Cristiano Ricci: fisco e contribuenti, la sfida è costruire fiducia

Ripensare il rapporto tra Fisco e contribuente nell’ottica di una maggiore cooperazione, continuare ad investire nella digitalizzazione, migliorare il sistema di riscossione. Queste, secondo l’avvocato tributarista Cristiano Ricci, le sfide con cui il diritto tributario dovrà fare i conti nel prossimo lustro. E l’AI resta “sorvegliata speciale”

by Nora Taylor
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Cristiano Ricci: fisco e contribuenti, la sfida è costruire fiducia

Ripensare il rapporto tra Fisco e contribuente nell’ottica di una maggiore cooperazione, continuare ad investire nella digitalizzazione, migliorare il sistema di riscossione. Queste, secondo l’avvocato tributarista Cristiano Ricci, le sfide con cui il diritto tributario dovrà fare i conti nel prossimo lustro. E l’AI resta “sorvegliata speciale”

Ricci, negli ultimi anni si parla spesso di collaborazione tra Fisco e contribuente. A che punto è questo cambio di paradigma e quanto ancora l’Amministrazione finanziaria è associata a logiche sanzionatorie?

A mio modo di vedere, e lo dice anche l’articolo 10 dello Statuto dei Diritti del Contribuente, il rapporto con il Fisco dovrebbe essere improntato alla piena collaborazione, per fare in modo che tutti paghino le tasse giuste. Tuttavia, siamo ancora ben lontani dall’obiettivo e, a mio avviso, la più recente riforma del contraddittorio preventivo, risalente al 2024, e non ha migliorato la situazione: in precedenza il contribuente, ricevuto il verbale di contestazione da parte della Guardia di Finanza, aveva modo di farsi “ascoltare” dall’Agenzia delle Entrate prima che questa emettesse l’atto impositivo. Con la riforma del 2024, l’Erario, quando “contatta” il contribuente ha già svolto la propria attività istruttoria e, pertanto, è è spesso molto restia a modificare le proprie determinazioni.

Quali sono, secondo lei, i fattori che più alimentano la sfiducia tra cittadini, imprese e Amministrazione finanziaria, e da dove ripartire per costruire un rapporto più equilibrato?

Sicuramente gran parte di questa sfiducia proviene dall’eccessiva pressione fiscale che grava sui cittadini. Inoltre, spesso, il contribuente si sente lasciato solo, con l’Amministrazione finanziaria che, in alcuni casi (ma non sempre, ovviamente) pare più interessata a fare cassa che collaborare. Servirebbero quindi misure di cooperazione più idonee e, questa misura potrà risultare drastica, un grande condono che, senza somigliare ad alcuna rottamazione o altra pace fiscale di cui abbiamo sentito parlare in questi anni, permetta ai cittadini di mettersi davvero in regola. A seguito di tale misura, poi, per chi non paga immagino sanzioni severe ma quasi esclusivamente amministrative, per esperienza personale posso dire che il penale quasi mai è un deterrente, che vadano dalla sospensione della licenza alla chiusura totale dell’attività.

L’Intelligenza artificiale sta entrando sempre di più nei processi di controllo e analisi dei dati fiscali. Quali opportunità intravede per l’Amministrazione finanziaria e che rischi, invece, potrebbe presentare per il contribuente, soprattutto in termini di trasparenza e diritto alla difesa?

Allo stato delle cose, ma non possiamo sapere cosa accadrà tra un anno considerato come lo sviluppo tecnologico stia correndo veloce, l’AI può essere un alleato per incrociare dati fiscali e quindi stanare i cosiddetti “furbetti”. Resto comunque dell’idea che la responsabilità ultima dell’accertamento del reddito debba rimanere in capo all’intelligenza “umana” in modo da tener conto dei molteplici fattori esterni e delle dinamiche soggettive del contribuente che l’AI, allo stato, ancora non può valutare.

Guardando ai prossimi 5-10 anni, qual è secondo lei la sfida più importante che attende il diritto tributario?

Le sfide sono tante, e di alcune abbiamo già parlato: ripensare il rapporto tra Fisco e contribuente nell’ottica di una maggiore cooperazione; continuare ad investire sulla digitalizzazione; tassare certo i grandi gruppi multinazionali, ma facendo anche in modo che il nostro Paese resti per loro un mercato attrattivo. E, forse è questa quella che mi premerebbe di più, migliorare il sistema di riscossione.

In che modo?

Le faccio un esempio pratico: da avvocato tributarista mi capita di seguire cause relative a tributi non versati addirittura tra gli anni Novanta e Duemila: parliamo di più di vent’anni fa. Questo evidentemente significa che qualcosa non funziona nel nostro sistema di riscossione. Io, per iniziare, riunirei l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrare Riscossione in un unico Ente.

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