Gen Z e lavoro: solo il 35% capisce la busta paga e i contratti
Una ricerca svela le fragilità finanziarie dei giovani italiani, mentre gli esperti lanciano l’allarme e forniscono un vademecum essenziale per difendere i propri diritti
Entrare per la prima volta nel mondo del lavoro rappresenta un traguardo importante, eppure per moltissimi giovani italiani questo momento diventa un vero e proprio enigma burocratico. Quando arriva la prima busta paga, infatti, la maggior parte dei lavoratori alle prime armi scopre di non avere gli strumenti per comprendere quanto effettivamente guadagna e quali trattenute subisce. Si tratta di una realtà paradossale che riguarda una quota rilevante di neoassunti, impreparati ad affrontare la complessità del sistema fiscale e previdenziale.
I dati allarmanti: Italia tra gli ultimi nell’area Ocse
A fotografare questa profonda lacuna strutturale è un’indagine condotta da Value Partners insieme ad Aief, la quale rivela che soltanto il 35% dei giovani della Gen Z possiede competenze finanziarie di base. I dati posizionano impietosamente l’Italia tra gli ultimi posti nell’area Ocse, l’organizzazione che raggruppa 38 tra le principali economie avanzate del pianeta. Ad avvalorare questo quadro interviene anche l’Edufin Index 2025, che assegna alla fascia tra i 25 e i 34 anni un punteggio di appena 55 punti su 100, segnando un distacco netto di sei punti rispetto alla popolazione adulta compresa tra i 45 e i 64 anni.
Il vademecum di Personal Fisco per difendere i propri diritti
Dietro questi numeri si nasconde una quotidianità fatta di contratti firmati senza troppe verifiche e di compensi accettati senza comprenderne la reale composizione netta. Per colmare questo vuoto informativo e guidare i giovani nell’articolato universo del lavoro, gli specialisti di Personal Fisco hanno raccolto una guida pratica per orientarsi tra scadenze, ammortizzatori sociali e adempimenti fiscali. Il primo snodo cruciale riguarda la gestione del termine del rapporto lavorativo e l’accesso alla disoccupazione, un ambito dove l’inesperienza rischia di far perdere tutele fondamentali previste dalla legge.
Per richiedere la Naspi occorre presentare la domanda entro il termine tassativo di 68 giorni dalla fine del contratto, maturando un requisito minimo di 13 settimane di contributi negli ultimi quattro anni. L’invio dell’istanza genera automaticamente la Dichiarazione di Immediata Disponibilità attraverso il portale Inps, garantendo inoltre al lavoratore la copertura dei periodi di inattività mediante la contribuzione figurativa utile al calcolo della pensione. Molti giovani ignorano che questo meccasimo salvaguarda l’anzianità contributiva anche nei periodi di sosta tra un’occupazione e l’altra, tutelando la continuità del percorso previdenziale.
Un’altra situazione estremamente frequente riguarda chi svolge impieghi stagionali o cambia diverse aziende nel corso dei dodici mesi. Ogni datore di lavoro deve rilasciare la propria Certificazione Unica entro il 16 marzo dell’anno successivo, imponendo al contribuente di controllare con attenzione il modello 730 precompilato. Bisogna ricordare che anche l’Inps trasmette una CU relativa alla disoccupazione percepita, motivo per cui chi ha alternato periodi di lavoro e indennità si ritroverà ad inserire molteplici documentazioni fiscali nella propria dichiarazione dei redditi.
All’interno del documento mensile il lavoratore deve impara a distingue con chiarezza la retribuzione lorda da quella netta, verificando l’esattezza dei contributi Inps e dell’Irpef trattenuta. Nei rapporti stagionali o temporanei assume grande rilevanza il conteggio delle ferie non godute, che il datore deve liquidare nell’ultimo cedolino sotto forma di specifica indennità economica. Allo stesso modo, qualsiasi prestazione eseguita durante i giorni festivi o oltre l’orario ordinario richiede la presenza di compensi maggiorati per straordinario, dettagliati con precisione nelle singole voci della busta paga.
“Oggi molti giovani che firmano il loro primo contratto estivo non sanno cosa sia un’aliquota, un contributo o una detrazione, e non è una questione di pigrizia: a scuola la busta paga non si studia, e il primo lavoro arriva senza istruzioni”, osserva Alessio Serio, Ceo e co-founder di Personal Fisco, analizzando le cause culturali del fenomeno. “Un ragazzo che sa leggere la propria busta paga e sa cosa gli spetta è innanzitutto un contribuente più consapevole. L’autonomia fiscale è una forma di libertà”, conclude Serio, sottolineando come la consapevolezza dei propri diritti sia il primo vero passo verso l’emancipazione professionale.
Di Dario Lessa
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