La Cina aggira i dazi UE investendo sulle aziende europee

Pechino acquisisce oltre 130 produttori di componenti d'auto in Europa per ottenere il marchio Made in EU

by Dario Lessa
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La Cina aggira i dazi UE investendo sulle aziende europee

Pechino acquisisce oltre 130 produttori di componenti d’auto in Europa per ottenere il marchio Made in EU

Nel settore automobilistico si osserva con crescente preoccupazione la capillare penetrazione finanziaria che il Dragone sta realizzando nel cuore industriale del Vecchio Continente. Dalla metà degli anni Duemila, le società orientali hanno acquisito partecipazioni strategiche in oltre 130 produttori europei di componentistica auto, posizionandosi con decisione nei principali distretti industriali della Germania e della Francia.

Il presidente Xi Jinping sta applicando un’efficace variante al celebre principio romano che suggerisce di allearsi con i propri avversari storici quando risulta impossibile sconfiggerli. Questa strategia penetrativa trae origine dalla direttiva statale Go Global, teorizzata nel 1992 e formalizzata all’interno del Decimo Piano Quinquennale tra il 2001 e il 2005. L’allora presidente Jiang Zemin esortò le grandi imprese pubbliche a fondare stabilimenti all’estero, ponendo le basi storiche per la leadership produttiva che la Cina esercita oggi nel mercato globale.

I dati del surplus commerciale e la reazione UE

I dati commerciali più recenti evidenziano le dimensioni finanziarie di questo fenomeno economico che preoccupa i responsabili politici di Bruxelles. Nel 2025 il surplus commerciale della Cina verso l’Unione Europea ha toccato il valore record di 360,6 miliardi di euro, segnando un incremento del 15% rispetto all’anno precedente. L’espansione economica è accelerata ulteriormente nei primi quattro mesi del 2026, periodo in cui il surplus commerciale asiatico è cresciuto di un 24% raggiungendo 113 miliardi di dollari.

Di fronte a queste cifre impressionanti, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha definito la situazione del tutto insostenibile durante il vertice G7 di Evian. Il 2025 rimarrà infatti alla storia come il primo esercizio annuale in cui ciascun Paese membro dell’Unione Europea ha registrato un deficit commerciale bilaterale nei confronti di Pechino. Le prime grandi operazioni nel comparto automobilistico risalgono alla metà degli anni del Duemila, quando il gruppo Geely rilevò lo storico marchio svedese Volvo Cars per circa 1,8 miliardi di dollari.

La strategia delle acquisizioni e il piano integrato

Quando nel 2024 la Commissione Europea ha introdotto dazi protettivi straordinari sui veicoli elettrici cinesi importati, sommando le nuove tariffe alla tassa ordinaria del 10%, la reazione aziendale è stata immediata. Per eludere i controlli dell’Antitrust europeo, le imprese cinesi hanno strutturato acquisizioni mirate con un valore inferiore ai 100 milioni di euro ciascuna. Un’accurata mappa societaria elaborata dall’agenzia Sayari rivela infatti che ben quattro attività automobilistiche su cinque controllate in Germania utilizzano sofisticati intermediari offshore oppure holding locali regolarmente registrate.

L’espansione cinese si sviluppa attraverso un piano integrato articolato su quattro livelli sequenziali: l’aumento progressivo delle esportazioni dirette, l’acquisto di quote azionarie locali, l’avvio di joint venture strategiche e la costruzione di impianti produttivi in Europa o in Paesi limitrofi come Serbia, Turchia e Marocco. Le severe normative comunitarie sulle percentuali di componentistica locale hanno involontariamente incentivato i colossi cinesi ad acquisire imprese europee per ottenere la preziosa certificazione produttiva Made in EU.

Il settore europeo dei componenti automobilistici impiega attualmente 1,7 milioni di lavoratori, ma la forte crisi industriale ha già provocato la perdita di oltre 100.000 posti di lavoro nell’ultimo biennio presso colossi storici come Bosch, Valeo e Forvia. I dirigenti dei gruppi cinesi hanno rilevato fornitori ad alta tecnologia specializzati in guarnizioni per motori ad alte prestazioni, sensori per la guida autonoma e moduli avanzati di connettività wireless. In questo complesso scenario, persino importanti case automobilistiche europee incoraggiano tali operazioni commerciali per ridurre i costi d’acquisto, come dimostra la recente acquisizione della tedesca Leoni AG da parte del gruppo Luxshare per 525 milioni di euro.

Di Dario Lessa

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