Chi guadagna di più in Italia?

La classifica dei redditi dichiarati nel 2024 incorona gli sportivi: dietro di loro professionisti e manager, fanalino di coda i lavoratori autonomi minori

by Financial Day 24
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Chi guadagna di più in Italia?

La classifica dei redditi dichiarati nel 2024 incorona gli sportivi: dietro di loro professionisti e manager, fanalino di coda i lavoratori autonomi minori

Chi sono i “paperoni” d’Italia? A rispondere a questa domanda è il Centro studi e ricerche di Itinerari Previdenziali, che ha analizzato i redditi lordi medi dichiarati nel 2024, relativi dunque all’anno fiscale 2023, da i lavoratori iscritti all’Inps, i professionisti affiliati alle Casse previdenziali e i lavoratori autonomi sottoposti agli ISA (Indicatori sintetici di affidabilità). Quando si osservano le dichiarazioni fiscali italiane, emerge un’immagine nitida di disuguaglianze: poche categorie si collocano su redditi molto elevati, mentre una larga parte dei lavoratori si assesta su valori modesti. 

Anche se i numeri vanno letti con prudenza — coinvolgono solo chi presenta dichiarazioni, includendo casi di reddito negativo o assenza di dichiarazione — lo studio mette in luce una geografia reddituale diseguale e nettamente disomogenea.

Tra gli iscritti all’Inps, la categoria che spicca è quella degli sportivi professionisti: il reddito medio lordo dichiarato è pari a 270.070 euro l’anno. È un dato che stupisce per la sua entità, ma va ricordato che si applica a una platea relativamente ristretta (circa 164.760 soggetti). 

Dopo gli sportivi, il secondo posto va ai sanitari aderenti alla Cassa Pensioni Sanitari con un reddito medio dichiarato di 87.010 euro. Seguono poi i giornalisti dipendenti (ex Inpgi, ora inclusi in Inps), con un reddito medio di  68.280 euro. Scendendo, vengono i lavoratori del comparto volo (piloti, personale di bordo) con circa 39.790 euro lordi annui. I dipendenti statali e degli enti locali si attestano tra i 34.000 e i 37.000 euro lordi. All’estremo opposto, in fondo alla graduatoria Inps, si trovano i coltivatori diretti, coloni e mezzadri con un reddito medio dichiarato di appena 12.110 euro l’anno. 

Guardando ai professionisti iscritti alle Casse previdenziali, i notai spiccano al vertice con una media di 160.546 euro lordi annui. Subito dietro i notai compaiono i farmacisti titolari, con circa 107.098 euro lordi medi. Gli attuari raggiungono 100.000 euro circa, mentre i commercialisti dichiarano in media 88.366 euro. I chirurghi si fermano attorno ai 74.000 euro e i dentisti intorno ai 67.000 euro. In coda a questa graduatoria figurano giornalisti liberi professionisti (17.342 euro), biologi (20.922 euro), periti agrari (23.101 euro) e psicologi (25.657 euro). 

Infine, tra i lavoratori autonomi soggetti agli ISA emerge che gli intermediari del commercio evidenziano un reddito medio dichiarato elevato: circa 67.800 euro. Seguono gli informatici con 56.500 euro, e gli amministratori di condominio con 50.300 euro. In fondo alla classifica autonomi figurano estetisti con 15.400 euro, tintorie e lavanderie con 14.000 euro, e gestori di discoteche o scuole di danza con 12.100 euro. 

Questi numeri confermano le profonde disuguaglianze tra le varie categorie di lavoratori. Il fatto che gli sportivi dominino la graduatoria generale, mentre professioni “tradizionali” quali medici, avvocati o ingegneri non arrivino a tali cifre, la dice lunga su una struttura reddituale fortemente concentrata. Il confronto tra professionisti con Casse e autonomi ISA rende evidente come il vincolo del mercato, la dimensione dell’attività, la capacità di negoziazione e la presenza di rendite patrimoniali o di sponsorizzazioni possano fare la differenza in modo decisivo.

Le categorie in cima alla scala, con redditi medi elevati e maggiore compliance dichiarativa, contribuiscono in modo consistente alle entrate IRPEF; quelle in coda, invece, spesso operano ai margini della platea fiscale, con soglie talmente basse da rendere irrisorie le imposte e i contributi versati.

La classifica basata sui redditi dichiarati nel 2024 è una sorta di specchio delle logiche strutturali dell’economia italiana. Volendo seriamente intervenire sul piano fiscale e redistributivo con efficacia, sarà necessario concentrare l’attenzione su aliquote e scaglioni e soprattutto sulla base imponibile reale, ovvero stimolando la partecipazione fiscale, riducendo le distorsioni, e sostenendo le categorie con redditi dichiarati molto bassi, che di fatto spesso vivono situazioni di marginalità finanziaria.

A cura di Dario Lessa
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