Il caso Tod’s e l’ombra del caporalato nel lusso

La Procura di Milano chiede l’amministrazione giudiziaria per il gruppo di Della Valle, accusato di aver colposamente agevolato lo sfruttamento nella filiera produttiva. Sei i marchi del lusso finiti sotto indagine

by Financial Day 24
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Il caso Tod’s e l’ombra del caporalato nel lusso

La Procura di Milano chiede l’amministrazione giudiziaria per il gruppo di Della Valle, accusato di aver colposamente agevolato lo sfruttamento nella filiera produttiva. Sei i marchi del lusso finiti sotto indagine

Il made in Italy del lusso torna al centro di una tempesta giudiziaria. La Procura di Milano, con il pubblico ministero Paolo Storari, ha chiesto l’amministrazione giudiziaria per Tod’s, marchio simbolo della qualità e dell’artigianato italiano. L’accusa non riguarda un coinvolgimento diretto del gruppo in pratiche di sfruttamento, bensì una responsabilità colposa per non aver vigilato adeguatamente sulla propria filiera, nella quale sarebbero emersi gravi episodi di caporalato e condizioni di lavoro “ottocentesche” presso opifici gestiti da imprenditori cinesi.

Secondo l’inchiesta, alcune aziende terziste avrebbero imposto ritmi produttivi da “para-schiavitù”, comprimendo salari e diritti pur di mantenere i margini richiesti dai contratti con il marchio. Una dinamica che solleva interrogativi profondi sulla sostenibilità economica del lusso, dove la pressione competitiva globale e la corsa alla redditività rischiano di spostare l’asticella del controllo etico troppo in basso. Tod’s, dal canto suo, ha dichiarato la propria estraneità ai fatti e ha ribadito di operare nel pieno rispetto della legge e dei principi di responsabilità sociale d’impresa, sottolineando la disponibilità a collaborare con le autorità.

Il caso non è isolato. Con Tod’s, salgono a sei le griffe del lusso finite sotto la lente della Procura di Milano per episodi analoghi, a conferma di un sistema di subappalti opaco che espone i brand a rischi giudiziari sempre più rilevanti. Per il mercato si tratta di un distinto segnale di allarme riguardo al modello di crescita del comparto moda, settore da decine di miliardi di euro che ha fatto della qualità e della manifattura italiana il proprio marchio di fabbrica.

L’intervento della magistratura introduce così un nuovo paradigma di accountability: non basta più la distanza formale dai fornitori per escludere responsabilità. L’omissione di controllo diviene così un danno economico e d’immagine e ora anche in una misura di amministrazione giudiziaria, che rischia di incidere sulla governance aziendale e sulle quotazioni di Borsa. Il caso Tod’s potrebbe quindi diventare un precedente significativo, destinato a ridefinire i rapporti tra brand, fornitori e vigilanza pubblica, spingendo le imprese del lusso a rivedere le proprie catene del valore sotto il profilo etico, oltre che produttivo.

A cura di Dario Lessa
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