Bonus caldaia 2026, stop agli incentivi per stufe e pellet: cosa è cambiato

Dal 3 agosto sono entrate in vigore le nuove regole previste dalla Direttiva RED III: addio ai bonus per biomasse e caminetti, confermati invece gli incentivi fino al 65% per pompe di calore, sistemi ibridi certificati e solare termico

by Dario Lessa
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Bonus caldaia 2026, stop agli incentivi per stufe e pellet: cosa è cambiato

Dal 3 agosto sono entrate in vigore le nuove regole previste dalla Direttiva RED III: addio ai bonus per biomasse e caminetti, confermati invece gli incentivi fino al 65% per pompe di calore, sistemi ibridi certificati e solare termico

Con il recepimento della Direttiva europea RED III attraverso il Decreto Legislativo 5/2026 cambia profondamente il sistema degli incentivi destinati al riscaldamento domestico. Dal 3 agosto è entrato infatti in vigore una stretta destinata a modificare il mercato degli impianti termici, premiando le tecnologie a basse emissioni e archiviando gran parte delle agevolazioni dedicate ai sistemi alimentati a biomassa.

Il nuovo bonus caldaia 2026 rappresenta uno dei tasselli principali della strategia europea di decarbonizzazione degli edifici, settore che continua a incidere per circa il 40% dei consumi energetici complessivi dell’Unione Europea e per oltre un terzo delle emissioni di CO₂ legate all’energia. L’obiettivo consiste nell’accelerare il passaggio dai combustibili fossili e dalle tecnologie più inquinanti verso soluzioni alimentate prevalentemente da energia elettrica e fonti rinnovabili.

Stop agli incentivi per biomasse e caminetti

La novità più rilevante riguarda lo stop totale agli incentivi destinati alle stufe a pellet, alle stufe a legna, ai termocamini e ai caminetti. Da oggi questi impianti perdono l’accesso sia alla detrazione IRPEF del 50% prevista dall’Ecobonus e dal Bonus Ristrutturazione sia ai contributi messi a disposizione da Regioni, Province e Comuni attraverso specifici bandi territoriali.

La decisione nasce da precise valutazioni ambientali. La combustione della biomassa vergine produce infatti emissioni di particolato fine PM10 e ultrafine PM2.5 che incidono sulla qualità dell’aria, soprattutto nelle aree già soggette a procedure d’infrazione europea. Il bacino Padano rappresenta il caso più emblematico, con livelli di polveri sottili che da anni superano i limiti fissati dall’Unione Europea e comportano costi sanitari ed economici particolarmente elevati.

È prevista una deroga per chi sostituisce un vecchio impianto a biomassa con un generatore di ultimissima generazione caratterizzato da prestazioni ambientali nettamente superiori. In questo caso il nuovo apparecchio deve possedere la certificazione ambientale a 5 Stelle prevista dal DM 186/2017, garantire un rendimento termico almeno pari all’87% e mantenere emissioni di particolato inferiori a 1 milligrammo per metro cubo normale nei casi previsti dalla normativa.

Per ottenere il beneficio fiscale non basta però installare un generatore efficiente. Il proprietario dovrà utilizzare esclusivamente pellet certificato ENplus A1, la classe qualitativa più elevata disponibile sul mercato, conservando inoltre tutte le fatture d’acquisto del combustibile per eventuali controlli fiscali e tecnici. In caso di irregolarità, oltre alla perdita dell’agevolazione, potranno essere applicate anche le sanzioni previste dalle normative regionali sulla qualità dell’aria.

Incentivi confermati per pompe di calore e sistemi ibridi

Il quadro cambia completamente per le tecnologie considerate strategiche nella transizione energetica. Restano infatti pienamente incentivati gli impianti a pompa di calore, i sistemi ibridi “Factory Made” e i pannelli solari termici dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria e all’integrazione del riscaldamento domestico.

Le pompe di calore continuano ad accedere all’Ecobonus con una detrazione del 50% per l’abitazione principale, percentuale che scende al 36% per le seconde case. Rimane inoltre disponibile il Bonus Casa per gli interventi di ristrutturazione e soprattutto il nuovo Conto Termico 3.0, che riconosce contributi diretti fino al 65% delle spese considerate ammissibili.

Il Conto Termico rappresenta oggi uno degli strumenti più interessanti sotto il profilo economico. A differenza delle tradizionali detrazioni fiscali, il contributo viene accreditato direttamente sul conto corrente del beneficiario entro pochi mesi dall’approvazione della pratica, evitando di attendere gli anni necessari per recuperare il beneficio attraverso la dichiarazione dei redditi.

La misura dispone di una dotazione finanziaria pari a 900 milioni di euro all’anno destinati agli interventi di incremento dell’efficienza energetica e alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Un budget che testimonia la volontà del Governo di accompagnare famiglie e imprese nella trasformazione degli impianti di climatizzazione.

Anche i sistemi ibridi mantengono il diritto agli incentivi, ma soltanto se certificati “Factory Made”. La normativa richiede infatti che la caldaia a condensazione e la pompa di calore costituiscano un’unica unità integrata progettata e certificata direttamente dal produttore, escludendo gli impianti assemblati successivamente in fase di installazione.

Dal 3 agosto è cambiato inoltre l’approccio progettuale per tutti gli interventi che modificano in modo sostanziale l’impianto termico di un edificio. Ogni progetto dovrà integrare obbligatoriamente fonti rinnovabili per coprire una quota dei fabbisogni energetici e termici dell’immobile, rafforzando ulteriormente il percorso verso edifici sempre più efficienti.

Diventa quindi molto più difficile installare una semplice caldaia a condensazione alimentata esclusivamente a gas. La soluzione sarà ammessa soltanto quando il progettista dimostrerà, attraverso una specifica relazione tecnica, l’esistenza di una concreta impossibilità tecnica oppure economica all’impiego delle fonti rinnovabili, secondo quanto previsto dalla normativa e dalle procedure tecniche dell’ENEA.

Le nuove regole avranno inevitabili effetti anche sul mercato. I produttori specializzati nelle pompe di calore, nei sistemi ibridi e nel solare termico potranno beneficiare di una domanda crescente, mentre il comparto delle biomasse dovrà affrontare una fase di profonda riconversione. Per i consumatori, invece, la convenienza economica dipenderà sempre più dalla capacità di scegliere tecnologie ad alta efficienza energetica, sfruttando incentivi che possono coprire fino al 65% dell’investimento iniziale e ridurre nel tempo sia i consumi sia le emissioni inquinanti.

Di Dario Lessa
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