L’Italia è il Paese con più case vuote d’Europa
Perché milioni di proprietari preferiscono i costi certi del fisco all’incertezza degli affitti
L’Italia detiene oggi un primato europeo piuttosto singolare e decisamente oneroso per le tasche dei suoi cittadini e per il PIL nazionale. Secondo il recente rapporto stilato da Federproprietà-Censis, nel nostro Paese si contano circa 8,5 milioni di abitazioni inutilizzate che restano chiuse nonostante il buono stato conservativo. Questo immenso patrimonio immobiliare rappresenta il 25,7% degli immobili intestati a persone fisiche, una cifra che oscura i dati di Francia e Germania messi insieme. Mentre i cugini d’oltralpe contano circa 3 milioni di case vuote, i tedeschi si fermano a meno di due milioni dimostrando una gestione patrimoniale molto più dinamica.
Il peso del fisco sulle case sfitte
Il costo di mantenere queste serrande abbassate non è affatto trascurabile poiché il fisco italiano colpisce duramente anche le proprietà che non producono alcun reddito. Chi possiede una seconda casa nello stesso comune di residenza deve affrontare una tassazione IRPEF calcolata sulla metà della rendita catastale rivalutata. A questa imposta si aggiunge un’IMU spesso gravata da aliquote massime che molti Comuni decidono di applicare proprio per scoraggiare l’inutilizzo dei locali privati. Nonostante queste uscite fisse e i rendimenti mancati, moltissimi proprietari scelgono di tenere le chiavi in un cassetto per evitare rischi che percepiscono come eccessivi.
La barriera psicologica e le nuove opportunità
La vera barriera che blocca il mercato delle locazioni in Italia non sembra essere di natura economica ma risiede piuttosto in una profonda preoccupazione culturale. Otto italiani su dieci dichiarano di temere la morosità degli inquilini e le lungaggini burocratiche necessarie per rientrare in possesso delle mura in caso di insolvenza. Questo blocco psicologico impedisce a un settore che vale 237 miliardi di euro di sfruttare appieno il potenziale dei borghi storici e delle aree interne. Il timore del conflitto legale paralizza così milioni di appartamenti che potrebbero invece accogliere turisti e generare flussi finanziari costanti per le famiglie. Una parte rilevante del patrimonio immobiliare fermo è concentrata nei piccoli Comuni e nell’entroterra del nostro Paese. Case ereditate da nonni e parenti, spesso in borghi dal grande valore paesaggistico ma poco popolati e che i nuovi proprietari non riescono a valorizzare. Affidarsi a una gestione professionale potrebbe rappresentare la chiave di volta per superare l’impasse e trasformare un costo fisso in una risorsa redditizia. Il modello degli affitti brevi garantisce rendimenti superiori del 30% rispetto alla locazione tradizionale grazie alla flessibilità delle tariffe. La gestione esterna permette inoltre di superare lo scoglio delle nuove normative, come l’obbligo del Codice Identificativo Nazionale e l’aumento della cedolare secca al 26%. Trasformare la casa da riserva di valore statica a bene produttivo richiede però uno sforzo non da poco: il cambio di passo nella mentalità dei piccoli proprietari italiani.
Di Dario Lessa
Leggi anche: La corsa degli umanoidi è già un mercato miliardario
Seguici su Facebook e Instagram!