Italia, crolla la natalità: figli sempre più rari e fuori dal matrimonio
Nel 2025 la fecondità scende a 1,14 figli per donna, nuovo minimo storico. Quasi 157mila bambini nascono da genitori non sposati e, per la prima volta, nel Centro Italia superano la metà delle nascite
In Italia nascono sempre meno bambini e cambia profondamente il modo di costruire una famiglia. Il matrimonio perde il suo ruolo di passaggio tradizionale verso la genitorialità, mentre la denatalità continua a ridisegnare il futuro demografico del Paese. Gli ultimi dati dell’Istat, pubblicati il 21 ottobre 2026 nel rapporto sulla natalità e sulla fecondità del 2025, fotografano una situazione sempre più critica.
Il dato più significativo riguarda il numero medio di figli per donna, sceso a 1,14 nel 2025, contro 1,18 dell’anno precedente. Si tratta di un ulteriore arretramento rispetto ai livelli già insufficienti degli ultimi decenni. Parallelamente, cresce il peso delle nascite fuori dal matrimonio, segnale di una trasformazione sociale che procede anche mentre diminuisce il numero complessivo dei nuovi nati.
Natalità ai minimi: oltre 220mila nascite in meno dal 2008
Nel 2025 i bambini nati in Italia sono stati 355.772, circa 14mila in meno rispetto al 2024, con una contrazione del 3,8%. Il confronto con il 2008, quando si registrarono oltre 576mila nascite, rende ancora più evidente la portata del fenomeno: in meno di vent’anni il Paese ha perso il 38,3% dei nuovi nati, oltre 220mila bambini all’anno.
La tendenza, inoltre, non sembra essersi arrestata. Le prime stime provvisorie relative al periodo gennaio-luglio 2026 indicano 196.864 nascite, in diminuzione dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il calo appare meno intenso rispetto a quello dell’anno precedente, ma non offre ancora segnali sufficienti per parlare di un’inversione di rotta.
La crisi demografica dipende da più fattori. L’Istat richiama la progressiva riduzione del numero di potenziali genitori, conseguenza delle poche nascite registrate già dagli anni Ottanta, ma anche la crescente difficoltà di realizzare i progetti familiari. Precarietà lavorativa, accesso oneroso alla casa, percorsi di studio più lunghi e difficoltà nel conciliare professione e figli contribuiscono a rinviare o ridimensionare le scelte riproduttive.
Quasi un bambino su due nasce da genitori non sposati
Mentre la natalità arretra, il matrimonio perde progressivamente centralità nella formazione delle famiglie. Nel 2025 le nascite fuori dal vincolo coniugale hanno raggiunto 156.874 unità, pari al 44,1% del totale. La quota è cresciuta di 0,9 punti percentuali rispetto al 2024 e di ben 24,4 punti rispetto al 2008.
Il dato racconta un cambiamento culturale ormai consolidato: sposarsi non rappresenta più una condizione necessaria per avere figli. Tuttavia, anche le coppie non sposate fanno registrare meno nascite, con una diminuzione dell’1,8% nell’ultimo anno. Il calo risulta decisamente più marcato tra le coppie coniugate, dove la flessione raggiunge il 5,4%.
Nel 2025 i bambini nati da genitori sposati sono stati 198.898, meno di 200mila. La differenza tra le due categorie rimane significativa, ma la crescita percentuale delle nascite fuori dal matrimonio dipende anche dalla maggiore contrazione registrata all’interno delle coppie coniugate.
Un altro elemento significativo riguarda la storia familiare dei genitori. L’86,2% dei bambini nati fuori dal matrimonio ha genitori che non si sono mai sposati. Sul totale delle nascite, questa categoria è passata dal 36,9% del 2024 al 38% del 2025. Le nascite da coppie in cui almeno un genitore ha alle spalle un precedente matrimonio sono invece scese dal 6,2% al 6,1%.
Giovani madri: sei nascite su dieci fuori dal matrimonio
La trasformazione risulta ancora più evidente tra le generazioni giovani. Tra le madri fino a 24 anni, il 62,4% dei bambini nasce da genitori non sposati: in pratica, oltre sei su dieci. Quando entrambi i genitori sono italiani, la percentuale sale addirittura al 78,7%.
Nella fascia tra i 25 e i 34 anni, le nascite fuori dal matrimonio rappresentano il 44,5% del totale, mentre dopo i 34 anni la quota scende al 39,7%. Anche limitando l’analisi alle coppie con entrambi i genitori italiani, il fenomeno rimane significativo: le percentuali raggiungono rispettivamente il 49,5% e il 42,2%.
Centro Italia oltre il 50%: la geografia delle nascite cambia
La distribuzione territoriale offre un’altra indicazione importante. Per la prima volta, nel Centro Italia il 50,1% dei bambini nasce fuori dal matrimonio, superando quindi la metà delle nascite complessive. Nel Nord la quota raggiunge il 43,1%, mentre nel Mezzogiorno si attesta al 42,3%, con un aumento di due punti percentuali rispetto all’anno precedente.
La distanza tra le aree del Paese si sta riducendo, anche se restano differenze regionali significative. La Sardegna guida la graduatoria nazionale con il 59,4% delle nascite fuori dal matrimonio, seguita dal Lazio con il 51,7%. In Abruzzo si raggiunge il 49,9%, mentre Basilicata e Calabria registrano le quote più basse, rispettivamente del 33% e del 35,7%.
Fecondità a 1,14 figli: lontani dal ricambio generazionale
Il quadro più preoccupante resta quello della fecondità. Con 1,14 figli per donna, l’Italia si trova molto lontana dalla soglia di circa 2,1 necessaria, in condizioni demografiche ordinarie, per assicurare il ricambio generazionale senza il contributo delle migrazioni. Nel triennio 2008-2010 l’indicatore aveva raggiunto 1,44, un livello comunque insufficiente ma nettamente superiore a quello attuale.
La questione demografica non riguarda soltanto il numero di bambini che vengono al mondo o la scelta di sposarsi prima di averli. Riguarda la possibilità concreta di trasformare il desiderio di diventare genitori in una decisione realizzabile. E finché questa distanza resterà ampia, il calo delle nascite continuerà a essere uno dei nodi più delicati per il futuro dell’Italia.
Di Dario Lessa
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