Spagna, riduzione orario di lavoro a parità di stipendio

Ora la proposta di legge dovrà passare il vaglio del Parlamento

by Financial Day 24
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La Spagna approva la riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio

Ora la proposta di legge dovrà passare il vaglio del Parlamento

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato la diminuzione delle ore legali lavorate che dovrebbero passare da 40 a 37,5 a settimana a parità di stipendio. La proposta di legge ora dovrà attendere il vaglio del Parlamento. La norma comprende anche il diritto alla “disconnessione digitale” dei dipendenti al di fuori dell’orario professionale. Gli imprenditori però hanno espresso una certa perplessità sulla misura e messo in guardia il governo sull’impatto che la riduzione dell’orario di lavoro potrebbe avere sulle piccole e medie imprese chiedendo una contrattazione collettiva. A supporto della misura ci sono i due maggiori sindacati della Spagna, Ugt e Ccoo. A livello politico, l’accordo di governo tra Psoe e Sumar, cioè i due partiti che sostengono l’esecutivo di Sánchez, prevedeva una riduzione dell’orario di lavoro a 38,5 ore settimanali nel 2024 e adesso, nel 2025, a 37,5.

Intanto, i partiti di opposizione, in particolare Popolari e Vox, si oppongono alla misura. Ma quali sono le differenze con l’Italia? Nel nostro Paese la discussione sulla riduzione dell’orario di lavoro è in stallo. Nel 2023 alcune aziende hanno raggiunto accordi internamente, come ad esempio Intesa Sanpaolo, Lamborghini e Luxottica. Il contratto dei bancari ha poi previsto la riduzione dell’orario settimanale di 30 minuti. I salari sono dell’8% più bassi rispetto al 2021. In questa situazione è quindi più verosimile che le persone tendano a chiedere ore di straordinario per arrotondare. Nello specifico, il Rapporto  mondiale sui salari dell’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) certifica che l’Italia si distingue per una dinamica salariale negativa nel lungo periodo con salari reali inferiori a quelli del  2008. La crescita dei salari reali che si è determinata nel 2024 non è stata sufficiente a compensare le perdite  salariali subite durante il periodo di alta inflazione. È il risultato peggiore dei Paesi del G20. 

A cura di Dario Lessa
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