Pro e contro della rottamazione proposta dalla Finanziaria 2026

Analizziamo le ultime disposizioni della manovra economica sui debiti fiscali e le nuove modalità di pagamento dilazionato

by Dario Lessa
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Pro e contro della rottamazione proposta dalla Finanziaria 2026

Analizziamo le ultime disposizioni della manovra economica sui debiti fiscali e le nuove modalità di pagamento dilazionato

La legge di bilancio 2026 interviene nuovamente sul tema fiscale introducendo, tra le varie misure, la quinta rottamazione, che riguarda i debiti  affidati all’Agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023.

Una scelta che solleva interrogativi rilevanti in termini di equità, convenienza economica e impatto sui giudizi pendenti.

Ne parliamo con Cristiano Ricci, avvocato tributarista e dottore di ricerca in diritto tributario, per analizzare le principali novità della cosiddetta rottamazione “quinquies”, le criticità della misura e le implicazioni pratiche per i contribuenti.

Quali sono le novità della manovra 2026?

Una prima novità rilevante riguarda la restrizione dei carichi rottamabili, poiché sono esclusi quelli derivanti da accertamenti veri e propri e la misura si applica ai ruoli iscritti a seguito di controlli automatizzati. Un secondo elemento di rilievo è rappresentato dalla rateizzazione particolarmente lunga, fino a 54 rate distribuite su nove anni, pensata per ridurre il rischio di decadenza e favorire l’adesione. Infine, emergono alcune novità procedurali sul rapporto tra rottamazione e contenzioso: il pagamento della prima rata, unitamente alla relativa attestazione, sembra essere

sufficiente per consentire al giudice di dichiarare cessata la materia del contendere, anche se non si escludono futuri contrasti interpretativi come già avvenuto per le precedenti rottamazioni.

Che impatto avrà la manovra sul contenzioso tributario nei prossimi anni?

A differenza delle manovre precedenti, questa legge di bilancio prevede esclusivamente la rottamazione, senza la definizione agevolata delle liti fiscali pendenti. La differenza è rilevante, poiché la definizione agevolata consentiva di
chiudere una lite in corso pagando un importo variabile in base al grado di giudizio in cui la causa si trovata ed all’esito della stessa nei gradi precedenti, mentre la rottamazione riguarda solo i carichi già iscritti a ruolo (vale a dire, le somme
già affidate all’Agenzia delle Entrate – Riscossione ai fini della relativa procedura esecutiva). Ciò comporta che, in presenza di un contenzioso su un carico rottamato, il contribuente debba necessariamente ed obbligatoriamente abbandonarlo, con una conseguente e naturale deflazione dello stesso.  Tuttavia, emergono alcune criticità. Possono accedere alla rottamazione i contribuenti che non hanno mai aderito a precedenti sanatorie o che ne sono decaduti, mentre restano esclusi coloro che sono in regola con i pagamenti della precedente rottamazione.

Questo determina una disparità di trattamento evidente, premiando i contribuenti due volte inadempienti (una prima volta in quanto non hanno adempiuto al pagamento secondo i normali termini e una seconda volta in quanto sono decaduti da una precedente rottamazione) e penalizzando quelli che hanno, invece, rispettato gli impegni assunti.

La pace fiscale è uno strumento equo?

La pace fiscale non è uno strumento equo. È una forma di condono e serve allo Stato per recuperare crediti difficilmente esigibili, ma penalizza inevitabilmente chi ha sempre adempiuto regolarmente ai propri obblighi.

Tuttavia, è uno strumento che, se ben congegnato, sarebbe idoneo a rimpinguare velocemente le casse dello Stato nonché ad azzerare debiti pregressi che sono ormai inesigibili discaricando definitivamente il “magazzino” fiscale.

Si tratta di una soluzione strutturale o emergenziale?

Dovrebbe essere una misura emergenziale, ma negli ultimi anni è diventata quasi strutturale. Una soluzione più radicale sarebbe un condono tombale, come quello previsto dalla legge n. 289 del 2002 (legge finanziaria per il 2003), che possa
consentire di tornare “all’anno zero” consentendo di fatto ai contribuenti di mettersi in regola con i propri debiti accompagnato, però, da un successivo e necessario sistema sanzionatorio realmente deterrente che scoraggi quindi futuri comportamenti evasivi ovvero li punisca qualora vengano posti in essere. Le scelte restano comunquecondizionate dai vincoli di bilancio e dalle regole europee.

L’estensione delle rate è un vantaggio reale?

L’estensione delle rate è un vantaggio necessario, perché consente al contribuente di adempiere con maggiore sostenibilità. Resta però un punto critico: la decadenza scatta, tra gli altri, in caso di mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, con perdita del beneficio e impossibilità di accedere anche alle rateizzazioni ordinarie. È quindi fondamentale rispettare le scadenze.
È infine importante ricordare che, con l’adesione alla rottamazione, non possono essere iscritti nuovi fermi amministrativi o ipoteche, né avviate nuove procedure esecutive sui carichi rottamati e non possono essere proseguite le procedure
esecutive già precedentemente avviate.

Di Andrea Iannuzzi

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