Ambulanti col Pos a Sanremo: il fisco avvia verifiche

Tra lo stupore dei turisti e i dubbi delle forze dell'ordine, gli ambulanti si adeguano alla moneta elettronica, ma resta il nodo della tracciabilità fiscale

by Dario Lessa
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Ambulanti col Pos a Sanremo: il fisco avvia verifiche

Tra lo stupore dei turisti e i dubbi delle forze dell’ordine, gli ambulanti si adeguano alla moneta elettronica, ma resta il nodo della tracciabilità fiscale

La classica scusa di non avere monete in tasca per declinare l’acquisto di un fiore o di un accendino non funziona più tra i tavolini della Riviera ligure. Passeggiando per le vie del centro di Sanremo, residenti e vacanzieri si trovano sempre più spesso davanti a venditori ambulanti che, con disinvoltura, sfoderano un moderno terminale per i pagamenti elettronici. La novità ha sorpreso molti avventori dei locali, trasformando il tipico approccio insistente della strada in una transazione digitale rapida e apparentemente in linea con i tempi moderni.

Tra movida e venditori itineranti

I terminali wireless sono comparsi tra le mani di un discreto numero di venditori, sia regolari che abusivi, che frequentano assiduamente le zone della movida sanremese. Nelle aree più calde della città, come la centralissima via Matteotti, piazza Bresca, piazza Sardi, il porto vecchio e corso Mombello, il fenomeno è ormai all’ordine del giorno. “Se un cliente dice di non avere spiccioli, l’ambulante risponde subito che può pagare comodamente col Bancomat”, racconta un ristoratore locale che assiste quotidianamente a queste scene nei dehors del suo locale.

Secondo le stime delle autorità locali, il numero di venditori itineranti che si aggira stabilmente per la città dei fiori si attesta attorno al centinaio di unità. Questa cifra tende a raddoppiare o persino a triplicare durante le serate estive più affollate o in concomitanza con i grandi eventi cittadini. La presenza massiccia di questi operatori genera opinioni contrastanti tra la popolazione e i titolari delle attività commerciali fisse, esasperati dai passaggi continui.

Il nodo della tracciabilità fiscale

“Molti ragazzi sono garbati e si allontanano subito, ma altri diventano decisamente troppo insistenti se non mostri interesse per la loro merce”, spiegano alcuni residenti della zona portuale. La tensione nei dehors è palpabile, poiché nel giro di una sola ora i clienti seduti ai tavoli vengono avvicinati da almeno dieci venditori diversi. In alcuni casi, il rifiuto di un acquisto scatena reazioni verbali spiacevoli, alimentando il malumore sia dei turisti che degli stessi imprenditori locali che pagano regolarmente le tasse di occupazione del suolo pubblico.

Il vero enigma che sta sollevando forti preoccupazioni tra le forze dell’ordine riguarda la destinazione finale del denaro transato. La normativa italiana prevede infatti che ogni dispositivo Pos debba essere tassativamente collegato a un registratore di cassa, sia esso fisico oppure digitale. Questo legame serve a garantire l’invio telematico dei corrispettivi giornalieri direttamente all’Agenzia delle Entrate, rendendo ogni singola operazione trasparente e tracciabile per il fisco.

I piccoli terminali mobili sfruttano una comune connessione dati tramite scheda sim o rete Wi-Fi, inviando il denaro su conti correnti che spesso sono intestati a prestanome o a società estere difficilmente rintracciabili. Le autorità si stanno organizzando per far scattare controlli a tappeto, poiché l’uso del dispositivo senza l’emissione del relativo scontrino configura una chiara violazione delle leggi vigenti. Nel frattempo, i consumatori oscillano tra la comodità di un pagamento digitale rapido e il timore che i propri dati bancari possano finire in circuiti poco sicuri.

Di Dario Lessa

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