Medici di famiglia, in Italia ne mancano oltre 5.700
Scade il 27 luglio il termine per iscriversi al corso di formazione: disponibili 2.621 borse, ma pensionamenti e carenza di professionisti mettono sotto pressione il Servizio sanitario nazionale
La sanità italiana si trova davanti a una delle sfide più complesse degli ultimi anni. Entro il 27 luglio i giovani laureati in Medicina potranno presentare la domanda di partecipazione al concorso per l’accesso al corso di formazione specifica in Medicina generale, che mette a disposizione 2.621 borse di studio. La scadenza arriva in un momento particolarmente delicato, caratterizzato da una carenza di medici di famiglia destinata ad aggravarsi nei prossimi anni.
A lanciare un appello ai neolaureati è la Federazione italiana dei medici di Medicina generale (Fimmg), che invita i giovani professionisti a scegliere una carriera ritenuta sempre più strategica per il futuro del Servizio sanitario nazionale. “Presentatevi al corso, abbracciate la professione di medico di famiglia”, è il messaggio rivolto ai futuri camici bianchi in vista della chiusura del bando.
I numeri della crisi
I numeri mostrano una situazione ormai strutturale. Attualmente in Italia operano circa 37mila medici di medicina generale, ma il fabbisogno nazionale evidenzia una carenza superiore alle 5.700 unità. Il divario interessa ormai gran parte del Paese e coinvolge ben 18 Regioni, con ripercussioni sempre più evidenti sull’accesso alle cure primarie da parte dei cittadini.
Lo scorso anno erano stati messi a bando circa 2.200 posti per il corso di formazione, ma in numerose aree italiane le domande di partecipazione sono diminuite sensibilmente, lasciando diverse borse senza candidati. Una tendenza che preoccupa la categoria, soprattutto considerando il progressivo invecchiamento della popolazione e il previsto aumento della domanda di assistenza sanitaria territoriale.
“Siamo di fronte a una carenza di medici di base gravissima”, ha dichiarato all’Ansa Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario della Fimmg. “L’auspicio è che questo concorso possa segnare un cambiamento. I medici di famiglia hanno un ruolo centrale nel prendere in carico il paziente nella sua globalità e saranno sempre più necessari in vista dell’invecchiamento della popolazione”.
Le possibili soluzioni
Tra i principali fattori che rendono meno attrattiva la professione figurano il carico burocratico, le responsabilità crescenti e il ricambio generazionale insufficiente. Secondo la Federazione, proprio le nuove Case di comunità potrebbero rappresentare uno degli strumenti capaci di rilanciare la medicina generale, offrendo un’organizzazione più efficiente del lavoro e una maggiore integrazione tra i professionisti del territorio.
“Il punto è rendere più attrattiva la professione. Crediamo che le nuove Case di comunità, se utilizzate in maniera intelligente, potranno aiutare a diminuire anche la burocrazia, oltre a semplificare i percorsi”, ha aggiunto Bartoletti.
Anche l’aspetto economico rappresenta uno degli elementi su cui punta la riforma dell’assistenza territoriale. L’attività svolta nelle Case di comunità, fino a un massimo di sei ore settimanali, prevede infatti un compenso aggiuntivo che può raggiungere circa 1.000 euro al mese, una misura pensata per incentivare l’adesione dei professionisti ai nuovi modelli organizzativi.
La distribuzione della carenza non è uniforme sul territorio nazionale. La Lombardia registra il deficit più elevato con 1.540 medici mancanti, seguita dal Veneto con 747, dalla Campania con 643, dall’Emilia-Romagna con 502, dal Piemonte con 463, dalla Toscana con 394 e dal Lazio con 358. Si tratta delle Regioni dove il ricambio generazionale procede con maggiore difficoltà e dove il numero degli assistiti continua a crescere.
Il parametro considerato ottimale prevede un medico di famiglia ogni 1.200 assistiti, ma la realtà racconta un quadro molto diverso. Al primo gennaio 2025 i 36.812 medici di medicina generale avevano in carico oltre 50,9 milioni di cittadini, con una media nazionale di 1.383 pazienti ciascuno. Le differenze territoriali restano marcate: si passa dai 1.533 assistiti medi per ogni medico in Lombardia ai 1.153 registrati in Molise.
Le prospettive, inoltre, indicano un ulteriore peggioramento. Tra il 2025 e il 2028 saranno infatti 8.180 i medici di famiglia che avranno raggiunto o raggiungeranno il limite di età previsto per il pensionamento, mentre il numero degli anziani continua ad aumentare. Oggi in Italia vivono quasi 14,6 milioni di persone con più di 65 anni e circa la metà convive con almeno due patologie croniche, circostanza che richiede un’assistenza continuativa sempre più complessa.
Le maggiori criticità emergono soprattutto nelle aree interne, nei piccoli comuni e nelle comunità montane, dove trovare un medico di famiglia è diventato spesso estremamente difficile. In molti territori i cittadini affrontano lunghi tempi di attesa per ottenere un nuovo medico oppure devono spostarsi verso centri più grandi per ricevere l’assistenza di base.
Dietro l’emergenza si intravede però anche un progetto di rilancio della professione. La Federazione sta lavorando affinché il percorso formativo della medicina generale evolva verso una vera specializzazione universitaria, con un allineamento anche dell’importo economico delle borse di studio rispetto alle altre specializzazioni mediche, nella convinzione che una maggiore valorizzazione possa favorire il ricambio generazionale.
“La medicina generale del futuro si costruisce investendo sui giovani e sull’aggiornamento continuo”, ha concluso Bartoletti. “L’invito ai giovani colleghi è a partecipare e a diventare protagonisti del cambiamento dell’assistenza territoriale”. Il bando in scadenza il 27 luglio rappresenta così un passaggio decisivo per provare a ridurre una carenza che rischia di compromettere uno dei pilastri fondamentali della sanità pubblica italiana.
Di Dario Lessa
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