Allerta epatite A in Campania: vietati i frutti di mare crudi
Cresce il numero di ricoveri a Napoli mentre il sindaco firma un’ordinanza urgente per bloccare il consumo di molluschi non cotti
Il sistema sanitario della Campania sta affrontando una sfida epidemiologica molto importante e complessa che ha spinto le autorità locali ad adottare misure drastiche per contenere il contagio. Negli ultimi giorni, il numero dei pazienti ricoverati per epatite A nel solo mese di marzo è salito alla preoccupante quota di 150 unità. La situazione appare particolarmente critica presso l’ospedale Cotugno di Napoli, dove i medici hanno registrato quindici nuovi ingressi nel giro di appena quarantotto ore.
I dati epidemiologici forniti dal Dipartimento di prevenzione della Asl Napoli 1 delineano un quadro clinico estremamente complesso e fuori dal comune. La diffusione del virus Hav sul territorio regionale risulta attualmente superiore di dieci volte rispetto alla media registrata nell’ultimo decennio. Il confronto con l’ultimo triennio appare ancora più impietoso, evidenziando una crescita della patologia di ben quarantuno volte superiore ai livelli di guardia ordinari.
Davanti a questa emergenza, il sindaco di Napoli ha emanato un’ordinanza urgente che proibisce rigorosamente ai ristoranti di servire frutti di mare crudi ai clienti. Il provvedimento non riguarda solo le attività commerciali, ma estende l’invito alla massima prudenza anche ai cittadini che consumano pasti all’interno delle mura domestiche. La Regione ha contestualmente disposto controlli a tappeto sull’intera filiera della vendita dei molluschi per individuare eventuali lotti contaminati o falle nei sistemi di depurazione.
L’infezione colpisce il fegato in modo acuto e si trasmette principalmente per via oro-fecale attraverso l’ingestione di alimenti o acqua contaminati. Il virus Hav risulta particolarmente insidioso perché un soggetto può trasmettere la malattia già dieci giorni prima della comparsa dei sintomi classici.
L’epatite A si manifesta solitamente con febbre, nausea, forti dolori addominali e l’evidente colorazione giallastra della pelle nota come ittero. Sebbene questa forma non diventi cronica come l’epatite B o C, il malessere generale può persistere per settimane rendendo necessario il ricovero nei casi più severi. I molluschi come cozze e vongole rappresentano il veicolo principale del contagio poiché filtrano grandi quantità d’acqua trattenendo le particelle virali presenti nell’ambiente.
Il colpevole di questa ondata di contagi è la cattiva abitudine di consumare pesce crudo senza le dovute garanzie sulla provenienza delle acque di raccolta. Gli ispettori sanitari stanno verificando se scarichi abusivi abbiano compromesso la salubrità di alcuni tratti costieri dove avviene la pesca professionale e dilettantistica. Nel frattempo, i medici raccomandano una cottura prolungata dei cibi e una rigorosa igiene delle mani per prevenire ulteriori casi di infezione tra la popolazione.
A cura di Dario Lessa
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