Istat: l’inflazione torna a superare la crescita dei salari

L'ultimo report relativo alle retribuzioni evidenzia come la nuova dinamica tra stipendi e inflazione stia condizionando il potere d'acquisto delle famiglie italiane

by Davide Cannata
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Istat: l’inflazione torna a superare la crescita dei salari

L’ultimo report relativo alle retribuzioni evidenzia come la nuova dinamica tra stipendi e inflazione stia condizionando il potere d’acquisto delle famiglie italiane

Si interrompe dopo dieci trimestri consecutivi la fase di vantaggio dei salari sull’incremento del costo della vita in Italia. Stando ai rilievi pubblicati dall’Istat per il secondo trimestre del 2026, l’andamento dei prezzi al consumo è tornato a viaggiare a velocità maggiore rispetto alle retribuzioni, frenando il percorso di recupero del potere d’acquisto dei nuclei familiari.

Il divario tra le dinamiche dei prezzi e l’evoluzione dei salari

Tra aprile e giugno del 2026, l’incremento medio su base annua delle retribuzioni contrattuali per ora lavorata si è fermato al 2,5%, mentre l’inflazione media del medesimo arco temporale ha raggiunto il 3,0%. Questo scarto negativo di mezzo punto percentuale pone termine a un periodo di due anni e mezzo nel quale l’applicazione delle intese contrattuali aveva consentito di riassorbire la spinta dei prezzi accumulata nel tempo.

Esaminando le singole aree economiche, l’aumento delle retribuzioni ha mostrato andamenti disomogenei: le buste paga del settore privato sono salite del 2,3% tendenziale, a fronte del +2,7% riportato dalla Pubblica Amministrazione, sostenuta dalla progressiva attuazione delle intese relative al triennio precedente. Ciò nonostante, né il comparto privato né quello pubblico sono stati in grado di bilanciare la corsa dei prezzi, riproponendo la questione della contrazione del reddito reale a disposizione delle famiglie.

Le disparità retributive nei diversi comparti produttivi

Limitando l’osservazione ai soli dati del mese di giugno 2026, l’indicatore delle retribuzioni orarie stabilite dai contratti ha segnato un +0,5% su maggio e un +2,4% rispetto a giugno 2025. La scomposizione per ambito lavorativo mette in luce marcate differenze nei ritmi di aggiornamento stipendiale.

I progressi retributivi più accentuati si riscontrano nel comparto dell’igiene ambientale, che registra un rialzo tendenziale del 5,7%, seguito dal ramo chimico e dai servizi a rete di gas e acqua, ambedue attestati al +5,2%. Riconducibili a valori più modesti sono invece i dati dell’agricoltura (+3,2%), dell’industria (+2,7%) e dei servizi privati (+2,2%). Nessun avanzamento è stato infine rilevato per le farmacie private, prive di qualsivoglia variazione e caratterizzate da un incremento pari a zero.

Stato dei rinnovi contrattuali e prospettive del quadro economico in Italia

Al termine del mese di giugno 2026, risultavano operativi sotto il profilo economico 50 contratti collettivi nazionali di lavoro, a tutela del 69,9% degli stipendiati, pari a 9,1 milioni di persone. Il grado di copertura si presenta marcatamente disomogeneo tra le due componenti del mercato lavorativo: mentre nel settore privato l’89,3% dei dipendenti beneficia di una copertura vigente, la Pubblica Amministrazione evidenzia una percentuale pari a zero, con tutti gli accordi scaduti e in attesa delle nuove intese.

Sono 25 i contratti nazionali ancora in attesa di rinnovo, interessando complessivamente 3,9 milioni di dipendenti, suddivisi tra 1,1 milioni nel settore privato e 2,8 milioni nel pubblico impiego. Si registra comunque un accorciamento delle tempistiche medie di attesa rispetto all’anno prima, con una contrazione da 24,9 a 17,9 mesi per i lavoratori senza contratto aggiornato. Nel dettaglio del settore privato la durata media è lievitata a 17,7 mesi rispetto ai 15,6 precedenti, mentre nella Pubblica Amministrazione le attese sono crollate da 34,4 a 18 mesi.

Il quadro occupazionale offre elementi di tenuta a dispetto della perdita di valore delle retribuzioni reali: a giugno 2026 il tasso di occupazione raggiunge il 62,9%, stabilizzandosi sui vertici storici, laddove il tasso di disoccupazione sale al 5,7% in virtù del maggiore afflusso di soggetti dall’inattività al mercato del lavoro. Nello stesso arco temporale, il prodotto interno lordo del secondo trimestre evidenzia un’espansione dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,0% su base annua.

Le analisi formulate dagli organismi di sorveglianza economica, quali l’Ufficio Parlamentare di Bilancio e l’Ocse, evidenziano il carattere strutturale del divario salariale in Italia, dove dal 1990 ad oggi le retribuzioni lorde reali nel settore privato registrano una perdita stimata attorno al 6,6%. La nuova forbice apertasi tra prezzi e salari nel secondo trimestre del 2026 rende urgente accelerare le trattative di rinnovo contrattuale, per scongiurare che il raffreddamento dei consumi finisca per frenare la ripresa dell’economia nazionale.

A cura della redazione

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