Il welfare aziendale non convince: un problema da 10 trilioni
Il disallineamento tra aziende e lavoratori cresce in Europa, mentre il calo del coinvolgimento globale riduce la produttività e spinge imprese e territori a ripensare il welfare come leva strategica concreta
Un distacco sempre più evidente tra persone e aziende
I dati più recenti mostrano una realtà difficile da ignorare: ben l’88% dei lavoratori e delle lavoratrici in Europa non si riconosce più nei valori aziendali. Secondo Gallup (2026), solo una minima parte delle persone dimostra un coinvolgimento reale, mentre la grande maggioranza vive una condizione di disaffezione diffusa. Questo scenario si traduce in due effetti principali: una quota del 15% sperimenta un clima lavorativo negativo, mentre il 73% manifesta distacco e mancanza di motivazione.
A livello globale la situazione non migliora: il coinvolgimento scende dal 22% del 2022 al 20% nel 2025, segnando il livello più basso degli ultimi anni. Questa crisi genera una conseguenza economica enorme, con una perdita di produttività stimata in 10 trilioni di dollari.
Dal “carewashing” al bisogno di autenticità
Oggi molte aziende raccontano politiche di benessere e attenzione verso le persone, ma nella pratica quotidiana spesso emerge un forte scollamento. Questo fenomeno, noto come carewashing, descrive proprio il divario tra comunicazione e realtà.
Le imprese devono affrontare questa contraddizione e trasformare il welfare in uno strumento autentico. Il benessere delle persone rappresenta ormai la leva principale per la competitività, non un semplice elemento accessorio.
Bari al centro dell’innovazione nel welfare
Per rispondere a questa sfida, Zeta Service, insieme a Satispay, porta avanti un progetto concreto. Il 23 aprile, presso l’Hotel The Nicolaus di Bari, prende il via la prima tappa di un Roadshow dedicato all’evoluzione del welfare aziendale.
L’iniziativa coinvolge CEO, HR Director e manager che vogliono aggiornarsi e costruire piani welfare realmente efficaci e utilizzati. L’obiettivo non si limita alla teoria: il progetto punta a trasformare il welfare da obbligo burocratico a strategia capace di generare valore reale.
Normative, strumenti e nuove opportunità per le imprese
Durante l’incontro, Emanuela Molteni approfondisce le novità introdotte dalla Legge di Bilancio, con particolare attenzione ai Flexbenefit e al nuovo limite dei buoni pasto fissato a 10 euro.
Secondo Emanuela Molteni, le aziende devono sviluppare una conoscenza solida delle normative per trasformarle in opportunità strategiche. “Va superata una visione meramente adempitiva. Gli strumenti vanno sfruttati come opportunità per garantire un reale benessere economico alle persone”.
Questa prospettiva permette alle imprese di:
- rafforzare la propria organizzazione interna
- aumentare l’attrattività verso i talenti
- sostenere una crescita duratura e sostenibile
Inclusione, diritti e impatto sociale
L’evento ospita anche Cathy La Torre, che propone un intervento dal titolo “Welfare come strumento di equità e inclusione: oltre il beneficio economico”.
Il contributo mette al centro una visione più ampia: il welfare non deve limitarsi agli aspetti economici, ma deve diventare uno strumento per garantire diritti, inclusione e pari opportunità. Le imprese possono così generare un impatto positivo partendo dalla propria organizzazione interna.
A completare il quadro interviene anche Michela Cosa, che sottolinea il ruolo dell’innovazione digitale:
“In soli due anni abbiamo dimostrato che fare welfare in modo diverso non solo è possibile, ma funziona”.
Secondo la manager, la vera sfida oggi non riguarda la tecnologia, ma la cultura aziendale. Le imprese più competitive smettono di considerare il welfare un obbligo e lo integrano nella propria strategia di crescita, offrendo strumenti semplici, digitali e coerenti con le abitudini quotidiane delle persone.
A cura di Nora Taylor
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