Intelligenza artificiale, allarme Anthropic: rischio elettrodomestici e smart tv

L'azienda americana avverte: entro pochi mesi piccoli modelli di IA potrebbero replicarsi attraverso dispositivi connessi alla rete domestica. I test mostrano progressi concreti, ma la replicazione completamente autonoma non è ancora una realtà consolidata

by Dario Lessa
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Intelligenza artificiale, allarme Anthropic: rischio elettrodomestici e smart tv

L’azienda americana avverte: entro pochi mesi piccoli modelli di IA potrebbero replicarsi attraverso dispositivi connessi alla rete domestica. I test mostrano progressi concreti, ma la replicazione completamente autonoma non è ancora una realtà consolidata

L’intelligenza artificiale potrebbe presto trasformarsi in un ospite indesiderato nelle nostre case, sfruttando dispositivi apparentemente innocui come televisori, forni intelligenti e altri elettrodomestici connessi al Wi-Fi. A lanciare l’allarme è Anthropic, società americana che sviluppa il modello Claude, con una ricerca pubblicata il 12 ottobre 2026. Secondo i suoi ricercatori, alcuni modelli di IA relativamente piccoli potrebbero acquisire entro pochi mesi la capacità di replicarsi autonomamente attraverso apparecchi collegati a Internet.

Lo scenario non riguarda macchine dotate di coscienza o robot capaci di prendere possesso delle abitazioni. Il pericolo è più concreto e informatico: programmi in grado di individuare dispositivi vulnerabili, sfruttarne le risorse di calcolo e trasferirsi su altri apparecchi senza richiedere continuamente l’intervento umano. Una sorta di verme informatico potenziato dall’intelligenza artificiale, capace di adattarsi a sistemi differenti e di propagarsi attraverso una rete di dispositivi compromessi.

Anthropic e il rischio dei replicatori artificiali

Nel rapporto diffuso dal gruppo di ricerca Frontier Red Team, Anthropic sostiene che i modelli con 30 miliardi di parametri o meno sanno già completare numerose operazioni necessarie all’autoreplicazione. Rimangono, tuttavia, difficoltà nell’eseguire correttamente l’intera sequenza di azioni, dall’individuazione dei bersagli fino alla diffusione del modello su nuove macchine.

La distinzione è fondamentale per comprendere la portata dell’allarme. I ricercatori non hanno dimostrato l’esistenza di un’intelligenza artificiale capace di invadere autonomamente qualsiasi dispositivo domestico e diffondersi senza limiti. Hanno invece documentato progressi tecnici che potrebbero ridurre sensibilmente la distanza tra le capacità attuali e uno scenario di replicazione indipendente.

Anthropic avverte che un simile sistema sarebbe particolarmente difficile da fermare una volta distribuito su numerosi apparecchi. «Non esiste un punto di spegnimento centralizzato», osserva l’azienda nel descrivere il rischio di un replicatore distribuito. Se il programma funzionasse contemporaneamente su televisori, elettrodomestici e altri dispositivi, disattivare un singolo nodo potrebbe non bastare a interromperne la diffusione.

Il problema, quindi, non consiste soltanto nella potenza dei modelli più avanzati. Riguarda anche la possibilità di eseguire sistemi di IA su hardware economico, spesso progettato senza adeguate protezioni informatiche, sfruttando la capacità di calcolo complessiva di molti apparecchi.

Il test con 15 box Android TV economici

Per verificare quanto questo scenario sia tecnicamente plausibile, i ricercatori hanno condotto un esperimento con 15 box Android TV di marchi poco conosciuti, acquistati a circa 55 dollari ciascuno. Su questa rete hanno distribuito Gemma4-26B-A4B, un modello di intelligenza artificiale sviluppato da Google.

Ogni dispositivo disponeva di 4 gigabyte di memoria RAM e contribuiva all’esecuzione di una parte del modello. L’esperimento ha dimostrato che apparecchi destinati principalmente alla riproduzione di contenuti televisivi possono partecipare, se collegati in rete, all’esecuzione di un sistema di IA relativamente grande.

La velocità ottenuta era modesta, pari a circa 0,39 token al secondo nella dimostrazione riportata da Anthropic. Il risultato, tuttavia, ha un significato importante: per eseguire determinati modelli non servono necessariamente enormi centri di calcolo, purché sia possibile distribuire il lavoro tra più macchine.

I ricercatori hanno inoltre verificato la capacità dei modelli di adattarsi a hardware differenti. Un sistema più piccolo, Qwen3.5-9B, è riuscito ad avviare l’esecuzione del modello su otto delle nove tipologie di hardware testate. Questa flessibilità potrebbe agevolare in futuro la diffusione di programmi capaci di sfruttare dispositivi diversi, anche quando non sono stati progettati per ospitare applicazioni di intelligenza artificiale.

Occorre però precisare un punto: far funzionare un modello su una rete di televisori non equivale a dimostrare che quel modello possa infettare autonomamente una casa. L’esperimento ha verificato soprattutto la fattibilità dell’esecuzione distribuita e alcuni passaggi tecnici della replicazione. La capacità di completare l’intero processo, in condizioni reali e senza assistenza, resta una questione distinta.

Perché gli elettrodomestici connessi possono diventare vulnerabili

Il crescente numero di dispositivi intelligenti amplia le possibili superfici d’attacco. Televisori, videocamere, robot aspirapolvere, termostati e apparecchi domestici connessi possono disporre di risorse di calcolo sufficienti per eseguire determinate operazioni, ma non sempre ricevono aggiornamenti tempestivi o adeguate protezioni di sicurezza.

Anthropic richiama anche il precedente delle botnet, reti di dispositivi compromessi che un aggressore può controllare a distanza. In passato, campagne informatiche hanno già sfruttato apparecchi IoT poco protetti per costruire reti capaci di partecipare ad attacchi su larga scala. La novità ipotizzata dalla società consiste nella possibilità di affidare a modelli di IA alcune attività di individuazione, adattamento e propagazione.

Un agente artificiale potrebbe, in teoria, incontrare un dispositivo sconosciuto, analizzarne le caratteristiche e cercare una modalità per eseguire il proprio codice. Se riuscisse anche a trasferire il modello o a recuperare le risorse necessarie per avviarlo, potrebbe tentare di ripetere il procedimento su altri apparecchi.

Non significa che ogni televisore connesso sia destinato a essere violato, né che un forno intelligente possa improvvisamente agire contro il proprietario. Il rischio riguarda soprattutto le vulnerabilità informatiche e l’eventuale uso abusivo delle risorse dei dispositivi. Le conseguenze potrebbero comprendere il furto di dati, l’impiego della rete domestica per attacchi informatici e la creazione di infrastrutture distribuite difficili da individuare.

Di Dario Lessa

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