Patente negata ai pazienti oncologici: ora basta

L'assenza di linee guida nazionali sul rinnovo della patente per chi ha avuto un tumore crea disparità e penalizza i cittadini: l'allarme arriva da Montecitorio

by Davide Cannata
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Patente negata ai pazienti oncologici: ora basta

L’assenza di linee guida nazionali sul rinnovo della patente per chi ha avuto un tumore crea disparità e penalizza i cittadini: l’allarme arriva da Montecitorio

Un’importante lacuna normativa che penalizza i pazienti guariti da malattia oncologica riguardo il rinnovo della patente è stata al centro del dibattito odierno alla Camera dei Deputati. L’incontro, promosso dalla SIMCe (Società Italiana di Medicina Certificativa), si è tenuto a Roma, presso la Sala Stampa di Palazzo Montecitorio, in vista del VII Congresso Nazionale della società. Il tema cardine è la “Valutazione dell’idoneità alla guida” per persone con disabilità, invalidità e, appunto, patologie oncologiche, cercando un equilibrio tra sicurezza e inclusione.

La discrezionalità delle commissioni locali

Il problema sorge dall’assenza di linee guida nazionali uniformi. In Italia, la decisione sul rilascio o rinnovo della patente a chi ha avuto un tumore o è in cura è lasciata alle singole Commissioni Mediche Locali. Queste commissioni operano con criteri spesso diversi tra loro, generando una forte disomogeneità sul territorio. Accade così che un paziente in piena remissione, e clinicamente idoneo a guidare, possa vedersi respingere la richiesta in una provincia, mentre in quella accanto la otterrebbe senza problemi. Questa disparità, come evidenziato dai relatori, lede il principio di uguaglianza e impone ai cittadini un calvario burocratico e costi aggiuntivi dopo anni di battaglie per la salute.

Garantire il diritto alla mobilità

Durante il confronto a Montecitorio, molti hanno evidenziato come il diritto alla mobilità sia un pilastro della qualità della vita. Limitare la patente senza basi scientifiche aggiornate significa colpire l’inclusione sociale. Giorgio Ruggeri, Presidente SIMCe, ha dichiarato: “la medicina moderna consente oggi a migliaia di pazienti di tornare a una vita piena e attiva. È inaccettabile che la legge resti ferma a logiche di esclusione e sospetto.” Al dibattito hanno preso parte esponenti di spicco come l’On. Fabio Rampelli, Vice Presidente della Camera, l’On. Enzo Amich della Commissione Trasporti, l’Ing. Gaetano Servedio (Motorizzazione Civile), Francesco Osquino (UNASCA), Lucia Vecere (ACI) e Vincenzo Farabella (FISH).

La richiesta di una riforma nazionale

Tutti i partecipanti hanno concordato sulla necessità di una riforma per la patente e malattia oncologica, basata su parametri clinici attuali che tengano conto dei progressi terapeutici. L’On. Rampelli ha sottolineato che sicurezza e salute “devono convivere in una normativa moderna”. La SIMCe si è impegnata a elaborare una bozza di linee guida da presentare al prossimo congresso, con l’obiettivo di superare l’attuale discrezionalità e introdurre un sistema più trasparente e digitalizzato. L’incontro (svoltosi in Via della Missione 4, Roma) segnala una forte volontà politica e associativa di cambiare rotta, riconoscendo che “la patente non è solo un documento, ma uno strumento di libertà”.

A cura della redazione

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