L’apocalisse secondo i miliardari: i bunker extralusso dei più ricchi del mondo
Dai bunker delle Hawaii ai ranch argentini, i padroni della Silicon Valley investono fortune per sopravvivere all’Armageddon
Nel film Mountainhead del regista Jesse Armstrong, quattro potenti magnati della tecnologia affrontano la fine della civiltà all’interno di una lussuosa dimora isolata tra i monti. La finzione cinematografica riflette una tendenza sempre più diffusa nella realtà economica odierna, dove i grandi protagonisti dell’innovazione cercano protezione dalle catastrofi globali.
Reid Hoffman, noto fondatore del social network LinkedIn, rivela come quasi la metà degli imprenditori della Silicon Valley abbia sottoscritto una polizza per l’apocalisse. Questa particolare assicurazione garantisce loro risorse adeguate per superare guerre atomiche, pandemie letali, il collasso della rete elettrica o l’avvento di una intelligenza artificiale incontrollata.
La meta privilegiata da questo ristretto gruppo sociale si sposta oggi verso l’Argentina guidata dal presidente Javier Milei, territorio strategico per la sua grande distanza geografica dai conflitti. Il quotidiano Financial Times illustra le caratteristiche della tenuta Wamani, un vasto ranch di 32mila ettari situato nella provincia montana di Mendoza.
Sei facoltosi investitori guidati dall’imprenditore Martín Varsavsky hanno investito una cifra vicina ai 10 milioni di dollari per trasformare questo spazio in un rifugio autonomo. La struttura dispone di veloci cupole geodetiche, potenti pannelli solari, sorgenti naturali di acqua e una comoda pista per l’atterraggio immediato dei jet privati.
L’imprenditore Martín Varsavsky chiarisce il valore di questa vasta proprietà isolata: «Vogliamo mantenere in vita una società complessa anche dopo una devastante guerra atomica globale».
La strategia difensiva di Mark Zuckerberg mostra una imponenza simile attraverso la realizzazione del maestoso Koolau Ranch, un complesso situato nell’isola caraibica di Kauai alle Hawaii. I progetti ufficiali descrivono un rifugio sotterraneo di 460 metri quadrati, protetto da pesanti porte blindate e collegato a una ventina di edifici di lusso.
L’intero investimento del fondatore di Meta supera i 270 milioni di dollari per creare un ecosistema indipendente con riserve idriche, allevamenti e produzioni agricole. Analoghe strutture sono sorte in Nuova Zelanda, dove Peter Thiel acquistò quasi 200 ettari di terreno attorno al suggestivo lago Wanaka per 13 milioni di dollari.
Gli ex dirigenti della tecnologia considerano queste enormi spese finanziarie come semplici calcoli matematici per proteggere i propri patrimoni familiari da eventi catastrofici imprevisti. Il vero limite di questi rifugi riguarda la gestione degli uomini della sicurezza privata, poiché la moneta tradizionale perderebbe qualsiasi valore dopo il collasso finale.
A cura di Dario Lessa
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