Buoni pasto, ecco cosa cambia da settembre per aziende e lavoratori

A partire da settembre 2025, il mondo dei buoni pasto subirà modifiche sostanziali che interesseranno tanto le aziende quanto i lavoratori

by Financial Day 24
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Buoni pasto, ecco cosa cambia da settembre 2025 per aziende e lavoratori

A partire da settembre 2025, il mondo dei buoni pasto subirà modifiche sostanziali che interesseranno tanto le aziende quanto i lavoratori

Un piccolo strumento quotidiano, spesso dato per scontato, che sta per assumere un nuovo volto all’interno delle dinamiche economiche e contrattuali italiane.

Le novità arrivano dopo mesi di confronto tra governo, parti sociali e rappresentanti delle imprese del settore. L’obiettivo dichiarato è duplice: semplificare il sistema, migliorandone l’efficienza, e renderlo più trasparente in termini fiscali e di utilizzo. E proprio qui si gioca la partita più delicata, perché il buono pasto oggi non è solo un benefit aziendale, ma anche un elemento rilevante di compensazione salariale, specie in quei contesti dove gli aumenti retributivi faticano a tenere il passo con l’inflazione.

Una delle modifiche più attese riguarda il tetto di esenzione fiscale, che verrà rivisto. I buoni elettronici manterranno il loro vantaggio rispetto a quelli cartacei, ma la soglia di esenzione potrebbe essere aggiornata per tenere conto del mutato contesto economico e del potere d’acquisto eroso. L’idea è quella di stimolare l’uso dei buoni digitali, più tracciabili e meno soggetti ad abusi, e al contempo di adeguare il valore esentasse alla realtà del costo della vita.

Cambieranno anche alcune regole di utilizzo: si va verso una maggiore flessibilità nell’impiego dei buoni, con la possibilità di usarli non solo per il pasto consumato durante l’orario lavorativo, ma anche in altre fasce orarie e con un ventaglio più ampio di esercizi aderenti. Questo dovrebbe portare benefici anche al tessuto commerciale locale, in particolare alla ristorazione, ancora in cerca di stabilità dopo le turbolenze degli ultimi anni.

Dal punto di vista delle aziende, le nuove regole implicano un aggiornamento delle policy interne e delle convenzioni con i fornitori di buoni pasto. Ma anche un’opportunità per rafforzare il welfare aziendale, con strumenti più moderni e adattabili alle diverse esigenze dei dipendenti. Non mancano, però, le criticità segnalate da alcune associazioni datoriali, che temono un aumento dei costi o un aggravio burocratico nella fase di transizione.

Per i lavoratori, il cambiamento potrebbe tradursi in una maggiore libertà di spesa e in un valore più equo del buono in relazione ai consumi reali. Resta però la questione della disparità tra chi ha accesso al benefit e chi no, tema che periodicamente riemerge nei tavoli della contrattazione collettiva.

Insomma, i buoni pasto stanno cambiando, e con loro cambia anche un pezzo della quotidianità lavorativa italiana. Il modo in cui questi cambiamenti verranno recepiti e messi in pratica sarà determinante per valutarne il reale impatto economico e sociale nei mesi a venire.

A cura di Dario Lessa
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