Costa Smeralda, superyacht da 8 milioni va a fondo

L'allarme è scattato in serata a causa di un guasto improvviso al vano motori: il proprietario e un amico hanno atteso i soccorsi a bordo prima della definitiva perdita di galleggiabilità

by Davide Cannata
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Costa Smeralda, superyacht da 8 milioni va a fondo

L’allarme è scattato in serata a causa di un guasto improvviso al vano motori: il proprietario e un amico hanno atteso i soccorsi a bordo prima della definitiva perdita di galleggiabilità

Un pesante incidente marittimo ha scosso le acque della Costa Smeralda nella serata di martedì 11 agosto. L’imbarcazione di lusso Angiola II, un superyacht modello Amer F100 dal valore stimato di oltre otto milioni di euro, si è adagiata su un fianco a circa sette metri di profondità nel tratto di mare compreso tra l’isola dei Cappuccini e Capo Ferro, a breve distanza da Porto Cervo. Un elemento particolarmente singolare risiede nel fatto che la prestigiosa nave era stata consegnata al suo proprietario, un noto imprenditore italiano, soltanto quattro giorni prima del drammatico evento.

Avaria nel vano motori e intervento dei soccorsi coordinato da La Maddalena

Stando a quanto ricostruito con precisione dalle autorità navali, la situazione critica si è innescata a causa di un improvviso guasto tecnico verificatosi nel vano motori. Tale malfunzionamento ha generato un principio d’incendio che ha colpito la sala macchine e le guarnizioni dello scafo. Benché i membri dell’equipaggio siano riusciti con tempestività a domare le fiamme, i danni riportati dalle strutture interne hanno causato una falla e un conseguente, ingente ingresso d’acqua. Nel giro di poco tempo la nave ha perso la stabilità necessaria ed è finita per inclinarsi pericolosamente. A bordo si trovavano in totale quattordici persone, suddivise tra ospiti e personale di bordo. Dodici degli occupanti sono stati tratti in salvo nell’immediato da alcune imbarcazioni private presenti nei paraggi, accorse per offrire la prima assistenza. Al contrario, l’armatore e un suo amico hanno preferito rimanere sulla struttura dell’Angiola II in attesa dei soccorritori ufficiali. La Capitaneria di Porto di La Maddalena ha subito assunto la direzione delle operazioni inviando la motovedetta CP 870. Dopo un complesso intervento di messa in sicurezza durato quasi tre ore, tutte le persone sono state messe in salvo e condotte senza lesioni alla marina di Poltu Quatu.

Specifiche tecniche dell’imbarcazione e operazioni di recupero del relitto

L’Angiola II rappresenta un’opera d’eccellenza della cantieristica navale di alto livello appartenente alla linea Amer F100. Caratterizzato da una lunghezza complessiva di quasi trenta metri e da un baglio di sette metri, lo yacht era equipaggiato con una quadrupla motorizzazione Volvo Penta IPS 1200 da 900 cavalli ciascuno, in grado di spingere il natante a una velocità di picco di circa 28 nodi, equivalenti a oltre 53 chilometri orari. Ideato per offrire eccellenti standard di comfort e raffinatezza, l’impianto interno contava cinque ampie cabine: una suite patronale principale, due sistemazioni VIP e due cabine doppie destinate agli ospiti. La struttura era predisposta per ospitare fino a dieci passeggeri assistiti da un equipaggio di cinque professionisti.

Attualmente l’imbarcazione riposa coricata su un lato sul fondale sabbioso. La priorità essenziale per le autorità resta la salvaguardia dell’ambiente marino della Costa Smeralda. Nonostante i primi rilevamenti abbiano smentito la presenza di sversamenti di carburante o idrocarburi, la Capitaneria di Porto di La Maddalena ha posizionato in via precauzionale una barriera di panne fluttuanti di contenimento per isolare la zona d’acqua attorno allo scafo. Parallelamente, le istituzioni hanno notificato al proprietario un atto di diffida formale affinché provveda rapidamente al ripristino dei luoghi e alla bonifica del sito. L’armatore ha già ingaggiato un’impresa specializzata in recuperi navali ad alto pescaggio. Il piano di sollevamento e rimozione, ancora in fase di organizzazione logistica, prevede il coinvolgimento di un grande pontone gru avente una capacità di sollevamento pari a circa duecento tonnellate, il quale consentirà di riportare a galla lo scafo e di rimorchiarlo in sicurezza verso i cantieri navali per le opportune perizie tecniche.

A cura della redazione

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