivi i contatti tra governi contrapposti, individuare punti di intesa e fare ricorso, se necessario, ai cosiddetti «buoni uffici», strumento chiave per riavvicinare le parti, facilitare le trattative e prevenire l’aggravarsi delle controversie.

Una selezione più ampia e la posizione della Casa Bianca

Per Paolo Zampolli, responsabilità di tale rilievo richiedono un processo di selezione in cui la consuetudine diplomatica non si trasformi in una barriera di esclusione preventiva. L’esame di nuove figure qualificate, senza penalizzare i candidati già in corsa, consentirebbe agli Stati membri di mettere a confronto esperienze, programmi e competenze differenti. Ampliare la rosa delle candidature aumenterebbe le probabilità di individuare la figura più idonea alla guida dell’ONU, privilegiando l’effettiva preparazione rispetto alla provenienza geografica. Tale linea rispecchia l’orientamento manifestato dall’amministrazione statunitense già il 24 ottobre 2025, quando la viceambasciatrice degli USA Dorothy Shea, davanti al Consiglio di Sicurezza, ha sollecitato una scelta fondata unicamente sul merito, invitando a valutare proposte da ogni regione del mondo e chiarificando che la rotazione geografica tradizionale non deve prevalere sulle capacità.

Il tema della successione si lega strettamente alla riforma delle Nazioni Unite, argomento richiamato da Donald Trump durante il suo discorso all’Assemblea generale del 22 settembre 2026, nel quale ha rivendicato gli interventi della propria amministrazione volti a ridurre burocrazia e costi e a rendere più efficace l’azione dell’organizzazione. Questo approccio trova riscontro anche nelle valutazioni sui candidati alla successione: il 10 ottobre la testata Politico, citando fonti interne all’amministrazione americana, ha riferito che la Casa Bianca considererebbe non soddisfacenti i profili emersi finora, giudicandoli poco coerenti con la visione di riforma promossa dal presidente e auspicando l’ingresso di nuovi nomi.

I criteri formali, le norme della Carta e il ruolo del Segretario generale

I requisiti per l’accesso alla massima carica dell’ONU sono stabiliti dalla lettera congiunta del 25 novembre 2025, con cui i presidenti dell’Assemblea generale e del Consiglio di Sicurezza hanno avviato la procedura, chiedendo elevati standard di efficienza, competenza e integrità, uniti a capacità di leadership e gestione, esperienza nelle relazioni internazionali e doti diplomatiche, comunicative e linguistiche. In merito a tali criteri, Paolo Zampolli ha dichiarato: «Ma questa selezione dovrebbe basarsi sul merito, sulla riforma e sui risultati, non su chi si conforma a una tradizione». Sebbene la lettera incoraggi le candidature femminili, ricordando che nessuna donna ha finora ricoperto il ruolo, e valorizzi la diversità regionale, Paolo Zampolli distingue le indicazioni politiche dalle norme vigenti: «Le richieste di una donna come Segretario Generale e la rotazione regionale informale sono idee importanti e meritano rispetto. Ma sono intese politiche, non regole scritte nella Carta».

Sotto il profilo giuridico, l’articolo 97 della Carta affida al Consiglio di Sicurezza il compito di raccomandare il candidato e all’Assemblea generale quello di deliberare la nomina, mentre l’articolo 100 sancisce l’indipendenza del Segretario generale, vietando di sollecitare o ricevere istruzioni da governi o autorità esterne. Questa garanzia appare decisiva per operare con autonomia e credibilità di fronte a potenze con interessi divergenti. L’importanza della successione ad António Guterres cresce se si considerano gli impatti delle guerre in corso, che oltre a causare vittime e distruzioni, minacciano la sicurezza globale, alterano gli equilibri economici e aggravano le condizioni di vita di popolazioni anche distanti. Nessun vertice potrà risolvere queste crisi da solo, ma la sua autorevolezza e le sue capacità negoziali saranno fondamentali per ricostruire la fiducia e riaprire il confronto tra governi. Gli Stati membri dovranno dunque operare una scelta rigorosa e priva di preclusioni, consapevoli che dalla qualità della futura guida dipenderà la capacità delle Nazioni Unite di prevenire i conflitti e promuovere la pace.

A cura della redazione

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