Dietro il rombo che incanta il mondo e il rosso che accende le piste vive una presenza discreta ma decisiva. Piero Ferrari non ama i riflettori, non rincorre le telecamere e non cerca copertine. Eppure il suo nome pesa come una firma incisa nell’acciaio. Figlio di Enzo Ferrari, il leggendario Drake, Piero incarna il filo diretto tra la nascita del mito e la sua trasformazione in potenza globale.
Cresciuto a Maranello, respira fin da ragazzo l’odore dell’olio e della benzina. Entra in azienda negli anni Settanta e segue da vicino lo sviluppo tecnico delle vetture. Non si limita a osservare: studia, propone, decide. Costruisce il proprio ruolo con pazienza, senza mai forzare il peso del cognome.
Un ruolo chiave nella Ferrari globale
Oggi Piero Ferrari ricopre la carica di vicepresidente e rappresenta uno degli azionisti principali della Ferrari. Accompagna l’azienda nelle scelte strategiche, sostiene l’innovazione e difende l’identità del marchio mentre il Cavallino conquista i mercati finanziari internazionali.
Negli anni della quotazione in Borsa e dell’espansione nel lusso, Piero mantiene una linea chiara: crescita sì, ma senza tradire lo spirito originario. Promuove ricerca, tecnologia e nuove motorizzazioni, ma protegge l’anima sportiva che suo padre ha acceso.
Il potere della discrezione
Chi lo incontra descrive un uomo misurato, attento, concreto. Parla poco, ascolta molto. Non alimenta polemiche e non insegue consensi facili. Questa scelta rafforza la sua autorevolezza e consolida la sua influenza nei momenti decisivi.
Nel panorama industriale italiano, Piero Ferrari rappresenta una figura atipica: un erede che non vive di rendita ma costruisce continuità. Custodisce una storia che appartiene all’immaginario collettivo e, allo stesso tempo, guida un marchio che macina utili e record.
Il suo profilo resta lontano dal clamore, ma il suo sguardo orienta il futuro. In un’epoca che celebra l’esposizione costante, Piero Ferrari dimostra che la forza può abitare anche nel silenzio. E mentre il Cavallino continua a correre, lui rimane lì, saldo, a proteggere il mito e a scrivere nuove pagine di una leggenda italiana.
A cura di Gabriele Marchioro
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