Falsa università a Napoli, sequestrati centinaia di titoli di studio
Un’indagine della Guardia di Finanza ha portato alla chiusura di un ateneo privo di riconoscimento ufficiale che, secondo l’ipotesi investigativa, ha rilasciato centinaia di titoli di laurea e lauree honoris causa senza alcun valore legale. L’inchiesta coinvolge 37 indagati e punta a ricostruire un sistema che avrebbe operato per circa vent’anni attraverso un’intensa attività di promozione online
Un’indagine della Guardia di Finanza ha fatto emergere un presunto sistema di rilascio di lauree prive di qualsiasi valore legale. Al centro dell’inchiesta figura l’Università Popolare degli Studi Sociali e del Turismo di Napoli, un ente che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, operava senza il riconoscimento necessario per conferire titoli accademici validi nell’ordinamento universitario italiano. L’operazione ha permesso di interrompere l’attività dell’istituto, di sequestrare un’ingente quantità di documentazione e di notificare un provvedimento giudiziario nei confronti di 37 persone. L’inchiesta rappresenta uno dei più importanti interventi contro il fenomeno dei falsi titoli universitari emersi negli ultimi anni.
Un sistema che prometteva lauree senza alcun valore giuridico
Secondo gli elementi raccolti nel corso delle indagini, l’istituto proponeva percorsi di studio dietro il pagamento di una retta annuale di circa 1.500 euro. Al termine del percorso gli iscritti ricevevano una laurea triennale oppure magistrale che, però, non possedeva alcun valore legale perché l’ateneo non risultava autorizzato dal sistema universitario italiano. I titoli rilasciati non consentivano di acquisire una qualifica accademica riconosciuta dallo Stato e non potevano quindi produrre gli effetti previsti per le lauree conseguite presso università regolarmente accreditate.
La scoperta potrebbe avere conseguenze anche per chi ha utilizzato quei titoli nel proprio percorso professionale. Le persone che hanno presentato una laurea priva di validità legale per ottenere un’assunzione, partecipare a un concorso o accedere a una progressione di carriera potrebbero essere sottoposte a verifiche da parte delle autorità competenti e dei rispettivi datori di lavoro. Ogni posizione verrà comunque valutata singolarmente sulla base degli accertamenti e delle norme vigenti.
L’indagine nasce da una segnalazione
Gli investigatori hanno avviato gli accertamenti dopo una segnalazione del Ministero dell’Università e della Ricerca. L’attività investigativa ha consentito di verificare che l’Università Popolare degli Studi Sociali e del Turismo non apparteneva al sistema universitario riconosciuto e non possedeva alcuna autorizzazione per il rilascio di lauree con valore legale. Gli approfondimenti hanno quindi portato all’emissione di un decreto di sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari.
I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Napoli hanno notificato il provvedimento a 37 indagati. L’autorità giudiziaria contesta, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, falsità materiale commessa dal privato e contraffazione di altri pubblici sigilli. Le contestazioni dovranno trovare conferma nel corso dell’eventuale procedimento penale, nel pieno rispetto del principio della presunzione di innocenza previsto dall’ordinamento italiano.
Una struttura familiare al centro dell’inchiesta
Secondo quanto emerso dalle indagini, 34 persone avrebbero ottenuto un titolo di studio dopo avere corrisposto il pagamento richiesto dall’istituto. Altre tre persone ricoprivano invece gli incarichi di presidente, vicepresidente e rettore. Gli investigatori hanno accertato che queste figure appartenevano alla stessa famiglia, elemento che ha portato a definire la struttura come un ateneo a conduzione familiare.
Le perquisizioni hanno interessato anche alcuni uffici situati nel Centro Direzionale di Napoli. Gli accertamenti hanno evidenziato l’assenza di una reale organizzazione accademica. Successivamente i finanzieri hanno eseguito ulteriori controlli nelle abitazioni dei principali indagati, dove hanno sequestrato documentazione ritenuta fondamentale per ricostruire il funzionamento dell’intero sistema e identificare tutti i titoli rilasciati nel corso degli anni.
Quasi cinquecento lauree e decine di honoris causa
La documentazione sequestrata riguarda il periodo compreso tra il 2004 e il 2024. Gli investigatori hanno trovato atti relativi a 459 lauree e a 49 lauree honoris causa. Secondo l’ipotesi accusatoria, tutti i documenti riportavano un sigillo della Regione Campania ritenuto contraffatto. Gli accertamenti proseguono per verificare la posizione di ogni soggetto coinvolto e ricostruire l’intera attività dell’istituto nel corso dei suoi anni di operatività.
Un ruolo importante nella promozione dell’attività veniva svolto anche attraverso il sito internet e i profili social dell’ente. Le pagine pubblicavano fotografie, filmati e articoli dedicati alle cerimonie di consegna delle lauree e delle lauree honoris causa, con l’obiettivo di rafforzare l’immagine dell’istituto e attirare nuovi iscritti. Proprio questo materiale ha offerto agli investigatori ulteriori elementi utili per identificare le persone coinvolte e ricostruire la rete di rapporti sviluppata negli anni.
Tra i destinatari delle lauree honoris causa anche Pippo Franco
Tra i casi emersi nel corso dell’inchiesta compare anche quello del comico Pippo Franco, che aveva ricevuto una laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione. Anche questo titolo, secondo quanto contestato dagli investigatori, risulta privo di qualsiasi efficacia giuridica perché conferito da un ente non autorizzato. L’artista viene indicato tra i destinatari di un riconoscimento accademico che non possedeva alcun valore legale.
Le indagini continuano con l’obiettivo di chiarire tutti gli aspetti della vicenda e di accertare le responsabilità individuali. Il sequestro dell’intera documentazione e l’interruzione delle attività dell’istituto segnano un passaggio decisivo nell’inchiesta, che punta a fare piena luce su un sistema di rilascio di titoli universitari che, secondo l’ipotesi accusatoria, ha operato per circa vent’anni al di fuori delle regole previste dalla legge.
A cura di Nora Taylor
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