Dal 2026 arrivano cambiamenti rilevanti per i contribuenti che compilano il 730 precompilato e dichiarano guadagni derivanti da criptovalute. In base alla Legge di Bilancio 2025 viene eliminata la soglia di esenzione di 2mila euro sulle plusvalenze generate da investimenti in monete digitali come Bitcoin ed Ethereum. Inoltre, l’ultima manovra ha fissato al 33% l’aliquota sulle plusvalenze da cripto-attività, misura valida dal 1° gennaio 2026 e con effetti sulla Dichiarazione dei redditi 2027. Per l’anno d’imposta 2025 resta invece in vigore l’aliquota al 26%, già applicata alle operazioni su strumenti finanziari tradizionali, con esclusione dei titoli di Stato.
Quadri W e T: cosa dichiarare e come
Nel modello precompilato, disponibile dal 30 aprile, il riferimento principale è il Quadro W, erede del precedente Quadro RW, dedicato al monitoraggio fiscale e al calcolo delle imposte sulle attività in valuta digitale. Qui vanno indicati sia eventuali guadagni sia la detenzione e successiva cessione degli asset. Occorre inserire il valore iniziale, cioè il costo di acquisto o il valore al 1° gennaio 2025, il valore finale, riferito al mercato al 31 dicembre 2025 o al momento della vendita, e il periodo di possesso, necessario per il calcolo dell’imposta sulle cripto-attività (Ic). Sui portafogli si applica anche un’imposta annua dello 0,2%, indipendente dai guadagni, simile all’imposta di bollo. Il Quadro T serve invece per dichiarare le plusvalenze: nel rigo T41 vanno inserite quelle non affrancate, nel rigo T42 le situazioni di affrancamento, mentre il rigo T43 è destinato alle eventuali perdite, utili per ridurre la base imponibile.
Impatto su Isee, documenti e sanzioni
Dal 2027 l’aumento dell’aliquota al 33% segnerà un ulteriore irrigidimento fiscale, con un’eccezione per i token di moneta elettronica in euro conformi al regolamento MiCA, che manterranno il 26%. Questa scelta punta a favorire strumenti regolamentati e a limitare la volatilità di asset come i Bitcoin. Tra le novità del 2026 rientra anche l’inclusione delle criptovalute nel calcolo dell’Isee: il valore detenuto al 31 dicembre entra nella Dichiarazione sostitutiva unica tra le componenti del patrimonio mobiliare, con possibili effetti su bonus e agevolazioni. Diventa quindi essenziale conservare ricevute di acquisto e vendita e, se necessario, anche screenshot dei wallet. In assenza di prova del costo di acquisto, il valore fiscale viene considerato zero, con tassazione al 26% sull’intero importo incassato. L’omessa compilazione del Quadro W comporta sanzioni dal 3% al 15%, che raddoppiano per asset detenuti in Paesi a fiscalità privilegiata, con termini di accertamento estesi da 5 a 10 anni. Secondo l’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, sono circa 2,8 milioni gli italiani che possiedono crypto-asset, pari al 7% dei consumatori.