Enoturismo italiano: il vino che genera miliardi e crescita

Il vino incontra il turismo e crea nuove opportunità

by Gabriele Marchioro
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L’enoturismo italiano continua a sorprendere: mentre i consumi di vino calano ai minimi storici, le cantine e le destinazioni turistiche collegate al vino registrano una crescita costante. Oggi, il turismo enogastronomico rappresenta non solo un fenomeno culturale, ma anche una leva economica capace di generare fino a 1 miliardo di euro con l’aumento delle presenze internazionali.

A Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza a Riva del Garda, Roberta Garibaldi, presidente di Aite-Associazione italiana turismo enogastronomico, insieme a SRM Centro Studi e Ricerche, ha presentato il rapporto “Quando il vino incontra il turismo – Numeri e modelli delle cantine italiane”. Lo studio analizza le strategie delle cantine italiane, le performance economiche e le prospettive future, evidenziando come il turismo del vino possa diventare un vero e proprio asset strategico.

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roberta garibaldi PH Press

La crescita tra stagionalità e pubblico internazionale

I dati rivelano che i visitatori italiani rappresentano circa il 62% delle presenze, mentre gli stranieri si fermano al 32%, una quota inferiore rispetto ad altri Paesi europei. Le cantine italiane mostrano un grande potenziale per superare le stagioni “fredde” e valorizzare periodi come l’autunno, attualmente meno frequentato rispetto alla Francia, dove registra la massima affluenza. Il turismo enogastronomico permette alle cantine di aumentare le vendite dirette e creare un legame più forte con i consumatori, trasformando ogni visita in un’esperienza unica e memorabile.

Investimenti e governance territoriale

Le cantine italiane investono costantemente: tra il 2022 e il 2024, il 77% delle imprese ha destinato oltre il 14% del fatturato agli investimenti, superando persino il settore alberghiero. La strategia si concentra su innovazione, sostenibilità, digitale e qualità dell’esperienza.

Tuttavia, il settore richiede una governance territoriale più coordinata. Oggi, il coordinamento spetta a consorzi, assessorati regionali, Strade del Vino e distretti del cibo, spesso non integrati. Il 62% delle aziende si dichiara pronto a contribuire alla creazione di un consorzio pubblico-privato dedicato al marketing territoriale, dimostrando una volontà chiara di “fare sistema” e valorizzare il territorio in modo strategico.

Performance economiche e impatto sul territorio

I risultati economici confermano l’efficacia degli investimenti: le aziende che hanno puntato sull’enoturismo mostrano un ROE mediano dell’1,7% e una produttività di 70 mila euro per addetto, contro valori più bassi nelle aziende meno strutturate. Ogni presenza turistica genera oltre 150 euro di valore aggiunto, coinvolgendo filiere locali come agricoltura, ristorazione, commercio, cultura e artigianato.

Secondo le stime di SRM Centro Studi e Ricerche, con un aumento del 5% delle presenze internazionali, il turismo enogastronomico italiano potrebbe generare 1 miliardo di euro, rafforzando il ruolo del vino come attrattore globale e leva economica per i territori.

La visione degli esperti

Roberta Garibaldi sottolinea: “La competitività nasce dall’incontro tra impegno interno e politiche pubbliche che sostengono gli sforzi privati. Le imprese chiedono governance coerenti, marketing integrato e promozione strategica per valorizzare pienamente il settore.”

Salvio Capasso, di SRM Centro Studi, aggiunge: “Le performance delle cantine dipendono da investimenti, digitalizzazione e coordinamento territoriale. Solo così possiamo amplificare il valore economico e sociale del turismo del vino.”

Alessandra Albarelli, Direttrice Generale di Riva del Garda Fierecongressi, conclude: “Creare un ecosistema integrato tra pubblico e privato trasforma l’eccellenza del vino in una destinazione turistica globale e competitiva.”

A cura di Gabriele Marchioro

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