Produttività a rischio? Il vero problema non è lo smart working

Un percorso guidato per comprendere i cambiamenti necessari a trattenere i migliori talenti nella tua organizzazione

by Davide Cannata
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Produttività a rischio? Il vero problema non è lo smart working

Un percorso guidato per comprendere i cambiamenti necessari a trattenere i migliori talenti nella tua organizzazione

Le attuali dinamiche occupazionali mostrano una frattura evidente: mentre i colossi aziendali impongono il Return to Office, nazioni come l’Australia sanciscono il diritto al lavoro da remoto. In Italia, il confronto resta spesso intrappolato in logiche ideologiche, trascurando una visione concreta sul work-life balance. In questo scenario, Mudra, advisory company dedita alla valorizzazione degli asset intangibili, sostiene che la criticità non risieda nello spazio fisico, ma nel metodo applicato. Gestire la presenza è un limite culturale superabile solo attraverso la leadership a distanza. “La leadership a distanza non è una versione ridotta della leadership in presenza, ma una competenza distinta, che richiede strumenti e linguaggi diversi e, soprattutto, un cambio di paradigma profondo: non più ‘sei in ufficio’ ma ‘stai contribuendo’. Non più gestione della presenza, quindi, ma guida dei risultati”, afferma Carlotta Silvestrini, fondatrice e Co-CEO di Mudra. Secondo l’esperta, le organizzazioni che valutano i collaboratori solo per la presenza fisica rischiano di erodere il capitale intellettuale, allontanando chi opera con autonomia e responsabilità.

Progettazione del modello ibrido e la sfida dei nuovi talenti

Uno smart working efficace non può essere una semplice concessione o il risultato di una policy generica; deve nascere da una progettazione consapevole. È fondamentale distinguere tra attività che traggono forza dalla presenza fisica, come il confronto creativo, l’onboarding o la gestione delle tensioni, e compiti che richiedono la concentrazione individuale favorita dal remoto. Questa distinzione permette di creare un uso dello spazio fisico che abbia un senso reale per le persone e non solo per la gerarchia. Per le nuove generazioni, in particolare la Gen Z, la flessibilità organizzativa è un requisito imprescindibile nella scelta di un’impresa. “Le aziende che trattano la flessibilità come una concessione da elargire con parsimonia si trovano in una posizione di svantaggio competitivo nel mercato dei talenti, spesso senza rendersene conto. Perché il danno non è immediato: è silenzioso, si accumula nel tempo e si manifesta quando i profili migliori smettono di candidarsi o quando i talenti più autonomi iniziano a guardare altrove”, sottolinea Giulia Ruggi, responsabile marketing di Mudra. La coerenza tra valori dichiarati e realtà operativa è l’unico modo per attrarre giovani che non separano l’esperienza lavorativa da quella di consumo.

Costruire l’identità aziendale e proteggere il know-how strategico

La cultura aziendale non è legata alle mura di un edificio, ma vive nelle relazioni e nei processi decisionali. Con il lavoro ibrido, i tradizionali momenti informali come la pausa caffè si diradano, rendendo necessaria la creazione intenzionale di connessioni autentiche, dall’accoglienza dei nuovi arrivati alla celebrazione dei traguardi. Trascurare questi aspetti spinge i collaboratori migliori a cercare realtà più in linea con le proprie aspettative di vita. La perdita di un talento non riguarda solo le competenze tecniche, ma colpisce asset intangibili vitali come la memoria organizzativa e la capacità di innovare. Carlotta Silvestrini conclude evidenziando come la questione sia legata alla competitività pura: “Le politiche sul lavoro ibrido, in questo quadro, non sono una questione di welfare aziendale, ma una questione di competitività. Le organizzazioni che lo hanno capito non si chiedono quanti giorni concedere in smart working: si chiedono quale modello di lavoro rende le loro persone più efficaci, più motivate e più propense a restare. È una domanda diversa e produce risultati molto diversi”. Adottare modelli flessibili significa quindi investire nella sostenibilità a lungo termine dell’organizzazione.

A cura della redazione

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