Scuola, il posto fisso al Nord non basta più
Oltre 200 mila supplenti attendono una cattedra mentre molti docenti rinunciano al ruolo al Nord per gli alti costi di affitti e trasferimenti; intanto i dati sulla sicurezza registrano 68 crolli e 12 feriti in un solo anno
Il nuovo anno scolastico riporta al centro dell’attenzione due problemi che continuano a pesare sul sistema dell’istruzione italiana: la precarietà del personale docente e le condizioni degli edifici scolastici. Da una parte, migliaia di insegnanti, soprattutto provenienti dal Mezzogiorno e dal Centro Italia, valutano con estrema cautela l’accettazione di una cattedra stabile lontano da casa. Dall’altra, il quadro sulla sicurezza delle strutture continua a suscitare preoccupazione. Le ultime rilevazioni mostrano infatti che tra settembre 2025 e agosto 2026 si sono verificati 68 episodi di crollo o distacco all’interno delle scuole italiane, con 12 persone ferite.
Il posto fisso che può diventare troppo costoso
La questione del reclutamento presenta una contraddizione difficile da ignorare. Mentre il sistema scolastico continua a cercare personale per coprire le numerose cattedre vacanti, una parte dei docenti precari rinuncia alla possibilità di ottenere una posizione stabile quando l’assegnazione arriva in una città lontana dalla propria residenza. Il problema riguarda soprattutto chi vive nel Centro e nel Sud Italia e deve affrontare un trasferimento verso le regioni settentrionali. Il motivo principale riguarda il costo della vita, con gli affitti che possono assorbire una quota molto consistente dello stipendio mensile.
Secondo quanto denunciato dal sindacato Anief, migliaia di docenti avrebbero rinunciato all’immissione in ruolo al Nord proprio a causa delle difficoltà economiche legate al trasferimento. La situazione appare ancora più significativa se confrontata con il numero delle supplenze necessarie per garantire il regolare funzionamento delle scuole. Per l’avvio dell’anno scolastico risultano infatti necessari oltre 200 mila supplenti. Il fenomeno crea così un paradosso: da una parte il sistema ha bisogno di insegnanti, dall’altra alcuni lavoratori preferiscono mantenere una condizione precaria vicino alla propria famiglia piuttosto che accettare un posto stabile che comporterebbe spese difficili da sostenere.
Un docente che riceve uno stipendio iniziale può trovarsi davanti a un bilancio familiare molto complesso quando deve aggiungere al costo della vita anche un nuovo affitto. In alcune città del Nord, una stanza o un piccolo appartamento possono richiedere diverse centinaia di euro al mese, senza considerare trasporti, utenze, spese quotidiane e viaggi per tornare periodicamente nella propria regione. In questo scenario, la stabilizzazione professionale perde parte della sua attrattiva economica. “Il posto fisso non può trasformarsi in una penalizzazione economica per chi accetta di lavorare lontano da casa”, è in sostanza la posizione espressa dal sindacato, che chiede interventi specifici per i lavoratori fuori sede.
La sicurezza degli edifici resta un’emergenza
Alla precarietà del personale si aggiunge un secondo fronte particolarmente delicato: quello dell’edilizia scolastica. Il XXIV Rapporto dell’Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola di Cittadinanzattiva ha fotografato una situazione ancora fragile. Tra settembre 2025 e agosto 2026, le scuole italiane hanno registrato 68 crolli, principalmente legati alla caduta di intonaco e calcinacci, al distacco di pannelli e controsoffitti e ad altri problemi che hanno interessato gli edifici scolastici. Gli episodi hanno provocato 12 feriti, tra studenti e personale.
I numeri non riguardano soltanto episodi isolati. Il rapporto evidenzia infatti una condizione strutturale che interessa una parte significativa del patrimonio scolastico nazionale. Molti edifici hanno diversi decenni di vita e una quota consistente risale a periodi precedenti all’attuale normativa antisismica. La situazione diventa ancora più complessa nelle aree esposte a terremoti, rischio idraulico e dissesto idrogeologico. Secondo i dati raccolti da Cittadinanzattiva, il 44 per cento delle scuole si trova in territori caratterizzati da un’elevata sismicità, mentre 5.113 edifici scolastici sorgono in aree considerate a rischio frana.
Oltre 80 mila infortuni tra gli studenti
Il quadro della sicurezza comprende anche gli incidenti che coinvolgono direttamente gli studenti. Nel 2025 le denunce di infortunio registrate dall’Inail hanno raggiunto quota 80.871, con una crescita del 3,8 per cento rispetto all’anno precedente. La grande maggioranza degli episodi, pari al 97 per cento, si è verificata durante le normali attività scolastiche, mentre una quota molto più ridotta riguarda gli spostamenti tra casa e scuola. Nei primi cinque mesi del 2026 le denunce hanno già raggiunto 47.748 casi.
Il rapporto richiama inoltre l’attenzione sugli effetti del cambiamento climatico all’interno degli istituti. Soltanto una parte molto ridotta delle scuole italiane dispone di sistemi di condizionamento o ventilazione adeguati. Durante i periodi caratterizzati da temperature elevate, quindi, studenti e lavoratori possono trovarsi a trascorrere molte ore in ambienti che non garantiscono condizioni ottimali di comfort. Il problema riguarda soprattutto gli edifici più vecchi, nei quali gli interventi di efficientamento e adeguamento risultano ancora insufficienti.
Un sistema stretto tra precariato e strutture da riqualificare
Le due emergenze raccontano aspetti diversi dello stesso problema: la difficoltà di garantire continuità, qualità e sicurezza al sistema scolastico. Da una parte, le difficoltà economiche spingono alcuni docenti a rifiutare trasferimenti che potrebbero offrire loro la stabilità professionale attesa dopo anni di supplenze. Dall’altra, le condizioni di numerosi edifici mostrano quanto resti necessario investire nella manutenzione e nella riqualificazione delle strutture.
La scuola italiana si trova quindi davanti a una doppia sfida: rendere il lavoro docente realmente sostenibile e garantire ambienti sicuri agli studenti. Il problema del caro vita non riguarda soltanto la possibilità di trovare un insegnante per ogni cattedra, ma anche la capacità dello Stato di rendere concretamente accessibile la mobilità professionale. Allo stesso tempo, i dati sui crolli e sugli infortuni indicano che la sicurezza degli edifici non può dipendere soltanto da interventi occasionali dopo un’emergenza. Servono programmazione, manutenzione costante e risorse adeguate.
Il nuovo anno scolastico si apre dunque con una fotografia molto diversa da quella di un sistema ormai completamente stabilizzato. Oltre 200 mila supplenze da coprire, rinunce al ruolo legate al costo della vita e decine di crolli registrati nell’ultimo anno mostrano difficoltà ancora profonde. Per affrontarle non basta intervenire soltanto sulle graduatorie o sulle assunzioni: occorre considerare anche il costo reale della vita dei lavoratori e lo stato degli edifici nei quali ogni giorno milioni di studenti e operatori trascorrono gran parte della propria giornata.
A cura di Nora Taylor
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