Differenze operative e livelli di maturità nella trasparenza bancaria in Italia

Le banche italiane mostrano strutture diffuse e regolamentate, ma persistono differenze rilevanti nei processi, nei controlli e nei livelli di automazione che incidono sulla qualità complessiva del rapporto con la clientela

by Nora Taylor
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Differenze operative e livelli di maturità nella trasparenza bancaria in Italia

Le banche italiane mostrano strutture diffuse e regolamentate, ma persistono differenze rilevanti nei processi, nei controlli e nei livelli di automazione che incidono sulla qualità complessiva del rapporto con la clientela

La gestione della trasparenza nel settore bancario italiano presenta una struttura complessivamente organizzata, ma evidenzia ancora importanti disomogeneità tra i diversi istituti. La grande maggioranza delle banche, pari all’83%, adotta policy e regolamenti formalmente approvati dal Consiglio di Amministrazione, mentre una quota residua del 17% utilizza strumenti normativi di livello inferiore, creando così un sistema ordinato ma non pienamente uniforme e coerente.

In circa il 67% dei casi, le banche assegnano la responsabilità principale della trasparenza all’Area Commerciale e Marketing, mentre una percentuale più ridotta coinvolge funzioni organizzative o finanziarie. Le attività di rendicontazione verso gli organi aziendali si sviluppano soprattutto attraverso i flussi delle funzioni di controllo di secondo e terzo livello (83%), mentre solo il 29% degli istituti produce report periodici provenienti dal primo livello operativo.

Inoltre, il 62% delle banche integra metriche specifiche legate al rischio di trasparenza all’interno del proprio framework di rischio, classificandole prevalentemente come rischi reputazionali o di conformità normativa.

Processi POG e strumenti: maturità ancora disomogenea

Tutti gli istituti analizzati adottano formalmente i processi POG (Product Oversight & Governance), ma mostrano livelli di evoluzione molto differenti. Il 60% delle banche distingue chiaramente tra iter completo e semplificato per l’approvazione dei prodotti, mentre il 26% coinvolge la funzione Compliance solo in presenza di dubbi interpretativi e il 14% utilizza criteri generici supportati da pareri preventivi.

Quasi due terzi degli istituti (62%) definiscono esplicitamente target di mercato positivi e negativi, mentre solo il 21% include anche un target neutro. Il restante 38% si limita a identificare il target positivo, lasciando impliciti gli altri elementi.

Per quanto riguarda la valutazione del rischio, il 75% delle banche adotta approcci strutturati che combinano analisi quantitative e qualitative, mentre le altre si affidano principalmente a valutazioni qualitative.

L’uso di strumenti automatizzati resta limitato: solo una banca su tre integra soluzioni automatizzate nei sistemi di vendita, mentre il 67% continua a utilizzare procedure manuali o non integrate. Anche la gestione del catalogo prodotti risulta frammentata: il 46% dispone di archivi centralizzati e aggiornabili, mentre altri istituti utilizzano sistemi incompleti o distribuiti. Solo il 21% ha integrato pienamente i requisiti di accessibilità nel framework POG.

Automazione e controlli: divari nei presidi operativi

Le differenze emergono chiaramente anche nei presidi operativi legati alla trasparenza. Nell’allineamento delle condizioni economiche, un terzo delle banche utilizza sistemi completamente automatizzati, il 48% adotta soluzioni ibride e il 20% continua a operare con strumenti interamente manuali.

Solo il 41% degli istituti ha introdotto indicatori di rischio per monitorare cambi di convenzioni e deroghe, mentre la maggioranza ne risulta ancora priva, evidenziando una lacuna significativa nei sistemi di controllo.

Per quanto riguarda il recesso, il 63% delle banche utilizza processi strutturati e automatizzati. La portabilità presenta livelli ancora più elevati di automazione (92%), anche se una piccola parte (8%) mantiene procedure manuali.

La tracciabilità della documentazione precontrattuale risulta ampiamente garantita: l’83% degli istituti assicura la consegna del prospetto informativo e il rispetto dei tempi previsti. Tuttavia, la gestione delle richieste di copia documentale rimane frammentata e spesso affidata alle filiali, invece che a strutture centralizzate.

Negli ultimi quattro anni, il 68% delle banche ha modificato unilateralmente le condizioni contrattuali, principalmente in risposta a fattori economici come inflazione, variazioni dei tassi interbancari e requisiti patrimoniali.

Secondo Andrea Lapomarda, “Dalla nostra survey emerge che la frammentazione delle prassi operative rappresenta un ostacolo a una tutela realmente efficace. L’assenza, in molte realtà, di presidi automatizzati sul Prospetto Informativo Europeo Standardizzato (PIES), portabilità, deroghe e allineamento delle condizioni genera un divario significativo nella qualità dei processi. Questa disomogeneità rende prioritario un deciso rafforzamento dei presidi e una maggiore uniformità applicativa, così da garantire continuità e trasparenza lungo tutto il rapporto con la clientela”.

Reclami e disconoscimenti: modelli diversi tra grandi e piccoli istituti

Anche nella gestione dei reclami emergono differenze rilevanti. Il 75% delle banche assegna la responsabilità all’Area Legale, ma solo circa la metà riesce a tracciare in modo strutturato sia le segnalazioni scritte sia quelle verbali.

Le banche di grandi dimensioni incontrano maggiori difficoltà nel monitorare in modo uniforme le segnalazioni verbali, mentre gli istituti più piccoli mostrano un controllo più completo e capillare.

Per quanto riguarda i disconoscimenti, il 45% delle banche adotta modelli distribuiti coordinati da una figura centrale, il 40% centralizza il processo nel back office o nell’Area Organizzazione, mentre una quota minima lo affida all’Area Legale.

Il 70% degli istituti definisce criteri formali e linee guida operative, ma i livelli di automazione restano variabili: il 44% utilizza sistemi strutturati di tracciabilità dei rimborsi, il 48% opera con modelli centralizzati ma non automatizzati e l’8% si trova ancora in fase di sviluppo.

Infine, Luca Galli sottolinea: a“Le prossime sfide richiedono un ulteriore rafforzamento dei presidi di trasparenza lungo l’intero ciclo di vita del prodotto. Le banche sono chiamate a integrare i nuovi requisiti normativi, rafforzare i controlli su accessibilità, disconoscimenti e documentazione precontrattuale, e assicurare una maggiore coerenza tra processi, informazioni e canali. L’Autorità di Vigilanza richiede assetti più solidi, interventi tempestivi e un modello operativo che garantisca un livello di tutela sempre più elevato per la clientela”.

A cura di Nora Taylor
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