Cina, battuto il record mondiale dei 100 metri di Bolt: è stato un robot

Il robot umanoide "Fulmine" di Honor ha superato il record di Usain Bolt durante una prova a Pechino. Ad aprile aveva già dominato la mezza maratona

by Dario Lessa
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Cina, battuto il record mondiale dei 100 metri di Bolt: è stato un robot

Il robot umanoide “Fulmine” di Honor ha superato il record di Usain Bolt durante una prova a Pechino. Ad aprile aveva già dominato la mezza maratona

Per diciassette anni i 9,58 secondi di Usain Bolt hanno rappresentato una frontiera quasi mitologica dell’atletica mondiale. Il primato stabilito dal giamaicano ai Mondiali di Berlino 2009 sembrava appartenere a una dimensione difficilmente raggiungibile. Poi è arrivata la Cina, ma soprattutto è arrivato Lightning (Fulmine), un robot umanoide sviluppato da Honor, capace di correre i 100 metri in appena 9,32 secondi.

Il risultato è arrivato durante una prova preparatoria organizzata a Pechino alla vigilia della seconda edizione dei World Humanoid Robot Games. Lightning ha toccato una velocità massima di 14,5 metri al secondo, equivalente a circa 52,2 chilometri orari. Una prestazione che supera di 26 centesimi il record umano di Bolt, anche se non modifica naturalmente le classifiche ufficiali dell’atletica.

La progressione tecnologica di Honor

La tecnologia umanoide sta iniziando a misurarsi con prestazioni che fino a pochi anni fa appartenevano esclusivamente agli esseri umani. Honor, azienda cinese conosciuta soprattutto per smartphone ed elettronica di consumo, ha trasferito nella robotica competenze maturate in altri settori tecnologici.

La storia di Lightning, tuttavia, non comincia sulla pista dei 100 metri. Il primo grande segnale era arrivato il 19 aprile, sempre a Pechino, durante la Beijing E-Town Humanoid Robot Half-Marathon. In quell’occasione il robot aveva completato i 21,1 chilometri in 50 minuti e 26 secondi, precedendo gli altri umanoidi e superando anche il primato mondiale umano sulla distanza.

Il confronto rende ancora più sorprendente la progressione. Il record mondiale umano della mezza maratona era stato fissato dall’ugandese Jacob Kiplimo in 57 minuti e 20 secondi. Lightning aveva quindi chiuso la gara con un vantaggio di quasi sette minuti.

Le sfide ingegneristiche e il futuro della robotica

Anche allora, però, dietro il risultato c’era una precisa strategia ingegneristica. Durante la mezza maratona Lightning era alto 169 centimetri e disponeva di gambe lunghe 95 centimetri. Per prepararlo alle prove di velocità, i tecnici hanno allungato gli arti inferiori di 10 centimetri, portandoli a 1,05 metri. Nella corsa di un robot umanoide la lunghezza degli arti, l’equilibrio, la distribuzione delle masse, la potenza dei motori e il controllo dell’appoggio rappresentano elementi decisivi.

La tecnologia ha già mostrato anche un altro elemento cruciale: la gestione del calore. Le prestazioni degli umanoidi dipendono infatti non soltanto dalla potenza dei motori, ma dalla capacità di dissipare l’energia prodotta durante lo sforzo. Nel caso di Lightning, la tecnologia di raffreddamento a liquido sviluppata per l’elettronica di Honor ha trovato applicazione anche nella robotica.

I World Humanoid Robot Games rappresentano ormai una sorta di Olimpiade delle macchine. L’edizione 2026 riunisce oltre 2.000 robot, 666 squadre e partecipanti provenienti da 16 Paesi, con 51 competizioni che spaziano dalla corsa al calcio, dal tennis alle prove di forza e alle attività industriali.

Il confronto con Bolt resta naturalmente simbolico. Il fuoriclasse giamaicano percorse quei 100 metri in 9,58 secondi davanti al pubblico berlinese, stabilendo un record che resiste ancora oggi tra gli esseri umani. Lightning ha impiegato 9,32 secondi, ma lo ha fatto utilizzando motori, batterie, sensori e algoritmi. Sono due prestazioni appartenenti a universi differenti, unite soltanto dalla stessa distanza.

La vera notizia, dunque, non è che una macchina abbia “battuto” un uomo. È che la robotica umanoide cinese abbia raggiunto un livello nel quale il paragone con i migliori atleti del pianeta è diventato persino sensato. E questo, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrato fantascienza.

La Cina considera la robotica umanoide un settore strategico per l’industria del futuro, dalla produzione alla logistica fino ai servizi. Le gare di Pechino servono anche a mostrare al mondo la velocità con cui il Paese sta trasformando ricerca, intelligenza artificiale e componentistica avanzata in macchine sempre più autonome.

C’軩 però un ultimo dettaglio che rende la vicenda ancora più curiosa. Nelle competizioni robotiche non basta arrivare velocemente al traguardo: bisogna anche riuscire a fermarsi. Alcuni umanoidi impegnati nelle gare hanno perso l’equilibrio o sono finiti contro barriere protettive, mostrando quanto sia ancora difficile governare la fase di decelerazione.

Di Dario Lessa

Leggi anche: La corsa degli umanoidi è già un mercato miliardario

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