Allarme Unicef: la povertà in Italia colpisce un bambino su quattro
L’aumento della disuguaglianza economica nei paesi ricchi compromette salute e istruzione delle nuove generazioni italiane ed europee
L’ultimo rapporto dell’Office of Strategy and Evidence dell’Unicef dipinge un quadro economico preoccupante per le nuove generazioni, rivelando che un bambino su quattro in Italia vive oggi in condizioni di povertà. Questa statistica posiziona il nostro Paese al trentesimo posto su quaranta nazioni analizzate per quanto riguarda la povertà infantile, evidenziando un divario sociale che incide pesantemente sullo sviluppo dei minori. Nei paesi dell’area OCSE ad alto reddito, le famiglie appartenenti al 20% più ricco della popolazione guadagnano mediamente oltre cinque volte di più rispetto al 20% più povero.
Salute e alimentazione: le conseguenze della disuguaglianza
La disuguaglianza economica si traduce in un peggioramento tangibile della salute fisica dei bambini nei contesti più fragili. Il report sottolinea che i minori che crescono in nazioni con forti disparità di reddito presentano una probabilità 1,7 volte maggiore di soffrire di sovrappeso a causa di diete economiche. In Italia la differenza si manifesta nelle abitudini quotidiane poiché solo il 22% dei giovani meno abbienti consuma verdura giornalmente rispetto al 39% dei coetanei più ricchi. Al contrario, il consumo di bevande zuccherate sale al 18% nelle famiglie a basso reddito, superando di sei punti percentuali il dato delle classi agiate.
Istruzione, competenze e le proposte dell’Unicef
Il divario economico influenza drasticamente anche il rendimento scolastico e le prospettive future, creando una frattura profonda tra le diverse classi sociali nel sistema educativo. Mentre l’84% dei quindicenni italiani provenienti da famiglie abbienti raggiunge competenze di base in matematica e lettura, la percentuale crolla drasticamente al 45% tra i poveri. Questo scarto di 39 punti percentuali conferma che la disuguaglianza di reddito limita l’accesso a strumenti formativi adeguati, aumentando il rischio di abbandono scolastico precoce. Nei paesi con elevata disparità, ben il 65% dei bambini rischia di non acquisire le competenze minime necessarie per affrontare con successo il mercato del lavoro.
L’Italia occupa complessivamente il dodicesimo posto per benessere generale tra trentasette paesi, ma scivola alla venticinquesima posizione se si analizzano esclusivamente le competenze pratiche acquisite. Nonostante il 23,2% dei bambini italiani viva sotto la soglia di povertà relativa, gli adolescenti manifestano curiosamente livelli discreti di soddisfazione per la propria vita quotidiana. Per correggere queste storture economiche, l’Unicef esorta i governi a potenziare i sussidi per l’infanzia, a investire nelle infrastrutture dei quartieri degradati e a garantire pasti scolastici nutrienti. Solo attraverso interventi strutturali sulla protezione sociale e sul salario minimo sarà possibile ridurre l’impatto devastante della povertà sulla salute dei futuri cittadini.
Di Dario Lessa
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