Autovelox, tutte le novità del decreto e i controlli da fare

Dopo oltre trent'anni entra in vigore il decreto che disciplina omologazione, taratura e verifiche di funzionalità degli autovelox. La nuova normativa introduce criteri uniformi in tutta Italia, modifica le procedure per la validità dei dispositivi e aiuta gli automobilisti a capire quando conviene pagare una sanzione e quando, invece, esistono i presupposti per presentare ricorso

by Direzione Redazione
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Autovelox, tutte le novità del decreto e i controlli da fare

Dopo oltre trent’anni entra in vigore il decreto che disciplina omologazione, taratura e verifiche di funzionalità degli autovelox. La nuova normativa introduce criteri uniformi in tutta Italia, modifica le procedure per la validità dei dispositivi e aiuta gli automobilisti a capire quando conviene pagare una sanzione e quando, invece, esistono i presupposti per presentare ricorso

Dopo 34 anni di attesa, entra finalmente in vigore il decreto che disciplina l’omologazione, la taratura e la verifica di funzionalità degli autovelox utilizzati sulle strade italiane. Il provvedimento mette ordine in una materia che, negli ultimi anni, ha provocato migliaia di ricorsi e un lungo contenzioso tra automobilisti ed enti locali. Il decreto non modifica i limiti di velocità né l’importo delle sanzioni, ma introduce regole tecniche uniformi che consentono di stabilire con precisione quali dispositivi possono accertare validamente le infrazioni. La novità interessa milioni di automobilisti, soprattutto perché chiarisce le verifiche da effettuare prima di decidere se pagare una multa oppure contestarla.

Un vuoto normativo durato oltre tre decenni

La vicenda nasce da un’anomalia presente nel sistema normativo italiano fin dal 1992. Il Codice della Strada richiede infatti che gli autovelox risultino regolarmente omologati, ma per oltre trent’anni non è mai arrivato il decreto ministeriale necessario a definire le modalità tecniche per completare questa procedura. Nel frattempo gli enti hanno continuato a utilizzare apparecchi autorizzati attraverso semplici decreti di approvazione, situazione che ha alimentato dubbi sulla validità delle sanzioni elevate con questi strumenti.

Il quadro è cambiato quando la Cassazione, a partire dal 2024, ha chiarito con numerose pronunce che approvazione e omologazione rappresentano due procedure completamente diverse sotto il profilo giuridico. Secondo questo orientamento la sola approvazione non basta per rendere valide le multe. Le decisioni dei giudici hanno così aperto la strada a una vasta ondata di ricorsi promossi dagli automobilisti.

Quali autovelox risultano già conformi

Il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, entrato in vigore il 12 luglio, introduce finalmente un sistema uniforme valido su tutto il territorio nazionale. L’effetto immediato riguarda il numero degli apparecchi che possono continuare a rilevare le infrazioni. Su oltre diecimila dispositivi installati in Italia, soltanto 3.150 risultano già conformi ai nuovi requisiti, mentre altri 850 dovranno completare il percorso previsto per ottenere l’omologazione. Tutti gli altri non potranno essere utilizzati per elevare sanzioni valide fino al completamento delle procedure richieste.

Il decreto distingue inoltre due categorie di dispositivi. Gli autovelox approvati prima del giugno 2017 dovranno affrontare verifiche documentali, controlli tecnici e accertamenti sulla taratura prima di ottenere l’omologazione. Gli apparecchi approvati dopo il giugno 2017, invece, potranno beneficiare del meccanismo di omologazione automatica previsto dalla nuova disciplina.

I controlli che ogni automobilista dovrebbe effettuare

Chi riceve una multa deve innanzitutto verificare la regolarità del dispositivo utilizzato per rilevare l’infrazione. Luigi Altamura, comandante della Polizia Locale di Verona e referente Anci per la Viabilità Italia, ha spiegato che nei verbali dovranno comparire anche gli estremi del decreto di omologazione dell’autovelox.

Gli automobilisti possono confrontare i dati riportati nel verbale con quelli presenti nel censimento nazionale dei dispositivi. Occorre verificare che l’autovelox risultasse censito nel giorno dell’infrazione, che marca, modello, versione e matricola coincidano con quelli ufficiali e che il dispositivo compaia tra quelli omologati oppure abbia ottenuto successivamente il relativo decreto. Risulta altrettanto importante controllare la regolarità della taratura e delle verifiche periodiche di funzionalità. In caso di dubbi, ogni cittadino può richiedere l’accesso agli atti amministrativi.

Le vecchie multe non vengono cancellate automaticamente

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le sanzioni già notificate. Il decreto non produce effetti retroattivi. Questo significa che non cancella automaticamente le multe elevate prima della sua entrata in vigore, non chiude i procedimenti giudiziari già avviati e non rende automaticamente valide le rilevazioni effettuate con i dispositivi utilizzati negli anni precedenti.

Per tutte le infrazioni commesse prima del 12 luglio continua quindi ad applicarsi il quadro normativo sul quale si sono già pronunciati la Cassazione e numerosi giudici di merito. Ogni singola posizione richiede quindi una valutazione specifica, senza automatismi né in favore degli automobilisti né delle amministrazioni.

Quando può avere senso presentare ricorso

L’assenza di un dispositivo dal censimento ufficiale non comporta automaticamente l’annullamento della multa. L’automobilista deve far valere questa circostanza attraverso un ricorso nei termini previsti dalla legge. Saranno poi il prefetto oppure il giudice di pace a stabilire se la contestazione risulti fondata.

Anche per le sanzioni più recenti conviene procedere con attenzione. Prima di effettuare qualsiasi pagamento occorre verificare la data dell’infrazione, la posizione dell’autovelox e l’eventuale presenza di altri errori nel verbale. Il pagamento della sanzione, anche in misura ridotta, impedisce normalmente di contestare successivamente la multa. Chi intende ricorrere deve quindi decidere con prudenza prima di versare l’importo richiesto. La normativa concede 30 giorni dalla notifica per presentare ricorso al giudice di pace oppure 60 giorni per rivolgersi al prefetto. Le due procedure restano alternative.

Il confronto giuridico rimane aperto

Il dibattito tra gli esperti non si è ancora concluso. Leonardo Ferrara, docente di diritto amministrativo all’Università di Firenze, sottolinea che un decreto ministeriale non può modificare quanto stabilisce il Codice della Strada, che possiede un rango superiore. Secondo questa interpretazione, il contenzioso relativo alle sanzioni elevate prima del nuovo decreto potrebbe continuare a seguire l’orientamento già espresso dalla Cassazione, lasciando ai giudici il compito di decidere ogni controversia.

“Solo le decisioni dei prefetti e dei giudici potranno stabilire, caso per caso, se il nuovo decreto abbia colmato definitivamente il vuoto normativo e tecnico.”

In ogni caso, nessun ricorso garantisce automaticamente l’annullamento della sanzione. Ogni procedimento richiede una valutazione individuale basata sulla documentazione disponibile e sulle caratteristiche del dispositivo utilizzato. Resta quindi fondamentale rispettare sempre i limiti di velocità, non soltanto per evitare sanzioni economiche, ma soprattutto perché l’eccesso di velocità continua a rappresentare una delle principali cause degli incidenti stradali con conseguenze gravi o mortali sulle strade italiane.

A cura di Nora Taylor
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