Il caffè fa bene al cervello: tre tazze riducono la demenza

Una nuova ricerca di Harvard svela il potere neuroprotettivo di caffeina e polifenoli per la nostra mente

by Financial Day 24
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Il caffè fa bene al cervello: tre tazze riducono la demenza

Una nuova ricerca di Harvard svela il potere neuroprotettivo di caffeina e polifenoli per la nostra mente

Una recente e imponente ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Jama suggerisce che il consumo regolare di caffè possa fungere da vero e proprio scudo biologico per il nostro sistema nervoso. Gli scienziati hanno scoperto che sorseggiare da due a tre tazze di caffè al giorno, oppure una o due tazze di tè, riduce il rischio di sviluppare forme di demenza di circa il 18%.

Il lavoro scientifico nasce da una collaborazione d’eccellenza tra la Harvard University e il Mass General Brigham Hospital di Boston, dove i ricercatori hanno analizzato una mole enorme di dati. Gli epidemiologi hanno monitorato ben 131.821 individui per un arco temporale lunghissimo, arrivando a coprire fino a 43 anni di osservazione per alcuni partecipanti. Durante questo periodo, il team ha valutato costantemente le abitudini alimentari, la percezione soggettiva del declino mentale e le effettive prestazioni cognitive attraverso test oggettivi e rigorosi.

Il segreto di questo beneficio risiede negli ingredienti bioattivi naturalmente presenti nelle foglie di tè e nei chicchi di caffè, come la caffeina e i polifenoli. Queste sostanze agiscono come potenti agenti neuroprotettivi capaci di contrastare attivamente l’infiammazione cronica e il danno cellulare all’interno del tessuto cerebrale. “I dati mostrano un legame chiaro tra il consumo di caffeina e la salute dei neuroni nel lungo periodo” raccontano i ricercatori dello studio.

Nel corso dei decenni di osservazione, circa 11.000 partecipanti hanno sviluppato una qualche forma di demenza, permettendo così di tracciare un confronto statistico molto preciso. Coloro che bevevano regolarmente caffè con caffeina mostravano una prevalenza di declino cognitivo soggettivo nettamente inferiore rispetto a chi non ne consumava affatto. I risultati indicano che i benefici riguardano sia gli uomini che le donne, a patto che la bevanda scelta contenga il principio attivo della caffeina.

Interessante il confronto tra le diverse tipologie di bevande, poiché il caffè decaffeinato non ha mostrato gli stessi effetti protettivi significativi. Questo dettaglio suggerisce che la caffeina stessa svolga un ruolo primario nel mantenere attive le funzioni cognitive globali del soggetto che invecchia. Chi consumava la dose ideale di tre tazze non solo evitava la diagnosi medica, ma otteneva punteggi migliori nei test pratici di memoria e attenzione.

La ricerca sottolinea come piccoli accorgimenti quotidiani possano influenzare pesantemente la qualità della nostra vita durante la terza età e la vecchiaia. “Abbiamo osservato prestazioni migliori nei test oggettivi sulla funzione cognitiva complessiva tra i bevitori abituali di caffè”, riferiscono i ricercatori di Boston con soddisfazione. Questo studio offre una prospettiva rassicurante a milioni di persone, trasformando un’abitudine comune in una strategia di prevenzione efficace contro il decadimento mentale.

A cura di Dario Lessa
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